È stata una settimana di dibattiti in Parlamento, una settimana di confronti, e il momento culminante è stato raggiunto ovviamente mercoledì scorso, al Senato, quando Giorgia Meloni
ha preso la parola in Aula nel corso del cosiddetto premier time. Domande brevi, risposte brevi, botta e risposta, polemiche, schermaglie e alla fine
un unico filo conduttore: l'economia. Giorgia Meloni sa che di fronte a sé, di fronte al suo governo, ci sono molte sfide, da qui alle elezioni. Ma la sfida più importante è evidentemente quella: come far fare uno scatto all'Italia, quando si parla di crescita, di benessere, di sostegno ai più bisognosi? L'Italia viene da una serie di anni in cui l'economia ha offerto segnali tutto sommato positivi. Uno spread al ribasso, un'occupazione che ha raggiunto numeri da record, una credibilità internazionale ritrovata, una stabilità del paese che è divenuta nuovamente un elemento di attrattività. Eppure, nei prossimi mesi, ci sono temi economici cruciali, di fronte ai quali non si può balbettare. L'Italia ha una crescita bassa, una delle più basse d'Europa, un debito che a fine anno sarà il più alto d'Europa, un costo dell'energia tra i più alti d'Europa, salari tra i più bassi dei grandi paesi europei, una pressione fiscale ai massimi storici, e con un Pnrr che volge al termine, a giugno si chiude bottega, la vera sfida di Meloni sarà questa: smettere di limitarsi a dire “dobbiamo spendere di più”, “dobbiamo fare deficit”, “dobbiamo ragionare sullo scostamento di bilancio”, e iniziare a spiegare cosa farà il governo. Per farlo, occorre mettere in campo non solo soldi ma anche visione. E per mettere in campo visione occorre ragionare sui prossimi mesi concentrandosi meno sulla politica delle marchette per conquistare consenso e più sulle idee per dare un futuro al paese. Più visione uguale più innovazione. Più innovazione uguale più futuro. La sfida di Meloni, in fondo, parte anche da qui.