Milano non abbandona Tel Aviv

Sinistra e Pd spaccati sulla mozione sul gemellaggio tra le due città, sarà difficile ricucire. Ma l’estremismo proPal perde

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19 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 03:31 PM
Immagine di Milano non abbandona Tel Aviv

Foto Ansa

Il gemellaggio di Milano con Tel Aviv non è crollato, per un soffio, sotto i bombardamenti dei Verdi e di mezzo Pd milanese, ed è una buona notizia. Per Milano. Ma le macerie sono tante e ingombranti per la sinistra milanese, che ha la maggioranza in Consiglio comunale e che si è spaccata quasi a metà. Un fronte (altro che campo largo) che sarà difficile ricomporre, soprattutto in vista della scelta del futuro sindaco. Nell’autunno scorso il Consiglio comunale aveva votato a favore di un’analoga mozione, ma successivamente e con faticosa prova di equilibrio il sindaco Beppe Sala e la giunta avevano accantonato l’iniziativa, confermando il gemellaggio. Lunedì il Consiglio comunale ha invece respinto la nuova mozione dei Verdi con lo stesso contenuto: 17 voti favorevoli alla sospensione (Verdi e la maggioranza del Pd, con solo tre voti in dissenso) e 21 i voti contrari (Riformisti, Azione, Lista Sala e centrodestra).
La solita bagarre d’Aula, poi ha però prevalso – seppure di pochi voti – una linea differente da quella di otto mesi fa. E a cambiare i numeri è stata una diversa lettura dentro al Pd. “Il rapporto tra Milano e Tel Aviv non è solo un atto amministrativo o simbolico. Deve essere interpretato come la scelta di stare con chi, anche dentro il conflitto più lacerante, continua a credere che la convivenza sia possibile”, è stata la dichiarazione delle tre consigliere dem che hanno votato in disaccordo con la mozione, seguendo di fatto la stessa linea di pensiero esposta in passato da Sala e da Emanuele Fiano, esponente di spicco del Pd milanese. L’estremismo proPal molto forte nella sinistra cittadina è stato per ora rintuzzato, ma Sala ha dovuto incassare dalla sua maggioranza critiche pesanti. A Palazzo Marino il Pd si era spaccato a metà anche su altri temi, le inchieste dell’urbanistica e la vendita del Meazza, e anche lì era prevalsa la linea non massimalista. Ma il Pd arriverà alle elezioni cittadine del 2027 profondamente spaccato. Per ora, la città che nemmeno un mese fa aveva cacciato gli ebrei dal corteo del 25 Aprile ha dato un segno riscossa.