Meloni media sulla legge elettorale e apre alle opposizioni. Nodo premio di maggioranza. “Big” in audizione

Al tavolo di maggioranza la decisione di cercare il confronto con il Campo largo. "E se ci diranno di no si dovranno assumere la responsabilità". In commissione arrivano gli "esperti" di fiducia chiamati dalle coalizioni

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12 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 08:17 AM
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Si sono visti nel tardo pomeriggio di ieri, con l’obiettivo di mettere a punto una serie di “migliorie” condivise alla legge elettorale. Ma soprattutto, guardandosi negli occhi, Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e gli “esperti” in materia elettorale dei partiti hanno riconosciuto che se davvero una legge la si vuol fare bisognerà definire meglio l’offerta da avanzare alla controparte, come ha detto Tajani in mattinata. Per questo il tavolo ha dato mandato ai capigruppo di contattare le opposizioni affinché parta il confronto sulla base di un principio: la governabilità. Cercando di approvare il testo in prima lettura entro giugno. Del resto, nel centrodestra, o almeno secondo gli auspici della premier, questa potrebbe essere davvero la settimana dell’accelerata. In effetti basta dare una rapida scorsa al calendario delle audizioni per rendersi conto che oggi, domani e dopo domani in commissione Affari costituzionali alla Camera saranno ascoltate personalità di primissimo piano, da un versante politico all’altro. E quindi se il centrodestra chiama il costituzionalista e già vicepresidente della Corte Costituzionale Nicolò Zanon, il Campo largo risponde con Andrea Pertici, professore di diritto costituzionale all’Università di Pisa (molto vicino a Elly Schlein, che l’aveva indicato come commissario nel capoluogo pisano, salvo poi dover scontare una rivolta interna ai dem). Ma tra gli auditi ci saranno anche altri “tecnici” come il politologo della Luiss Roberto D’Alimonte, Luciano Violante, ex presidente della Camera e attuale presidente dell’Associazione “Italiadecide”. Poi ancora Stefano Ceccanti, professore di diritto pubblico comparato alla Sapienza di Roma, Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale, Fulco Lanchester, professore emerito di diritto costituzionale italiano e comparato sempre alla Sapienza.
Tornando al vertice, Forza Italia, con al seguito i deputati Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni che stanno seguendo la partita da mesi, ha portato al tavolo alcuni rilievi di “incostituzionalità”. In particolare il premio di maggioranza che, così com’è, rischierebbe di essere cassato dalla Corte costituzionale. Per questo si vorrebbe scendere al di sotto della soglia del più 15 per cento (si è avanzata l’ipotesi di un premio del 10 per cento, superata quota 40 per cento). Uno scenario che vede anche la Lega favorevole, visto che il deputato Igor Iezzi, relatore del testo in commissione, ha spesso evidenziato come un premio di maggioranza particolarmente abnorme dovesse essere rivisto. L’ipotesi è di arrivare a una proposta “a cui a sinistra non potrebbero dirci di no”. Ma si è parlato anche del modo migliore in cui venirsi incontro, tra alleati, qualora la destra accantonasse la volontà di procedere alle preferenze (soprattutto FdI). Il dilemma è: listini o listoni? Si vedrà.
Nel frattempo ieri diversi costituzionalisti, tra cui Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Enrico Grosso, Gaetano Azzariti, Massimo Villone e Roberto Zaccaria, hanno diffuso un appello contro la legge elettorale che a loro giudizio desta grande preoccupazione: avrebbe “un’impostazione di fondo non conciliabile con i principi della democrazia rappresentativa”. Appello che ha superato le 120 firme. E che non a caso le opposizioni hanno già cominciato a cavalcare. Dalla maggioranza però intendono andare avanti. Con nuovi vertici di maggioranza in programma già nei prossimi giorni, non appena sarà terminato il giro di audizioni. “E se il centrosinistra farà le barricate, se ne dovranno assumere la responsabilità”.