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Baci, abbracci e segnali (a destra e sinistra). Il ritorno di Conte alla Camera
Il leader M5s si rivede in Parlamento (e da Bruno Vespa), si riprende la scena. Le primarie? "Prima il programma. Il tavolo di coalizione a settembre". Poi Allontana i fantasmi di FI e dell'inciucio. Marina Berlusconi? "Non la conosco". E su Mario Draghi mediatore Ue con Putin dice: "Non può farlo chi è stato coinvolto nella prospettiva bellicista"
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14 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 06:05 AM

Presidente, come sta? “Ben ritrovati, sto benissimo. E voi? Vi vedo in forma”. Per tornare nell’agone politico, per riprendersi la scena dopo l’operazione, Giuseppe Conte ha scelto il giorno del premier time. E forse non è solo una coincidenza. Vuole prendersi spazi e titoli. Attacca la destra, Giorgia Meloni “senza bussola”, piccona la legge elettorale e le spese militari. Lo fa in Parlamento e in tv, da Bruno Vespa. Allontana gli spettri di FI e gli inciuci. Marina Berlusconi? “Non ho il piacere di conoscerla”. Manda segnali a sinistra, le primarie possono aspettare. “Prima il programma”. Il tavolo con le opposizioni “verosimilmente” ci sarà a settembre. Ne ha anche per Mario Draghi, “bellicista”. Pochette d’ordinanza e piglio combattivo, intorno alle 15 Giuseppe Conte appare in Transatlantico, a scortarlo c’è il suo staff, i deputati. Promette: non vi annoierete.
Ecco Francesco Silvestri, il fido Michele Gubitosa gli va incontro. “Vi siete annoiati? Ora porremo rimedio”, scherza Conte con i cronisti, ma nemmeno tanto. Poi entra nell’Aula di Montecitorio. Era il 27 aprile quando il leader del M5s ha annunciato lo stop per un intervento chirurgico, per rimuovere una neoplasia. “Ho temuto il peggio”, aveva rivelato. Ma per fortuna tutto è andato per il meglio. E ieri l’ex presidente del Consiglio ha deciso di ripartire dal question time in programma a Montecitorio, non si è risparmiato. “Sto benissimo”. In serata ha fatto doppietta da Bruno Vespa, nel salotto buono della politica italiana (difendendo il suo superbonus).
I suoi interrogavano il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sulle spese militari, sull’attivazione del meccanismo Safe in tempi di guerra e di crisi, energetica e non solo. Un cavallo di battaglia. L’ex premier – che poco dopo riceverà anche i saluti di Giorgetti – ha deciso di presenziare. Ed è, in qualche modo, anche un avviso a sinistra, al Pd di Elly Schlein – che ieri si è fatta vedere insieme ai sindaci dei piccoli comuni montani in presidio davanti alla Camera e poi al Festival ecofuturo. Da oggi si torna a ballare anche nel campo largo. Ossigeno pure per i riformisti dem, che con Conte ritrovano una ragione per polemizzare con il Nazareno, “troppo appiattito su Avs e M5s”, come ha detto a un Giorno da pecora il “rompiscatole” Graziano Delrio, che comunque metterà agli atti: “Primarie? Oggi voterei Schlein”.
Ma questa è un’altra storia e ieri era il giorno di Conte. Sin dalla mattina i cronisti di Montecitorio si chiedono: “Ma dov’è, ma quando arriva?”. Meloni, impegnata in Senato, può aspettare. Il leader del M5s non si sottrae, è tornato anche per questo. I deputati dem Boldrini, Gianassi e Lacarra gli danno il bentornato: "Abbiamo molto da fare". Va a salutarlo anche EttoreRosato, di Azione. Poi l'ex presidente del Consiglio si intrattiene con i giornalisti.
“Dopo il passaggio referendario, mi sembra che il governo abbia completamente perso la bussola”, sferza Conte. Ma anche dalle parti del centrosinistra la rotta non sembra chiarissima. “Quella del M5s lo è”. E si basa sul percorso programmatico Nova che nel weekend organizza 100 spazi di discussione in tutta Italia. Ma chi guiderà il centrosinistra? Per Matteo Renzi, dovrà essere il leader del primo partito, oppure si sceglierà con le primarie. Per Conte? “Prima il programma”, risponde il fu avvocato del popolo. Quello pentastellato andrà “dal salario minimo alla riduzione dell’orario di lavoro, alla tassa sugli extra profitti delle banche, imprese energetiche, industrie delle armi. E poi la revisione del patto di stabilità”.
“Dopo il passaggio referendario, mi sembra che il governo abbia completamente perso la bussola”, sferza Conte. Ma anche dalle parti del centrosinistra la rotta non sembra chiarissima. “Quella del M5s lo è”. E si basa sul percorso programmatico Nova che nel weekend organizza 100 spazi di discussione in tutta Italia. Ma chi guiderà il centrosinistra? Per Matteo Renzi, dovrà essere il leader del primo partito, oppure si sceglierà con le primarie. Per Conte? “Prima il programma”, risponde il fu avvocato del popolo. Quello pentastellato andrà “dal salario minimo alla riduzione dell’orario di lavoro, alla tassa sugli extra profitti delle banche, imprese energetiche, industrie delle armi. E poi la revisione del patto di stabilità”.
E’ fiducioso l’ex premier che su queste istanze si possa trovare una convergenza con le opposizioni, che qualcosa insieme già hanno fatto. Servirà comunque il famoso tavolo di coalizione. “Verosimilmente – ragiona l’ex premier – ci sarà a settembre”. Sempre che la politica non prenda altre vie o, per dirla con il pensieri che Goffredo Bettini ha consegnato al Foglio, “i poteri forti” non si mettano contro il M5s, per un pareggione, per l’accordo Pd-FI. Conte cosa ne pensa? “Sono ragionamenti fatti a tavolino, ipotesi e congetture”. Perché FI è il partito della riforma della giustizia di stampo berlusconiano, bocciata sonoramente. “Che compatibilità può esserci con un progetto progressista? Il M5s si è collocato per una scelta valoriale nel campo largo. Hic manebimus optime”. Magari un pranzo a casa di Marina Berlusconi potrebbe cambiare il quadro. Hanno invitato anche lei? “Non ho il piacere di conoscerla”, risponde Conte. Ed è una risposta che fa piacere anche ad Antonio Tajani. Gli ultimi flash sono per la riforma elettorale: “Una truffa”, per cui anche le preferenze (“a cui siamo storicamente favorevoli”) non possono essere votate dal M5s. E per l’Ucraina, per un mediatore europeo che tratti con la Russia. Uno come Gerhard Schröder, che piace al Cremlino? “Non può essere Putin a individuarlo”. Oppure potrebbe farlo Mario Draghi? “Sicuramente deve trattarsi di un negoziatore che non è stato coinvolto nella prospettiva bellicista”, è l’ultima stoccata di Conte. La giornata non è ancora finita. L’ex premier si sposta a Palazzo Madama a salutare i suoi senatori. Poi lo aspetta Bruno Vespa. Conte è tornato: è l’ex premier time.