Politica
Lo scrutinio •
De Luca a valanga a Salerno. A Venezia il centrodestra verso la vittoria al primo turno. I risultati delle comunali
Prosegue lo scrutinio nei 750 comuni al voto. Occhi puntati su Prato, Pistoia, Arezzo, Reggio Calabria, dove il centrodestra dilaga oltre il 60 per cento, e Messina, dove continua a comandare Cateno De Luca. Ma anche Chieti e Avellino, dove le divisioni del centrodestra possono aiutare il campo largo. A Vigevano, infine, Vannacci supera la Lega. Affluenza in calo ovunque

Da sinistra a destra: Vincenzo De Luca (Foto Ansa), Simone Venturini (Foto Ansa) e Francesco Cannizzaro (Foto Ansa)
Si sono chiuse le urne nei 750 i comuni, di cui 18 capoluoghi di provincia, in cui si è votato domenica e lunedì. L'affluenza è in leggero calo ovunque. Alle precedenti elezioni amministrative, quelle del settembre 2020, alle 15 di lunedì erano andati a votare il 64,9 per cento degli aventi diritto, mentre alle 15 di oggi si è recato alle urne il 60 per cento di chi poteva votare. Un calo più significativo al nord rispetto al sud.
Le sfide più interessanti sono a Venezia, dove il candidato del centrodestra Simone Venturini (qui un suo ritratto), secondo i primi dati reali, è avanti sul candidato del campo largo Andrea Martella (quando lo scrutinio è oltre metà, Venturini è al 53,6 per cento contro il 37,3 di Martella), e a Salerno, dove Vincenzo De Luca sfida tutti. E, stando alle proiezioni di Opinio per la Rai (con la copertura del 38 per cento del campione), lo fa vincendo a valanga, con il 55 per cento, staccando di molto Gherardo Maria Marenghi, candidato del centrodestra, e Franco Massimo Lanocita, candidato di M5s e Avs. A Prato test riuscito per il Pd dopo il commissariamento: Matteo Biffoni, candidato del campo largo, secondo i dati reali (con scrutinio arrivato oltre il 70 per cento dei voti), è al 55,6 per cento mentre il candidato del centrodestra Gianluca Banchelli è fermo al 28. Ad Arezzo e Pistoia, la destra doveva dimostrare che il suo radicamento nelle ex zone rosse non è stato un incidente. A Pistoia non è andata bene. Lo scrutinio è quasi completato e a vincere è il candidato del campo largo Giovanni Capecchi che prende il 54,6 per cento contro il 42,7 della vicesindaca uscente Anna Maria Ida Celesti, sostenuta dal centrodestra. Ad Arezzo, invece, il candidato di FdI, Lega e Forza Italia Marcello Comanducci è in effetti avanti: i dati reali, con la metà delle sezioni scrutinate, lo danno al 43,6 per cento, non abbastanza però da evitare il ballottaggio con il candidato del campo largo Vincenzo Ceccarelli (che è al 32,1 per cento, mentre il candidato di Azione, Marco Donati, è al 20,8, i suoi voti saranno probabilmente determinanti al secondo turno). A Chieti e Avellino le divisioni del centrodestra potrebbero regalare al campo largo una possibilità inattesa. E in effetti nel capoluogo abruzzese il candidato del campo largo Giovanni Legnini è, secondo le ultime proiezioni di Opinio, ma fermo al 48 per cento. Anche per lui dunque c'è il rischio ballottaggio, dove il centrodestra potrebbe ricompattarsi e vincere. Infine ci sono le due città dello Stretto. Reggio Calabria, dove il candidato di centrodestra (e Azione) Francesco Canizzaro è prossimo a strappare il comune al centrosinistra. Le ultime proiezioni lo danno al 69,1 per cento. Mentre a Messina continua a comandare Cateno De Luca, il suo fedelissimo Federico Basile, il già sindaco di Sud chiama Nord, viaggia spedito verso la riconferma, surclassando i candidati di centrodestra e centrosinistra.
Il vantaggio celeste di Cannizzaro a Reggio Calabria
Dietro il vantaggio di Francesco Cannizzaro (detto Ciccio) a Reggio Calabria potrebbe esserci stato il supporto di qualcuno di importante. “Con l’aiuto di Dio e della Madonna della Consolazione, risorgerà. Reggio risorgerà. Viva Reggio, viva i reggini, che Dio vi benedica!”, aveva detto il deputato di Forza Italia durante l’apertura della sua campagna elettorale, lo scorso 26 aprile in piazza De Nava. Neanche a dirlo, la clip del comizio-invocazione è diventata virale sui social network, attirandosi anche qualche critica. La risposta di Cannizzaro, in un evento pubblico di qualche giorno dopo, non si è fatta attendere: “Io ho evocato Dio e la Madonna, continuerò a farlo. Che dovevo fare? Evocare Satana? Di certo non evoco i morti per farli votare”.
A Messina comanda l'altro De Luca. A Enna il ritorno di Crisafulli
Né a destra, né a sinistra. Quello di Messina è "un risultato eclatante. Ha vinto un monocolore. Unico caso di monocolore civico e autonomista. Per la terza volta riusciamo a vincere: nel 2018 e nelle due successive sindacature di Federico Basile. A Messina e negli altri Comuni gli altri sono scesi invece con coalizioni", ha festeggiato il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, commentando i dati dell'uscente Federico Basile, suo fedelissimo, che si era dimesso con un anno di anticipo per contrasti insuperabili con il Consiglio comunale. "Abbiamo spaccato il centrodestra. Stiamo scrivendo una bella pagina di storia", ha proseguito De Luca, già primo cittadino di Messina tra il 2018 e il 2022, che per la nuova tornata ha deciso di schierare oltre mille candidati, di cui 468 al consiglio comunale – con 15 liste depositate e più di 500 candidati alle circoscrizioni. La prima proiezione ha dato il primo cittadino uscente al 53 per cento e la legge elettorale siciliana prevede che non occorra il ballottaggio se si ottiene almeno il 40 per cento al primo turno.
Mentre a Enna, quando è stato scrutinato il 13,59 per cento delle schede, il candidato del centrosinistra Vladimiro Crisafulli è al 62 per cento seguito dal candidato del centrodestra, Ezio De Rose è al 33,32 per cento. Filippo Fiammetta, sostenuto dalla lista Enna Futura-Coordinamento civico per Enna e da Controcorrente, è al 3,8 per cento. Ritorna così alla ribalta Crisafulli, già assessore della Regione siciliana e parlamentare per il Pd, conosciuto anche come “barone rosso”, il “fratello di Sicilia” di Massimo D’Alema. "Sono cento chili di puro 'cacicco'", ha dichiarato lui al Foglio nel 2023, subito dopo l'exploit di Elly Schlein alle primarie dem: “Ovvio! Ho votato Sclin. Bedda, bedda. Funziona. Mizzica, se funziona. Magnifica! Lo testimonio”.
Dopo il suo coinvolgimento in alcuni procedimenti giudiziari, nel 2013 Commissione nazionale di garanzia del Partito democratico, presieduta da Luigi Berlinguer, decise di togliere il suo nome dalle liste, insieme a quello di Antonio Papania, Nicola Caputo. "É giacobinismo allo stato puro. Un errore e una scorrettezza clamorosa. Spero che il mio partito non continui su questa strada, quando si sceglie la via della purezza c'è sempre uno più puro che ti epura", aveva commentato Crisafulli, all'epoca senatore.
Fra dem e Crisafulli continua a non scorrere buon sangue. "No, ha fatto bene, così abbiamo preso tutti questi voti. Perfetto, è andata benissimo", ha detto Crisafulli rispondendo alla domanda se il Pd abbia fatto male a non dargli il simbolo. Dopo avere appreso che la segreteria nazionale del suo partito aveva deciso di non concedergli l'uso del simbolo alle comunali, Crisafulli aveva risposto perentorio: "A Enna il Pd sono io". Pochi festeggiamenti anche da parte del segretario del Pd in Sicilia, Anthony Barbagallo: "A Enna il dato certo da cui partire è che il centrodestra perde. Ma è anche certamente una vittoria personale di Vladimiro Crisafulli, frutto della sua storia e della sua esperienza politica", ha detto. "A bocce ferme con il gruppo dirigente faremo una attenta valutazione dei risultati di questa tornata di amministrative – ha concluso – sia dal punto di vista generale sia in ogni singolo comune".
Vigevano. Il centrodestra alla prova Vannacci
A Vigevano, in provincia di Pavia, il primo e unico candidato a sindaco legato all’ex generale Roberto Vannacci, Furio Suvilla, potrebbe essere un precedente da tenere a mente per il centrodestra in vista delle prossime politiche. Infatti il candidato sostenuto da Futuro nazionale, quando sono state scrutinate tredici sezioni su sessantuno (oltre il 20 per cento), ha ottenuto circa il 14 per cento dei voti, mentre quello sostenuto da Lega, Fratelli d’Italia e Noi moderati, Riccardo Ghia, è dato intorno al 23. Ma il dato più interessante è che la lista civica in sostegno di Suvilla, VIF Vigevano Futura, per il momento ha superato quella del Carroccio (ferma al 9,5 per cento) ed è impegnata in un testa a testa con la lista di Forza Italia (13 per cento) che sostiene a sua volta un terzo candidato, Paolo Previde Massara. In tutto questo, davanti a un centrodestra diviso, per il momento, c’è al 34 per cento Rossella Buratti, la candidata sindaco di un campo largo che va da Alleanza Verdi-Sinistra a Casa Riformista, con dentro anche il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico. Se lo schieramento di centrodestra avesse corso in modo unitario, avrebbe di gran lunga superato il centrosinistra, senza neanche passare dal ballottaggio. Appunti utili per le politiche.
A Pistoia ritorna il centrosinistra
"Siamo tornati a guidare la città, da domani al lavoro. Anna Maria Celesti mi ha chiamato poco fa per farmi le congratulazioni. È stata una bella corsa. Le cittadine e i cittadini hanno scelto e sono onorato di questa loro fiducia". Così Giovanni Capecchi, che si appresta a diventare il nuovo sindaco di Pistoia, riportando la città nell'alveo del centrosinistra dopo due mandati nel segno del centrodestra. Attualmente, Capecchi ha superato il 55 per cento dei voti, contro il 42 per cento ottenuto dalla candidata del centrodestra Celesti. "Mi aspettavo una vittoria al primo turno, il clima era molto favorevole, ma fino all'ultimo non ci avrei messo le mani sul fuoco", ha proseguito Capecchi. "Sarà un sindaco vicino alla città. L'imperativo di far partecipare la città alle scelte in politica più importanti per me è un dovere. Voglio continuare un dialogo con tutte con tutti non chiudermi nelle stanze".
Dove nessuno la spunterà al primo turno. E al ballottaggio potrebbero invertirsi i rapporti di forza
Secondo i primi exit poll, sia ad Arezzo che a Chieti nessuno dei candidati sindaci ha superato il 50 per cento e quindi si andrà al ballottaggio che è previsto per il 7 e 8 giugno. Nel capoluogo toscano, storica roccaforte rossa che la destra ha conquistato sei anni fa, gli exit poll danno Marcello Comanducci, candidato di una coalizione composta da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi moderati, a una forbice compresa tra il 41,5 e il 45,5 per cento. Invece quello del campo larghissimo, Vincenzo Ceccarelli, sostenuto dal Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e Casa Riformista è, sempre secondo gli exit poll, tra il 32 e il 36 per cento. E' probabile che ad essere determinante al secondo turno sarà il candidato di Azione Massimo Donati che ha raggiunto quasi il 20 per cento.
Nel capoluogo abruzzese, invece, gli exit poll danno in testa il centrosinistra con Giovanni Legnini, appoggiato anche questa volta da tutto il campo largo, Pd, M5s Avs e Chieti Viva, con una percentuale compresa tra il 46 e il 50 per cento. Il vantaggio di Legnini è anche dovuto alle divisioni dell’altro schieramento: Fratelli d’Italia e Forza Italia da una parte e la Lega dall’altra. Infatti i partiti di Meloni e Tajani hanno deciso di sostenere l’avvocato Cristiano Sicari, che ora è dato tra il 22 e il 26, mentre Salvini ha deciso di presentare un candidato autonomo, Mario Colantonio, ex assessore comunale, insieme all’Udc. Se si ricompattassero al secondo turno il

