Se un islamico commette un qualsiasi atto di violenza, la certezza è che ci sarà un ampio fronte conservatore che cercherà di ragionare sulla radice di quell’atto, lo stesso fronte per capirci che di fronte a un gesto di violenza di un suprematista chiede di non speculare, e la certezza è che vi sarà un ampio fronte progressista che chiederà di non offrire altre spiegazioni se non quella della follia: non vorrete mica alimentare l’islamofobia? Se un antisemita fa strage di ebrei, a prescindere da quanto quell’antisemita sia pazzo oppure no, la certezza è che ci sarà un ampio fronte progressista che proverà a minimizzare, o persino a trovare degli alibi, l’esasperazione di chi difende Gaza, le provocazioni di Israele che portano a questi gesti, gli ebrei che se la sono cercata, e allo stesso tempo ci sarà un ampio fronte conservatore che non userà, rispetto al tema della possibile pazzia di un gesto, la stessa nettezza che avrebbe usato in occasioni diverse, per esempio di fronte a un razzista sulle cui armi da fuoco sono incise alla lettera le parole d’ordine del vocabolario xenofobo. Il punto non è negare la follia quando esiste. Il punto è capire perché, a seconda dell’identità dell’autore e della vittima, la follia venga usata ora come attenuante assoluta, ora come dettaglio irrilevante. A Modena, lo abbiamo visto, l’autore della tentata strage ha un profilo evidentemente disturbato e qualunque tentativo di dimostrare, attraverso il suo gesto “folle”, la cattiveria dell’immigrato integrato non può che essere mitigato dalla presenza di un altro immigrato, anzi due,
i due egiziani, cittadini non italiani, a differenza dell’uomo che ha tentato la strage, che hanno salvato la vita a Modena ai pedoni trasformati in birilli. Ma più che concentrarsi sui singoli speculatori di Modena, le reazioni alla tentata strage sono lì a ricordarci una verità difficilmente cancellabile della comunicazione politica:
dimmi quanto proverai a ridimensionare la follia di un gesto o quanto proverai a trasformarla nell’unica verità di quell’atto e ti dirò che politico sei e che grado di cialtroneria sceglierai di incarnare sia nel tuo tentativo di trasformare un caso di cronaca in un’occasione di sciacallaggio sia nel tuo tentativo di usare l’arma della sola follia per non guardare in faccia un pezzo di realtà.