Giuli visita la Biennale, pace fatta con Buttafuoco

Il presidente della Fondazione ha accolto il ministro della Cultura in laguna e insieme hanno visitato il Padiglione Italia. Giuli chiude le polemiche: "L'amico Pietrangelo non è mai venuto meno, ma maggiore amica è la verità che rappresento come ministro"

21 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 16:07
Immagine di Giuli visita la Biennale, pace fatta con Buttafuoco

Giuli e Buttafuoco alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 2025 - Foto Ansa

"L'incontro con Buttafuoco è andato benissimo, è un amico", ha detto Giuli. Pace fatta, dunque. Questa mattina il ministro della Cultura Alessandro Giuli è andato a Venezia per visitare la Biennale e lì è stato accolto dal presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco, al molo della Gru, dopo le polemiche degli ultimi due mesi per la partecipazione della Russia a una delle più importanti esposizioni d'arte al mondo. Buttafuoco ha accompagnato il suo ex collega negli spazi all'Arsenale dopo avergli donato il catalogo della Biennale, ma il tutto è avvenuto lontano dalle telecamere e dai fotografi. Al termine della visita del Padiglione Italia, i giornalisti hanno chiesto a Giuli se tra i due fosse ritornata la pace. "Ovvio, l'amico Pietrangelo non è mai venuto meno, ma maggiore amica è la verità che rappresento come ministro" ha detto il ministro citando Aristotele. La visita è "un segnale di sopraggiunta tranquillità, è un segnale che ci lasciamo alle spalle ogni polemica, è un segnale di amore per Venezia, casomai non si fosse capito che l'amore per Venezia non era mai venuto meno. È un grande segnale d'amore per la Biennale, qualunque cosa sia accaduto, per la storia della Biennale e per tutto ciò che esprime insieme con il ministero", ha dichiarato Giuli. "Il messaggio che arriva dalla Biennale Arte è la libertà, come sempre, la bellezza, la cura della funzione sociale delle arti, al di là di qualsiasi polemica", ha concluso dicendo che l'incontro con Buttafuoco è andato "benissimo. Come può andare con Buttafuoco? È un amico".
E a chiudersi è anche la questione Biennale che nell'ultimo periodo si era portata con sé una scia di tensioni legate alla presenza del Padiglione della Russia, all'invio degli ispettori da parte del ministero della Cultura, alle dimissioni in blocco della giuria, all'Unione europea che chiede spiegazioni e a un clima di gelo istituzionale culminato con l'assenza del ministro all'inaugurazione ufficiale della Mostra.
Al termine della conferenza stampa di presentazione, lo scorso 6 maggio al Teatro Piccolo dell'Arsenale, Buttafuoco ha ribadito l'autonomia delle sue decisioni: "La presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla domanda sulla partecipazione della Russia ha detto 'la Fondazione Biennale di Venezia è autonoma' con la doverosa premessa 'non sono d'accordo, ma'. Proprio in quel 'ma', e la ringrazio, ha confermato la libertà e l'autonomia e quindi la libertà e l'audacia che sono il fondamento della civiltà del diritto".
Nel 2022, dopo l'invasione in Ucraina, la Biennale si era detta contraria a "ogni forma di collaborazione con chi avesse attuato o sostenesse un atto di aggressione di inaudita gravità", e che non avrebbe accettato "la presenza alle proprie manifestazioni di delegazioni ufficiali, istituzioni e personalità a qualunque titolo legate al governo russo". Ma quest'anno Buttafuoco ha riaperto le porte dell'evento all'arte russa, annunciando al Foglio l'apertura di uno spazio dedicato ai dissidenti. Dal ministero, invece, Giuli ha manifestato la sua contrarietà a questa scelta.  Da qui le polemiche, che da oggi dovrebbero essere, come ha detto il ministro, "alle spalle".