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Sta arrivando davvero il partito di Dibba? Lui ha un sogno: candidare Francesca Albanese
"Il M5s non è più quello di cui lui sarebbe dovuto diventare capo. I giovani che lo seguono chiedono un nuovo partito", dice l'ex parlamentare 5 stelle Bella. L'associazione Schierarsi, intanto, raccoglie firme contro il finanziamento, allestisce gazebo, raccoglie dati e sogna la relatrice Onu come frontwoman. Ma dentro al Movimento minimizzano: "Non ci fa né caldo né freddo"
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15 MAY 26

"Siamo partiti con la raccolta firme, sul resto stiamo ancora valutando, non posso anticiparvi niente. Ci risentiremo". Barbara Lezzi, ex ministra per il Sud del M5s e oggi attivissima nell'associazione di Alessandro Di Battista, Schierarsi, non conferma e non smentisce. Ma davvero il buon Dibba è pronto a lanciare un suo partito? Sul serio il M5s e Giuseppe Conte rischiano di trovarsi a breve con un problema molto simile a quello che tocca alla Lega e a Matteo Salvini col Futuro nazionale di Roberto Vannacci? E d'altronde la suggestione del partito di Dibba solletica le fantasie dei giornali da anni. Almeno da quando, era il 2021, il più appassionato tra i capi popolo del M5s che fu decise di lasciare il partito in polemica con la scelta di Conte e Beppe Grillo di sostenere il nuovo governo guidato da Mario Draghi.
Lo seguirono in tanti. Molti sono ancora con lui. Dentro all'associazione Schierarsi, fondata dal Dibba nell'aprile del 2023, c'è tutto un mondo di ex grillini delusi. Non solo Lezzi. Ma anche l'ex senatrice Elena Fattori, per fare un nome. Il tesoriere e coordinatore dell'associazione è invece Danilo Puliani che, come racconta un ex grillino, era commercialista di fiducia del Movimento delle origini, ma anche un instancabile organizzatore: sia per gli eventi, sia per la compilazione delle liste elettorali. All'associazione è iscritta anche l'ex sindaca di Roma Virginia Raggi che, pur essendo ancora dentro al Movimento, mantiene con Di Battista un rapporto più che cordiale. Anche perché i due condividono un principio: l'alleanza organica con il Pd e il resto del Campo largo è un gravissimo errore politico. Accomunati in questo anche all'altra grande ex sindaca grillina, Chiara Appendino. Infine, tra i vertici di Schierarsi c'è il giovane Luca Di Giuseppe, 28 anni, e da almeno dieci vera ombra di Di Battista. Oggi è vicepresidente e tuttofare dell'associazione.
Ma basterà tutto questo carrozzone per correre alle elezioni del 2027 (e magari anche alle amministrative a Roma contro Gualtieri e il suo "inceneritore")? Qualche settimana fa il Domani ha rilanciato questa suggestione. Secondo il quotidiano il Che di Corso Francia starebbe aspettando l'autunno per lanciare davvero il suo partito — con frontman il pm antimafia Nino Di Matteo — per non cadere nell'errore commesso da Vannacci di aver anticipato troppo i tempi rispetto alle elezioni politiche.
Di sicuro c'è che l'associazione ha lanciato da poco una mobilitazione nazionale: una grande raccolta firme per togliere il finanziamento pubblico ai giornali (compreso quello che state leggendo). Partita lo scorso 27 aprile, la raccolta firme è ancora ferma a circa 140 mila sottoscrizioni, il 27 per cento del quorum delle 500 mila firme. Ma la vera forza dell'iniziativa sta nell'organizzazione dei gazebo: i compagni di Schierarsi stanno provando ad allestirne in tutta la penisola. Farlo significa raccogliere dati. I dati di uno zoccolo duro di potenziali elettori. Non sarebbe la prima volta che un partito nasce così. Marco Bella, ex parlamentare del Movimento, molto critico con la linea imposta da Conte, parlando col Foglio dice: "Io non so se Di Battista stia seriamente pensando a un suo partito. So che questo M5s non è più quello di cui lui sarebbe dovuto diventare capo dopo le dimissioni di Di Maio. Inoltre i ragazzi che lo seguono aspirano a questo: fare un partito. Sarebbe la soluzione naturale del loro percorso".
Per l'eventuale lancio del partito Di Battista avrebbe un asso nella manica: non Di Matteo, ma la relatrice speciale dell'Onu Francesca Albanese, vera beniamina dell'associazione Schierarsi di cui è stata più volte ospite. Ed è proprio su Gaza (ma anche su Putin, a dire il vero) che Di Battista ha speso al massimo le sue energie e svelato le sue "Verità scomode", come da titolo della sua ultima fatica letteraria.
Dentro al Movimento sono in pochi a crederci. "Per fare un partito serve anche trovare i soldi. E non è facile. Non è la prima volta che si fa questo ragionamento, ma se è sempre stato abortito un motivo c'è: mancano organizzazione e denari", malignano. Qualcun altro non ci crede per ragioni ancor più concrete: Dibba tra ospitate televisive, blog, spettacoli in giro per l'Italia e collaborazioni col Fatto Quotidiano avrebbe solo da perdere da un'eventuale candidatura. Da Via di Campo Marzio commentano così: "Alessandro può fare ciò che vuole, il Movimento di Conte oggi è un'altra cosa. Dunque è un'eventualità che non ci fa né caldo, né freddo". E anche questo, forse, è un indizio.
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A Roma da sempre, anzi dal 1992, a eccezione di una parentesi di due anni a Perugia per studiare giornalismo. Una laurea in Economia. Prima del Foglio, ha scritto per OmniRoma, Agenzia Nova e il Tempo. Tende ad appassionarsi a troppe cose rispetto al tempo che una vita concede