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Il salone di Bernie Sanders: fa impazzire Torino e la sinistra. Schlein lo incontra (Avs no)
Il senatore del Vermont a Torino per presentare il suo libro fa sold out. Lo cercano tutti, dai giornali alla politica. Fratoianni e i suoi provano a incontrarlo ma alla fine riescono a fargli solo un regalo. Ci riproveranno oggi pomeriggio. La segretaria del Pd invece aggiune un altro tassello alla sua rete internazionale
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16 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 06:52 AM

La febbre di Bernie. A Torino, al Salone del Libro, arriva il senatore del Vermont e fa impazzire la sinistra. L’Italia nel frattempo si riscopre socialista. Tutti lo cercano, tutti lo vogliono. I posti per la presentazione del suo libro – Contro l’oligarchia, Chiarelettere – sono andati a ruba, esauriti in 8 minuti. Elly Schlein, la leader del Pd, alla fine può sorridere (un po’ meno forse lo faranno i riformisti). Ma è l’unica, l’unica a cui ieri Bernie Sanders ha concesso un colloquio privato. Raccontano che Avs, Nicola Fratoianni, il più a sinistra in Parlamento, abbia provato e riprovato ad avere un incontro con Bernie Sanders. Ci sono stati contatti e chiamate con l’organizzazione, una sorta di trattativa con lo staff che sta seguendo la trasferta italiana del senatore statunitense. Per qualche giorno i quotidiani hanno scritto che una delegazione di Avs, guidata dal deputato torinese Marco Grimaldi, avrebbe visto Sanders. Ma non è andata cosi. Non c’è stato proprio nulla da fare, il socialista americano, a quanto pare, non ne ha voluto sapere. Andrà da Fabio Fazio, ma ha ridotto al minimo anche le interviste con tv e giornali. Per Sanders, Avs ha fatto produrre dall’artista Francesco Lopomo una specie di gigantografia, un’opera che lo raffigurava con il pugno alzato e una stella sullo sfondo. “Bellissima”, rivela chi l’ha vista. Ma niente. Non è bastato neanche che oltre al ritratto ci fosse ancora un altro omaggio, raffigurante Antonio Gramsci e poi una lettera firmata dal segretario Fratoianni, per dare un “fraterno benvenuto” al compagno americano. Così alla fine tutto è stato consegnato all’albergo in zona Lingotto dove Sanders alloggia.
Avs comunque proverà a rifarsi oggi quando una sua delegazione guidata da Grimaldi parteciperà alla presentazione del libro-manifesto di Sanders: “Contro l’oligarchia” – anti-Trump, contro gli ultra ricchi e la loro influenza nella politica americana. Un tema che il senatore del Vermont ha portato in tour per l’America sin dallo scorso anno e che ha dato linfa a socialisti e progressisti di tutto il mondo, al grido di “Tax the rich” e “patrimoniale”. Un programma che evidentemente appassiona anche dalle nostre parti, al di là del Campo largo e delle sue beghe per la leadership. Altrimenti non si spiega la febbre per Sanders che ha colpito Torino. All’apertura delle prenotazioni lo scorso 29 aprile, l’auditorium che oggi ospiterà l’evento, 1.600 posti, è andato sold out in 8 minuti. Una cosa mai vista, o quasi, al Salone. La capienza della sala alla fine è stata aumentata di altre 300 sedie. Ma d’altra parte Sanders, nonostante i suoi 84 anni, è capace di unire la radicalità della sua battaglia politica a una componente pop. Ha ispirato vari meme e piace ai giovani. Ha perso due primarie per la nomination democratica, certo, ma ha segnato la politica americana, fino a diventare un simbolo per la sinistra di tutto il mondo. E dunque, probabilmente anche per Schlein che ieri, dopo aver partecipato a un evento sui diritti Lgbtqia+ a Roma è volata sotto la Mole dove lo attendeva l’idolo socialista. La segretaria dem ha quindi visitato gli stand del Salone, si è concessa ai giornalisti e poi nel tardo pomeriggio ha visto finalmente Sanders. La chiacchierata dura più di un'ora e mezzo: al centro le follie di Trump, e i rischi d’autoritarismo che ne derivano, ma anche i diritti dei lavoratori, i salari, su cui forse la sinistra italiana ed europea può fare di più. E poi la sanità, l'univesità e le battaglie "locali" dei sindaci Pd verso cui Sander ha mostrato interesse - incontando brevemente anche Stefano Lo Russo, il primo cittadino dem di Torino.
Per Schlein si tratta di un riconoscimento internazionale, un altro “bilaterale” di peso, per allargare il suo network, dopo le visite a Pedro Sánchez, Lula, Mark Carney e Barack Obama. Da spendere nella lunga corsa verso Palazzo Chigi o chissà, ancora prima, se mai dovessero davvero farsi le primarie del Campo largo. Giuseppe Conte d’altra parte, a differenza della segretaria dem, può vantare le relazioni e la diplomazia del suo periodo da premier. A proposito: il leader del M5s era atteso domenica a Torino proprio al Salone ma non ci sarà, ha disdetto i suoi impegni, per non forzare troppo la mano dopo il frizzante ritorno alla Camera. O Sanders ha detto no anche a Conte? “Mitologia”, è la risposta di via Campo Marzio. L’ex premier aveva altro a cui pensare.