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Un poster di Navalny alla Biennale. L'appoggio bipartisan all'iniziativa del Foglio
Da Craxi a Verini fino a Burioni. Il commento di chi sostiene l'invito a portare la gigantografia di un’icona della memoria davanti al Padiglione russo a Venezia
8 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 05:29 PM

Foto ANSA
Tutti alla Biennale. Tutti a celebrare il dissenso. Tutti a esporre di fronte al Padiglione russo il ritratto speciale di Alexei Navalny, che il Foglio pubblica sabato 9 maggio. Chi vorrà lo troverà non solo in edicola, ma anche con i nostri strilloni di fronte alla Biennale, lato Bar Paradiso.
Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato
La cultura, soprattutto quando si manifesta in grandi contesti internazionali, non è mai un esercizio a sé stante ma uno è uno spazio di potere che, in quanto tale, richiede responsabilità. Certo, è uno strumento potente di dialogo, di apertura, capace di parlare ai popoli anche nei momenti di massimo conflitto. Ma proprio per questo non può smarrire le sue fondamenta, la difesa della libertà individuale e collettiva, la tutela dei diritti fondamentali. Tanto più perché le grandi vetrine della cultura, per quanto animate da intenzioni alte, neutre, producono sempre effetti politici di cui non si può non tenere conto.
La vicenda del padiglione russo alla Biennale di Venezia 2026 avrebbe richiesto una scelta diversa. Non più conformista ma, semmai, più coraggiosa. Lo dico con l’affetto e la stima che mi legano al suo presidente, Pietrangelo Buttafuoco. Sulla scorta della storia della Biennale del Dissenso del 1977, che seppe raccontare con coraggio, contro il dogma comunista imperante dell’epoca, una Russia diversa da quella ufficiale, sarebbe stato non solo possibile ma doveroso invitare artisti russi indipendenti, critici, dissidenti, capaci di raccontare anche una cultura non allineata al potere e non sottomessa a un governo. Una scelta culturale autentica, che avrebbe evitato ogni ambiguità e dato voce a una Russia plurale, a un Paese soffocato ma non cancellato.
Chi, come me, ha un corredo identitario segnato dal sostegno agli oppressi in ogni parte del mondo, una storia che ha fatto dell’aiuto al dissenso e ai perseguitati la propria ragione morale e civile, prima ancora che politica e istituzionale, e che oggi è impegnato in un partito, Forza Italia, che ha fatto della difesa della libertà la sua ragione fondativa, non può che condividere l’iniziativa de Il Foglio.
Perché la vera funzione della cultura, oggi come ieri, non è sospendere il giudizio, ma scegliere da che parte stare: non contro un governo né tantomeno un popolo, ma contro ogni forma di subordinazione dell’arte al potere.
Perché la pace non nasce dall’equidistanza ma dalla capacità di dare voce a chi si batte per la libertà.
Ivan Scalfarotto, senatore di Italia Viva
Aleksei Navalny è morto battendosi per una Russia dove si potessero prendere decisioni controverse e si potesse protestare contro di esse.La vostra iniziativa a Venezia ci ricorda che l’Italia appartiene al mondo libero. La Russia, nonostante il sacrificio di Navalny (e di Nemtsov, e di Politkovskaja, e di tanti altri), non ancora.
Ettore Rosato, vicesegretario di Azione
Il Padiglione russo alla Biennale è una vergogna che squalifica in modo irreparabile l’edizione di quest’anno. La responsabilità è del suo presidente, Pietrangelo Buttafuoco, e di chi gli ha consentito in barba anche alle sanzioni internazionali di essere megafono di Putin, dittatore guerrafondaio.Aderisco volentieri alla meritoria iniziativa de Il Foglio.
Giulia Pastorella, deputata di Azione
La cultura e la propaganda di Stato sono due fenomeni ben diversi - lo sa la commissione europea che ha revocato dei fondi alla biennale, lo sa la giuria internazionale che si è dimessa, lo sanno tutti coloro che stanno protestando davanti al padiglione e lo sa persino il ministro Giuli. Chi dice di non capire evidentemente non vuole capire.Gli artisti russi ha tanto da dare e da dire, anche nel raccontare e criticare il sistema che soffoca quella società. Un esempio? Nobody Against Putin di David Borenstein, l’ex insegnante Di una scuola russa che ha raccontato come si è trasformata l’educazione dopo l’invasione Ucraina e che ha vinto l’oscar come miglior documentario . È stata un’occasione persa, si poteva dare quel padiglione ad artisti dissidenti e invece Buttafuoco ha preferito darlo come un megafono in mano a un governo imperialista e fascista.
Walter Verini, senatore del Partito democratico
L'iniziativa del Foglio di allegare al giornale il poster di Navalny ha un significato «definitivo»: si è, si sta sempre dalla parte degli oppressi, a fianco della libertà. A fianco di chi, come il popolo ucraino, « una mattina si è svegliato e ha trovato l'invasor». Anche l'arte deve essere un territorio di grande libertà, di incontro e contaminazione, di dialogo. L'arte deve essere libera di volare. Sempre. Quando però gli artisti veri, creativi e liberi, sono in prigione o vittime di terribili violenze, perché considerati dissidenti, a girare nei padiglioni delle rassegne sono propagandisti del regime. Nel caso, quello sanguinario di Putin. Dare spazio ai secondi, significa non difendere i primi.
Lia Quartapelle, deputata del Partito democratico
Esiste un'arte libera, che nasce dal conflitto degli artisti con il proprio tempo, e un'arte di Stato, che nasce dal mandato di un governo. Il padiglione della Federazione Russa, riaperto a Venezia dopo quattro edizioni di assenza, appartiene alla seconda categoria. È un progetto curato da una commissaria nominata da Mosca, legata alla figlia del ministro degli esteri Lavrov, finanziato dallo Stato russo, portato in Italia mentre quello stesso Stato conduce una guerra di aggressione contro l'Ucraina e il suo presidente è destinatario di un mandato di arresto della Corte penale internazionale. Chiamarlo «spazio di dialogo», come ha fatto il presidente Buttafuoco, è un modo per nascondere che si tratta di uno strumento di propaganda del Cremlino. Le Pussy Riot, collettivo dissidente russo, e le Femen, attiviste ucraine, hanno manifestato insieme contro la riapertura. Non lo hanno fatto contro la cultura russa, ma per ribadire che esiste una differenza tra arte libera e arte di Stato. La cultura russa che merita gli spazi internazionali è quella dei dissidenti, non quella dei progetti gestiti da chi è nominato dal regime. Non si tratta di «esclusione preventiva» né di censura. Si tratta di non offrire a uno Stato in guerra, sotto sanzioni dell'Unione europea, una vetrina istituzionale a spese di un Paese alleato dell'Ucraina come il nostro. Sono due cose diverse, e vanno tenute diverse. L’Italia non può sostenere Kyiv, condannare Putin e poi permettere alla Federazione Russa di usare un padiglione alla Biennale. Nel frattempo, lo spazio di quel padiglione dovrebbe essere dei dissidenti, i veri rappresentati della Russia.
Marco Osnato, deputato di Fratelli d'Italia
Non sono un abituale frequentatore della Biennale tuttavia ritengo che la vicenda del padiglione russo non rappresenti esclusivamente un tema di rappresentazione di una cultura importante come quella russa, ma abbia anche aspetti di carattere prettamente politico che sarebbero dovuti essere considerati maggiormente. Per ciò che concerne Navalny penso che – anche prescindendo dalla Biennale – sia meritorio ricordarlo e soprattutto farlo conoscere a chi non ha contezza della sua lotta per la Libertà e del suo sacrificio!
Roberto Burioni, virologo
Ogni persona che ha a cuore la democrazia e la libertà in questo momento è a fianco del popolo ucraino. Non posso essere di persona con voi, ma aderisco con entusiasmo a questa iniziativa.