Altre grane per Urso. Dopo l’Ilva la crisi di Electrolux. E il Mimit rischia di lasciare in eredità più di 40 vertenze aperte

Non bastava l'ex Ilva, ora al ministero delle Imprese piomba anche la crisi della multinazionale di elettrodomestici (con 1700 esuberi): potrebbe fare particolarmente male proprio al nord-est. E le opposizioni mettono il ministro nel mirino

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14 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 08:59 AM
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Non bastavano il rapporto altalenante con le imprese dopo i continui intoppi su Transizione 5.0, le tensioni col ministro Giorgetti e col Mef, le insidie e le malignità (anche all’interno del governo) di chi agogna la sua uscita. Ora contro Adolfo Urso rema pure la congiuntura economica, con una nuova pericolosa vertenza che piomba nelle stanze del suo ministero: Electrolux, la multinazionale svedese di elettrodomestici che ha annunciato un piano da 1700 esuberi, circa il 40 per cento dei dipendenti totali. Una crisi che rischia di colpire soprattutto il “suo” nordest, dove sono localizzati alcuni dei principali stabilimenti dell’azienda (per esempio a Porcia, in provincia di Pordenone. E a Susegana, nel trevigiano). Anche per questo lunedì i presidenti della regione Friuli-Venezia Giulia e Veneto, Massimiliano Fedriga e Alberto Stefani, hanno convocato dei tavoli con sindacati e istituzioni locali. Sarà un preludio al tavolo che Urso ha convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy per lunedì 25 maggio. Per adesso il titolare del Mimit si è limitato a dire che la decisione dell’azienda è “inaccettabile”. Ma più che altro ha buttato la palla in territorio europeo, specificando che “l’azienda è in crisi da anni, non riesce a contrastare la concorrenza cinese, in Ungheria ha già chiuso lo stabilimento e negli Stati Uniti ha ceduto al gruppo cinese Midea. Per questo stiamo conducendo in Europa una battaglia per contrastare la concorrenza sleale della Cina e difendere le filiere industriali strategiche del continente, a partire dagli elettrodomestici e dall’automotive”. Più che un preciso piano operativo, insomma, la speranza che la sempre auspicata revisione delle regole del green deal alla fine vada in porto. Non esattamente una rassicurazione nei confronti dei lavoratori coinvolti. Fatto sta che su Electrolux Urso ora deve fare i conti pure con un’opposizione che anche su questo dossier l’ha messo nel mirino. Il primo a prendere posizione era stato Giuseppe Conte, martedì. Ieri anche Elly Schlein si è espressa sul punto: “Il tavolo convocato da Urso tra sindacati e azienda il 25 maggio prossimo non è sufficiente se Palazzo Chigi non prende direttamente in mano i dossier delle drammatiche crisi industriali che stanno attraversando il paese, dall’automotive all’acciaio”, ha rimarcato la segretaria dal Pd. Fatto sta che il Campo largo ha chiesto al ministro delle Imprese di riferire in Parlamento con un’informativa urgente.
E dire che questo periodo, sul fronte delle vertenze industriali, non sia propriamente una passeggiata al parco per Urso. Il caso più emblematico è ovviamente quello di Acciaierie d’Italia (ex Ilva), dove dopo che l’acquisizione da parte dell’americano Flacks si è raffreddata è ritornato in campo Jindal (oltre a una nuova opzione qatariota). Anche al Mimit, però, sanno che si naviga a vista e che insomma grandi certezze su questo versante non le si possano avere. In generale, con Electrolux, le vertenze trattate dal ministero delle Imprese adesso sono più di quaranta. Con migliaia di posti di lavoro in ballo. Si va dalla Beko per cui l’anno scorso era stato preso un po’ di tempo e che adesso è di nuovo in stallo, ai casi Bekaert in Sardegna e Natuzzi in Puglia, passando per Kasanova e Speedline, in provincia di Venezia, su cui ieri Urso ha annunciato di essere arrivati alla fase della selezione “tra tre possibili compratori”. Per non parlare di Perego, Yoox, il gruppo Saxa e Ceramiche Dolomite. Oltre a questi c’è un’altra trentina di vertenze considerate “in monitoraggio” perché con aziende che già usufruiscono dei trattamenti dell’Inps (tra queste, fino a qualche giorno fa, vi figurava proprio Electrolux). Il quadro insomma, per citare le parole di Giorgia Meloni al premier time di ieri in Senato, rimane complesso. E il fatto che questo nuovo tavolo possa scontentare soprattutto un bacino geografico, il Triveneto, che è quello di adozione di Urso, alza la posta della trattativa ventura. Lui però (che ieri ha incontrato anche il presidente della Heritage foundation Kevin Roberts, vicino ai Maga. Oltre ad avere tenuto un nuovo, ennesimo, “tavolo” con il ministro Lollobrigida per la “trasparenza e la stabilità dei prezzi” nella grande distribuzione) ostenta ottimismo. Tanto che sempre nella giornata di ieri ha presentato un altro francobollo, questa volta dedicato all’azienda La Perla, una delle imprese che Urso rivendica di aver “salvato”, insieme alla risoluzione di un’altra ventina di vertenze. Peccato che, almeno nel caso di Electrolux, non c’è filatelia che tenga.