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La terzietà di Tajani accelera la riforma Rai
Tra veti incrociati e trattative di maggioranza, Forza Italia usa criteri diversi per Consob e Rai. Intanto il governo accelera sulla riforma del servizio pubblico: nuovi vertici e mandato più lungo rischiano di blindare gli assetti oltre il voto
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19 MAY 26

Antonio Tajani (LaPresse)
La “terzietà”: o la pratica Paolo Mieli o è la terza età della coscienza. Un consiglio a Forza Italia, a Tajani: lottizzate con amore, ma giù le mani dalla terzietà. Che significa, che vuol dire? Per affossare la candidatura di Federico Freni a Consob si è agitata di terzietà, perché alla Consob, ripete Forza Italia, “serve la terzietà”, peccato che in Rai quando qualcuno ipotizza, dopo tre anni e mezzo di paralisi della Commissione di Vigilanza, “serve la terzietà”, Tajani salti dalla sedia. Il Fatto Quotidiano, Giacomo Salvini, ha scritto che forse è la volta buona che Tajani sblocchi la Vigilanza Rai, perché Simona Agnes non ha i voti. Ebbene, Tajani fa sapere che non rinuncia a Agnes tranne che Agnes non venga nominata dg Rai.
Dunque, ricapitoliamo: Freni non va a Consob perché non è terzo, ma Agnes, che è consigliera Rai in quota FI, lo sarebbe ed è cosi terza che lo stallo si risolve se viene ricompensata con la direzione generale. Ovviamente gira anche l’altra ipotesi di studio: FI si prende Consob e la Lega la presidenza della Rai. Non si capisce per chi, dato che se non è stata eletta Agnes non si comprende come possa essere eletto un presidente leghista (resta Marano facente funzione).
La verità rischia di essere un’altra ed è seria. Giorgetti il 26 maggio sarà audito dall’ottava commissione sulla riforma Rai. La novità è che Meloni vuole accelerare. Se sarà riforma significa che decade l’intero cda e si avranno nuove nomine, nuovo assetto, nuovo ad. Anche la durata del cda potrebbe cambiare e passare da tre a cinque anni, il che equivale a ipotecare i prossimi vertici al di là del risultato elettorale. La pratica dell’Aventino Rai dell’opposizione come la terzietà si somigliano: è la resa della politica, la bandiera bianca del decidere.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio