Sabato prossimo il Pd inviterà due vecchie glorie a due convegni in due città diverse. Walter Veltroni sarà a Torino al convegno di Stefano Bonaccini, mentre Romano Prodi sarà, nello stesso momento, a Roma, all’Auditorium Antonianum, all’iniziativa “Costruire Comunità” di Graziano Delrio e Paolo Ciani, a due passi da San Giovanni Laterano – come a dire che il Signore ci guarda. Chi conosce il partito capisce immediatamente che non si tratta di politica ma di segnali, del tipo che nel Pd si scambiano da sempre al posto delle decisioni. Nelle due capitali, la ex e l’attuale, i non-schleiniani del Pd parleranno alla segretaria attraverso il linguaggio muto delle presenze illustri.
Bonaccini ha traghettato nell’inverno scorso la sua minoranza dentro la maggioranza della segretaria Schlein, compiendo come dice Sandra Zampa “un gesto inedito nella storia della politologia”, in cambio di qualcosa che sembrava molto e si è rivelato poco, anche perché nel frattempo la vera minoranza si è formata altrove, intorno a Lorenzo Guerini, Graziano Delrio, Pina Picierno, Filippo Sensi, Giorgio Gori e, nell’ombra, Paolo Gentiloni. Per questo i soliti irridenti, che già trovano singolare il nome della corrente di Bonaccini, Energia Popolare, l’hanno da tempo ribattezzata Energia Litorale, per quella svogliatezza blasé con cui il presidente del Pd si è prima opposto a Schlein e poi le si è avvicinato, scivolando in maggioranza con la stessa soave indifferenza con cui sulle spiagge romagnole si cambia sdraio. Ma adesso arriva Veltroni. E Veltroni in prima fila è il biglietto da visita con cui Bonaccini dice a Schlein: esistiamo, contiamo, i riformisti siamo noi, siamo utili e siamo con te. Pure Walter. Portare il fondatore del Pd, il padre della vocazione maggioritaria, è un’unzione riformista anche per Schlein, e Bonaccini lo sa bene. Tuttavia, quanto a Veltroni, c’è chi giura, tra i suoi amici più cari, tipo Walter Verini, che sarà lì quasi per caso: “E’ a Torino per presentare il suo libro al Salone, quindi al quel punto...”. Visto che c’erà. Coincidenza felice. E magari è proprio così. Anche se c’è una versione più maliziosa, che dà l’idea di che arietta tira nel partito.
La versione maliziosa è che Veltroni, uomo che conosce la geometria della politica meglio di chiunque altro, sa bene che apparire al convegno di chi corteggia Schlein, quando si è già in città per tutt’altro, è una di quelle mosse che Napoleone avrebbe forse definito non premeditata ma non dispiaciuta. Soprattutto se un giorno, in un futuro non troppo lontano, servissero i voti della segretaria del Pd per salire al Quirinale. Riformista sì, ma anche... Lo riferiamo soltanto per far capire cosa si dice nel partito più agitato del mondo.
Poi c’è Romano Prodi, che quel giorno, nello stesso momento, sarà a Roma da Delrio e Ciani. Prodi è altra cosa, e più complicata. Intorno al professore c’è il mondo cattolico democratico che si sente ospite indesiderato a casa propria. E a Bologna, da mesi, si vedono con una certa regolarità anime inquiete come Ernesto Maria Ruffini, che alcuni vorrebbero federatore di quest’area nebulosa. La presenza di Prodi al convegno di Delrio e Ciani, mentre Veltroni è da Bonaccini, è una benedizione nel senso proprio del termine, e i cattolici democratici la esibiscono come un’ostia consacrata: siamo ancora qui, nel Pd, ma potremmo non esserlo più e andarcene. Con Prodi. Il paradosso è che la bolognese Schlein vorrebbe averlo dalla sua parte, il professore, dato che la sua avventura politica era nata anche dalla ferita dei centouno franchi tiratori che nel 2013 affossarono l’elezione del padre dell’Ulivo alla presidenza della Repubblica, mentre invece il Prodi passa volentieri le mattinate a ricevere in salotto gente che parla male della Schlein e immagina strategie di ogni tipo, tutto purché non sia Elly. Tra i maligni chiamano quelle riunioni “sedute spiritiche”, richiamando vecchie abitudini del professor Prodi, malgrado l’unico spirito, in questo caso, sia quello di patata.
E insomma i non-schleiniani del Pd, cattolici e para-riformisti, vorrebbero pesare, ma senza Schlein non pesano. Vorrebbero andarsene, ma forse perderebbero tutto. Vorrebbero restare, ma diventerebbero irrilevanti. E così, nell’attesa che qualcosa cambi, si organizzano come si può: invitano Veltroni a Torino, Prodi a Roma, e sperano che il linguaggio muto delle presenze illustri dica quello che la politica vera non riesce più a dire. Vorrei, ma non posso.