Matteo Renzi scopre la sinistra e la fa meglio di tutti. “Ma con la morte nel cuore”, dice Lotti

L’uomo della rottamazione e del Jobs Act, quello che voleva ribaltare il vocabolario della sinistra italiana, oggi ne recita il catechismo meglio dei fedeli: campo largo, salario minimo, alleanza con i 5 stelle, manifesti anti-Meloni

di
20 MAY 26
Immagine di Matteo Renzi scopre la sinistra e la fa meglio di tutti. “Ma con la morte nel cuore”, dice Lotti

Luca Lotti (foto Ansa)

Matteo Renzi ha scoperto la sinistra come certi uomini scoprono il jogging: tardi, con metodo, e con risultati che fanno sentire pigri quelli che lo facevano già. “E’ riuscito a passare di slancio dal progetto di fagocitare Forza Italia a quello di spianare la strada a Elly Schlein. E siccome è una spanna sopra tutti ci sta pure riuscendo: lei è la faccia, lui è il bulldozer”. Al telefono parla così Luca Lotti, che Renzi lo conosce bene – abbastanza da non sorprendersi più di niente. L’uomo della rottamazione, del Jobs Act, quello che voleva ribaltare tutto il vocabolario della sinistra italiana ha dunque deciso di fare l’oppositore di sinistra-sinistra, il tessitore del campo largo, perfino l’amico di Giuseppe Conte se necessario. E lo fa con quella meticolosa applicazione del convertito che ha studiato il manuale, sottolineato i passi importanti, aggiunto i post-it e poi ha riletto tutto da capo per sicurezza. In Toscana si è pure alleato con i 5 stelle.
“Matteo lavora per obiettivi”, dice Lotti. “A lungo termine”, aggiunge. I compagni di coalizione, quelli del Pd, gli uomini della segretaria, persino Fratoianni e Bonelli, lo guardano con un misto di gratitudine e sgomento che è esattamente lo sguardo dei parrocchiani quando arriva a messa uno sconosciuto che sa tutte le preghiere meglio di loro, le canta più forte, e durante il segno della pace stringe la mano al parroco con un’energia che lascia tutti leggermente a disagio. Lunedì mattina alle stazioni Termini di Roma e Centrale di Milano sono comparsi i suoi manifesti in stile Istituto Luce: “QVANDO C’ERA LEI i treni arrivavano in ritardo”, “QVANDO C’ERA LEI i giovani scappavano dall’Italia”. La V littoria, il bianco e nero, la voce di Guido Notari. Efficace, divertente, politicamente scorretto con chi governa. Micidiale. Al Senato, dove il suo intervento polemico è ormai un appuntamento fisso, il 13 maggio aveva già detto a Meloni che il suo governo “sembra la famiglia Addams”. E fuori dall’Aula, circondato dai cronisti come in un salotto, aveva aggiunto con soddisfazione “adoro farli incazzare, mi diverto un sacco”. Nel frattempo qualcosa nel suo lessico si è silenziosamente spostato, ha persino firmato per il salario minimo – lui che nel 2023 era stato l’unico leader di opposizione a non volerlo. 
Il convertito supera sempre il fedele di nascita. Il vegano diventato tale a quarant’anni sa tutto sulla lisina e fa sentire in colpa chi mangia tofu dall’asilo. Renzi che scopre la sinistra è uguale. Arturo Scotto ci crede forse dalla culla, chissà, Igor Taruffi probabilmente dal grembo materno. Eppure nessuno dei due, nemmeno il gran visir Francesco Boccia, riesce a fare quello che Renzi fa in dieci minuti al Senato o con un manifesto a Termini. Ma ci crede lui? Forse non importa. Luca Lotti, a questo punto, aggiunge un dettaglio. Renzi fa tutto questo “con la morte nel cuore”, dice. Poi, dopo una pausa: “Ci vorrebbe essere lui al posto di Schlein. Pensa che sofferenza. E’ come Ronaldo, ma obbligato a passare sempre la palla a un altro”.