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Occhiuto scivola sulle concessioni balneari
Dopo essersi distinto per posizioni liberali su Uber, taxi e licenze, il presidente calabrese sceglie una legge che prova a costruire una via regionale per evitare che le gare diventino automatiche e generalizzate. Ma la concorrenza non è una punizione
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13 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 04:48 PM

Il presidente della Calabria Roberto Occhiuto (foto Ansa)
La Regione Calabria guidata da Roberto Occhiuto, esponente molto in vista di Forza Italia, ha approvato una legge sulle concessioni balneari che viene salutata con entusiasmo da Assobalneari. Il punto politico è semplice: la Calabria prova a costruire una via regionale per evitare che le gare diventino automatiche e generalizzate. La tesi è che la direttiva Bolkestein obblighi a mettere a gara le concessioni solo quando esiste una “scarsità” effettiva della risorsa naturale, cioè delle spiagge disponibili, e solo quando esiste un interesse transfrontaliero certo. Dunque, dice la regione, prima di bandire gare bisogna verificare concretamente, territorio per territorio, se quella scarsità esista davvero. In pratica Occhiuto ha scelto di affidare agli enti territoriali la valutazione sulla scarsità della risorsa e di prevedere procedure comparative solo per le concessioni effettivamente disponibili e libere.
Assobalneari legge questa scelta come una corretta applicazione dell’articolo 12 della Bolkestein e come un modello da proporre anche al governo nazionale. Il problema, però, è politico. Occhiuto è lo stesso dirigente di Forza Italia che in passato si è distinto per posizioni liberali su Uber, taxi, licenze e concorrenza. Ha spiegato, giustamente, che le rendite non possono essere difese all’infinito e che il consumatore non deve essere ostaggio delle corporazioni. Ma sui balneari la linea calabrese sembra molto meno liberista e molto più protettiva: prima di aprire davvero il mercato si moltiplicano condizioni, verifiche, distinguo, eccezioni. Nessuno chiede di cancellare le imprese balneari o di ignorare gli investimenti fatti. Ma un liberale dovrebbe sapere che il demanio resta pubblico, che la concorrenza non è una punizione e che la tutela di una categoria non può diventare diritto perpetuo alla conservazione. Si può difendere il lavoro dei balneari senza farsi dettare l’agenda dai balneari. Occhiuto, che su Uber aveva capito tutto, dovrebbe ricordarsene anche davanti al mare.
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