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Meloni vede Rubio: “Confronto franco”. Restano le distanze con Trump
Il segretario di stato americano a Palazzo Chigi, dopo l'incontro con Tajani, manda segnali su Nato e Libano: “L’Italia può fare di più”. La premier: "Ognuno difende gli interessi nazionali". E su Hormuz tiene aperto il canale con Macron
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9 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 08:00 AM

Un dialogo “proficuo e costruttivo”. Ma anche “franco”, ci tiene a sottolineare Giorgia Meloni. Dura circa un’ora e mezzo. C’è un ponte da ricostruire ma ancora tante incognite. A Palazzo Chigi arriva Marco Rubio, poco prima ha incontrato Tajani. Il segretario di stato americano manda segnali all’Italia, anche sulla Nato. E’ la prima occasione per ricucire, dopo gli strappi con Trump. “Come stai?”, l’accoglie la premier, in italiano. Sorrisi di circostanza, foto di rito. In primo piano i dossier internazionali. Dal Libano, il dopo Unifil, alla missione nello Stretto di Hormuz, dove per Meloni l’ombrello Onu è la via maestra, ma resta aperta anche la porta dei volenterosi. Equilibrismi. Sullo sfondo resta l’ipotesi di un viaggio a Washington in estate.
La diplomazia di Palazzo Chigi ha il sapore di caffè e biscotti, che accompagnano il bilaterale. Il disgelo, il tentativo, passa anche da qui. Il ministro meloniano Tommaso Foti esulta: “Italia al centro della diplomazia globale”. I segnali che arrivano però non sono tutti incoraggianti. Del resto è un vertice “di cortesia”, perché Rubio è arrivato a Roma prima di tutto per incontrare il Papa. Nel corso della giornata Meloni ribadisce l’importanza dell’unità dell’occidente, ma anche dell’ “interesse nazionale”. Alleati ma non a traino degli Stati Uniti, è il messaggio che si vuole ribadire ancora una volta. La premier parla di confronto “franco”, non per caso, e nel vocabolario dei diplomatici è un termine che evoca frizioni.
A Rubio, Meloni conferma la disponibilità dell’Italia a fare la propria parte in medio oriente. I paletti sono quelli già fissati con gli alleati di governo: prima un pieno cessate il fuoco. Lo ribadisce anche il ministro degli Esteri Tajani che ha visto Rubio in mattinata alla Farnesina, prima della premier, regalandogli un albero genealogico che ricostruisce al segretario di stato le origini piemontesi. “Disponibili a missioni internazionali inviando dei dragamine – mette agli atti più tardi il ministro –. Potrebbero essere prima dislocati nel Mar Rosso dove c’è la missione Aspides e poi qualora si decidesse di partecipare alla missione internazionale, potrebbero essere trasferiti a Hormuz”. Tajani ne parlerà mercoledì alle commissioni Esteri e Difesa, con il ministro Guido Crosetto. L’opzione numero uno per Meloni è una risoluzione Onu ma potrebbe non essere percorribile. L’alternativa è quella dei Volenterosi capeggiati da Emmanuel Macron: nell’ultimo vertice Meloni è volata a Parigi. Rivedrà il presidente a fine giugno per il bilaterale Italia-Francia (previsto ad aprile e poi rimandato). Con Rubio la premier ha parlato anche di Libia, di Ucraina , del viaggio imminente di Trump in Cina. E poi soprattutto di Libano: anche dopo la fine della missione Unifil, a fine anno, l’intenzione del governo è di “essere protagonista”, aumentare la presenza nell’area, per esempio con la formazione delle forza armate libanesi, nel contrasto al terrorismo, a Hezbollah. Di nuovo è necessario che la situazione venga stabilizzata, che regga l’accordo tra Beirut e Gerusalemme. Da Palazzo Chigi fanno filtrare che “gli Stati Uniti riconoscono il nostro ruolo, come interlocutori affidabili nella regione, con tutti i soggetti”. Ma la disponibilità mostrata da Meloni non è detto che basti a Trump. Dopo il bilaterale, in un punto stampa, Rubio manda qualche segnale: “In Libano l’Italia può fare di più”. Ufficialmente non si sarebbe parlato del ritiro dei soldati americani, perché come ha spiegato il segretario di stato americano: “Sulle basi decide Trump”. Il caso Sigonella, il no del ministro Guido Crosetto all’alleato atlantico, sarebbe stato solo sfiorato, raccontano fonti di governo. Ma Rubio non esclude un ridimensionamento americano nelle postazioni Nato europee. Ricorda il caso della Spagna che ha negato le basi all’America: “Un problema da analizzare”. Di cui dovranno tenere conto anche al governo dove rimane in piede l’ipotesi di costruire un viaggio a Washington in estate, di mezzo c'è anche il G7 a Evian. Si vedrà. Intanto la sensazione è che restino vari nodi aperti tra Roma e Washington, ma forse al governo in questa fase va bene cosi. “Ognuno difende i propri interessi”, ribadisce la premier nel pomeriggio, mentre parte il fuoco delle opposizioni: “Non fa gli interessi dell’Italia”.
A fine giornata Meloni torna a occuparsi delle questioni interne: mentre Salvini e Giuli litigano nella chat dei ministri, la premier va a Milano, partecipa all’assemblea di Confagricoltura, per la prima volta in presenza. Un segno di avvicinamento, dopo la corsia preferenziale riservata a Coldiretti. Anche da qui passerà la campagna elettorale, Trump permettendo.