Oltre Merlino e Proietti. La lunga lista di dimissioni e licenziamenti dal ministero di Giuli

Da Gilioli a Tatafiore, fino a Borrelli e Spano. Tutti gli uomini che se ne sono andati dal ministero della Cultura negli ultimi due anni
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11 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 11:43 AM
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Foto ANSA

Un lungo elenco di addii al ministero della Cultura. Nelle ultime ore, il ministro Alessandro Giuli ha licenziato Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica del ministero, ed Elena Proietti, segretaria personale di Giuli. Sulla revoca del primo – considerato da anni molto vicino a Giovambattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio – pesa il mancato finanziamento al documentario sull’omicidio di Giulio Regeni, caso più volte criticato da Giuli. Proietti invece è stata licenziata perché non ha partecipato a una missione del ministro a New York del 22 marzo scorso. Proietti infatti non si è presentata in aeroporto, e non ha nemmeno avvertito lo staff del ministro, riferendo poi nei giorni successivi al Corriere di aver rinunciato al viaggio per motivi di salute. 
Due revoche di peso, che si inseriscono in un lungo restyling avvenuto nel corso del biennio di Giuli in Via del Collegio Romano. Il primo a essere stato fatto fuori è stato Francesco Gilioli. "Venuta meno la fiducia", ha detto Giuli con un comunicato del 11 ottobre 2024 motivando la scelta di revocargli l'incarico di Capo di Gabinetto. Sullo sfondo della sua uscita ci sarebbero alcune fughe di notizie dall'interno, che sarebbero finite addirittura alla trasmissione tv Report, specialmente in relazione al caso di Maria Elena Boccia e gli incarichi promessi (e poi mai ottenuti) dall'ex ministro della cultura Gennaro Sangiuliano. Al suo posto Giuli ha messo Francesco Spano, il cui nome ha cominciato a traballare sin da subito, tanto che nel giro di pochi giorni si è dimesso. "Il contesto venutosi a creare, non privo di sgradevoli attacchi personali, non mi consente più di mantenere quella serenità di pensiero che è necessaria per svolgere questo ruolo così importante", ha spiegato lo stesso Spano in una lettera indirizzata a Giuli, facendo riferimento ai vari pettegolezzi generati intorno a lui dopo – anche in questo caso – a una puntata di Report incentrato su un potenziale conflitto di interessi per il ruolo del suo avvocato e coniuge, Marco Carnabuci.
Nel novembre scorso è stato il turno di Piero Tatafiore, dimessosi da portavoce del ministro. Come scriviamo qui, la sua colpa è stata quella di aver diramato comunicati politici a favore di Cirielli sul sito istituzionale del Mic. "Campania, Giuli: "I progetti di Cirielli fanno parte della visione strategica del Governo", recitava uno dei testi incriminati, a cui sono seguite le proteste dell'opposizione. "L’utilizzo di strumenti istituzionali per comunicazioni di natura politica è stato da parte mia un errore improprio di cui mi scuso prima di tutto con il ministro, che ringrazio per l’opportunità di crescita lavorativa che mi ha concesso, e con l’intero Gabinetto", ha scritto poi Tatafiore nella sua lettera di dimissioni. 
Tempo qualche mese ed e sono arrivate anche quelle di Nicola Borrelli, direttore generale di Cinema e Audiovisivo del ministero della Cultura dal 2009. Pochi giorni dopo le dimissioni di Chiara Sbarigia da presidente di Cinecittà. Il casus belli, in questo caso, è stata la notizia del tax credit concesso a un film prodotto da Francis Kaufmann, indagato per l’omicidio della bambina che sostiene essere sua figlia e per l’occultamento del cadavere della compagna, Anastasia Trofimova, nel parco di Villa Pamphili a Roma. Nel 2020, come spieghiamo qui, l’americano – sotto il falso nome di Rexal Ford – aveva richiesto e ottenuto un finanziamento dal ministero della Cultura di 836 mila euro, con i quali avrebbe dovuto realizzare il film “Stelle della notte”. Incassato il credito, Kaufmann aveva persino tentato di replicare il raggiro, contattando un’altra società per ottenere fondi per la sceneggiatura di “Food Fight”, incentrato sulle rocambolesche avventure di un cuoco che tenta di aprire un ristorante in Italia. 

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Da qui si arriva direttamente ai giorni più recenti, profondamente agitati dall’ammissione della Russia alla Biennale di Venezia. Il 12 marzo Giuli ha chiesto alla rappresentante del MiC nel Consiglio di amministrazione della Biennale, Tamara Gregoretti, di rimettere il suo mandato "essendo venuto meno il rapporto di fiducia", si legge nel comunicato ufficiale. Gregoretti, nominata nel Cda della Fondazione veneziana il 13 marzo 2024, "non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione". Sempre negli ultimi mesi a turbare gli animi del ministero ci si è messa anche la questione dei fondi pubblici negati al docufilm su Regeni, che prima ancora della cacciata di Merlino ha portato alle epurazioni di altre persone molto vicine a Federico Mollicone, capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione Cultura. Prima sono arrivate le dimissioni dello scrittore Pier Luigi Manieri dalla commissione “esperti” chiamata a decidere come stanziare i “contributi selettivi” di accesso al tax credit. Poi, come raccontiamo qui, Giuli ha chiesto di levare le tende a Carlo Prosperi, capo segreteria del deputato meloniano, il quale ha dovuto abbandonare il cda dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale. Un addio impensato, visti gli ottimi rapporti dell’uomo con il partito e col ministero.