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Dal lavoro alla legge elettorale: le trappole di Salvini a Meloni
La sortita di Durigon e la quadra trovata in extremis non sono piaciute dentro FdI, che voleva chiudere subito il dossier per passare allo Stabilicum. I casi della riforma della medicina generale e la sicurezza, sui cui la Lega usa toni forti (rischiando di colpire il governo stesso)
9 GIU 26

Non vogliono la legge elettorale o almeno, non spingono per accelerarne l’approvazione. E allora anche per questo, nella Lega, avevano escogitato la ”sorpresa” sul dl Lavoro. Come abbiamo scritto sul Foglio, la scorsa settimana il sottosegretario al Lavoro del Carroccio Claudio Durigon s’è fatto promotore di un emendamento per intervenire nella definizione, per legge, del “trattamento economico complessivo”. Un modo, secondo i sindacati confederali, per introdurre surrettiziamente i “contratti pirata”. Ragion per cui Cisl e Uil da subito si sono detti contrari. Con esponenti del governo che nel fine settimana hanno cercato di rassicurare i segretari Daniela Fumarola e Pierpaolo Bombardieri, garantendo che una soluzione si sarebbe trovata. Per questo ieri in commissione quell’emendamento è stato riformulato, con un riferimento diretto, nella definizione del Tec, ai “contratti collettivi sottoscritti dalle sigle più rappresentative”. E con l’eliminazione del riferimento ai “contratti minori equivalenti”. Alla fine, insomma, la quadra s’è trovata ma dentro FdI non hanno gradito la “perdita di tempo”. Anche perché l’obiettivo era chiudere subito il dossier lavoro (oggi il testo arriverà in Aula con mozione di fiducia) e passare alla legge elettorale. In modo da poter, già dalla prossima settimana, arrivare allo scrutinio degli emendamenti che verranno depositati entro giovedì in commissione Affari costituzionali. E così poter portare il testo in discussione nell’emiciclo entro il 26 giugno.
Proprio nell’iter della legge elettorale, come ha notato Pagella politica, giocheranno un ruolo inedito i nuovi vannacciani, visto che tre dei nuovi ingressi in Futuro nazionale sono in commissione Affari costituzionali (più della Lega, che è rimasta con due esponenti). E visto che il generale si è sempre espresso a favore delle preferenze, da una parte Fn potrebbe fare sponda alle richieste di FdI. Dall’altra, senz’altro, potrebbe portare a un ulteriore irrigidimento da parte di Salvini e i suoi per una legge elettorale che non hanno considerato (e continuano a non considerare) “una priorità”. Soprattutto sulle preferenze, volute dai meloniani e a loro indigeste (ma anche a Forza Italia).
La nuova postura “d’opposizione” del vicepremier e ministro dei Trasporti, però, s’è avvertita anche su altri dossier. Forse meno centrali. Ma sicuramente d’interesse per la propria costituency elettorale. Non è un caso che, sebbene i dubbi serpeggiassero un po’ trasversalmente in tutta la maggioranza, sia stata la Lega quella a dirsi pubblicamente più ostile alla riforma della medicina generale voluta dal ministro della Salute Orazio Schillaci. “La Lega ha sempre espresso dei dubbi sulla riforma”, ci hanno tenuto a rimarcare in una nota uscita venerdì. Spingendosi pure ad aggiungere di essere a favore “di soluzioni operative e di buonsenso, non con imposizioni ideologiche o modelli rigidi”. Parole condivise anche da altri pezzi di maggioranza, anche se Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno preferito mantenere un profilo più basso.
Così come toni barricaderi il Carroccio ha scelto di cavalcarli su due dei dossier più identitari per la propria base: sicurezza e immigrazione. Tanto più adesso che Futuro nazionale, da una posizione a destra della Lega, può dire e promettere quel che forse Salvini, col suo ruolo istituzionale di vicepremir, mai avrebbe potuto. Ciò detto, nonostante ancora settimana scorsa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si sia recato in Parlamento per rivendicare la volontà del governo di aprire di qui ai prossimi mesi almeno sei nuovi Cpr, Salvini, che ha ambizioni di ritorno al Viminale, sulla questione è particolarmente reattivo. Settimana scorsa, infatti, si è detto pubblicamente contrario all’apertura di un nuovo centro per migranti (non un Cpr, ma un cosiddetto centro di accoglienza diffusa) a Groppallo, in provincia di Piacenza. Dicendo di condividere le “preoccupazioni del territorio”. Anche il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, leghista, in quell’occasione si è opposto perché “non c’è bisogno di aprire nuove strutture”. Quasi sul tema la Lega proprio non ci stia a fare un passo indietro e a essere relegata al suolo di spettatore. Anche a costo di usare dei toni che potrebbero ricadere su Piantedosi e sull’intero governo.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
