Politica
l'intervento •
Venturini: “Il centrodestra lasci stare Vannacci e guardi a Calenda”
Il neo sindaco di Venezia: “Da Meloni grande sforzo per istituzionalizzarsi. Ora la destra si riappropri della parola crescita e allarghi al centro”
30 MAG 26

“La mia vittoria a Venezia al centrodestra dovrebbe insegnare che bisogna andare a prendere persone, idee, fuori dal perimetro dei partiti. Che moderazione, equilibrio e crescita dovrebbero diventare i sostantivi centrali della coalizione”. Sindaco Venturini, starà mica dicendo che Meloni dovrebbe coinvolgere personalità quali Carlo Calenda nella maggioranza? “Senz’altro, ma non solo. L’uscita di Vannacci è un’occasione per prendere coscienza che c’è bisogno di allargare sempre di più al centro”.
Ha vinto in laguna e in quella che è la primissima intervista dopo il passaggio di consegne ufficiali, avvenuto ieri mattina, Simone Venturini assicura di “non voler usare il successo come un trampolino di lancio in chiave nazionale. Per me non c’è onore più grande di essere sindaco di Venezia”. L’ex assessore di Luigi Brugnaro, 38 anni, il “ragazzo di Marghera” o ancora il “civico”, come lo chiamano da queste parti, provenienza Udc e oltre il 30 per cento con la sua lista personale, ci tiene ad astrarre le ragioni del trionfo. Intravedendo un modello che potrebbe essere replicato altrove. “La prima cosa che insegna il risultato delle urne è che c’è bisogno di pragmatismo, l’assumersi responsabilità avendo il coraggio di scontentare qualcuno. E poi insegna che c’è un grande bacino di personalità che ancora non si riconoscono nel centrodestra classico, per esempio nel mondo delle professioni, del ceto medio, del mondo associativo, cattolico, espressione di una cultura se vogliamo ex democristiana. Bisogna rivolgersi a loro perché se non lo fa il centrodestra, c’è il rischio che lo faccia qualcuno a sinistra”.
Nella coalizione veneziana sono confluiti anche pezzi di Azione, i Libdem di Marattin. Le piacerebbe un Calenda nel centrodestra? “Sicuramente sì. A mio avviso quello che non ha funzionato nel cosiddetto ‘centro’ negli ultimi 15 anni è che si è pensato di più alle leadership che alla platea di potenziali elettori cui ci si sarebbe potuti rivolgere. Non la si deve trasformare in una brama di accordicchi”, ragiona Venturini. Di certo sarebbe una trasformazione antropologica per una coalizione che solo fino a pochi mesi fa annoverava tra i suoi esponenti il generale Roberto Vannacci, ex vicesegretario della Lega, oggi leader di Futuro nazionale. “La nascita di una destra del genere a mio avviso è un’occasione per affrancarsi da una politica perennemente in campagna elettorale, avendo una postura più istituzionale. In questo credo che Giorgia Meloni stia facendo un lavoro straordinario, mantenendo l’Italia saldamente in una collocazione euro-atlantica. E dando grande stabilità. Ha capito che l’Italia è un paese che ha bisogno di chiarezza e di rassicurazioni. Certo, non tutti i rappresentanti della coalizione riescono a farlo come lei”.
Insiste molto, poi, Venturini, su una parola che spesso è considerata un tabù in questo paese: crescita. “Perché io credo che il centrodestra sia culturalmente, valorialmente, ben più attrezzato a farsi carico di un concetto del genere. Almeno fino a quando la sinistra sarà come quella veneziana, novecentesca, ideologica e senza uno sguardo rivolto al futuro. Io ho vinto anche grazie a un’idea di città aperta, all’attrazione di posti di lavoro altamente qualificati, grazie a investimenti anche internazionali, che possano rafforzare e ricostruire il ceto medio che nel nostro paese e nella nostra città soffre da tempo”, racconta con passione Venturini. “Per questa ragione uno dei miei primi atti sarà la costituzione di un Board di ‘nuovi veneziani’, persone che hanno scelto Venezia per viverci e che possono diventare ambasciatori della città quando vanno in giro per il mondo. Vogliamo puntare sul terziario avanzato, su ricerca, sviluppo, design. Contemporaneamente agli investimenti di natura più industriale che porteremo avanti a Porto Marghera”.
Vaste programme, si direbbe. Se non fosse che gran parte dei dossier Venturini li ha maneggiati quando era assessore. E sa dove mettere le mani, a partire dalla sentitissima questione sicurezza, vera preoccupazione dei veneziani che si sono recati alle urne ribaltando i sondaggi. “Mentre la sinistra che è venuta a fare campagna elettorale in città voleva solo massimizzare il risultato del referendum”, è l’ulteriore analisi che offre il sindaco a questo giornale.
In passato Venturini ha confessato di aver guardato a Forza Italia, alla sua impronta liberale, popolare, cattolica. Ma, come confessa al Foglio, “non ho mai avuto il piacere di conoscere Marina Berlusconi o qualcuno della famiglia”. C’è chi dice che possa essere, insieme al presidente del Veneto Alberto Stefani, 33 anni, il futuro del centrodestra. “Siamo amici, è bello pensare che due giovani, lui ancor più di me, possano lavorare insieme per le loro comunità”, ci congeda allora Venturini prima di tuffarsi nel suo primo vero giorno da sindaco a Ca’ Farsetti . “Come ho detto, non ho ambizioni nazionali. Per me guidare una città come Venezia è già il punto più alto della mia carriera”.
Di più su questi argomenti:
Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
