Questioni di trasparenza per la commissione sul Covid

I consulenti della commissione d'inchiesta avrebbero svolto alcune audizioni in un commissariato di polizia, senza informare l'opposizione. Circostanze che sollevano interrogativi non irrilevanti sul rispetto delle procedure e delle prerogative parlamentari

9 GIU 26
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Foto Ansa

Funzionari pubblici, magistrati e ufficiali di polizia giudiziaria ascoltati da consulenti della commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid in un commissariato di polizia, senza che i commissari dell’opposizione ne fossero informati. E’ questo il caso che nelle ultime ore ha investito la commissione chiamata a far luce sulla gestione della pandemia e che ora rischia di spostare l’attenzione dall’oggetto dell’inchiesta al metodo con cui essa viene condotta. Secondo quanto denunciato dalle opposizioni, alcune audizioni sarebbero state svolte da consulenti della commissione in una sede estranea a quelle parlamentari e senza una preventiva comunicazione ai componenti dell’organismo. Circostanze che sollevano interrogativi non irrilevanti sul rispetto delle procedure e delle prerogative parlamentari.
Le commissioni d’inchiesta dispongono di poteri particolarmente ampi proprio perché operano all’interno di regole precise, fondate sulla collegialità, sulla trasparenza e sulla tracciabilità delle decisioni. Quando sorgono dubbi su questi aspetti, la questione non è meramente formale: riguarda l’affidabilità del lavoro svolto e la fiducia che cittadini e istituzioni possono riporre nelle conclusioni dell’inchiesta. Per questo le domande poste dalle opposizioni meritano risposte puntuali. E’ interesse di tutti che sia chiarito chi abbia disposto quelle audizioni, con quale mandato, in quale cornice procedurale e con quali finalità istruttorie. Non per alimentare uno scontro politico, ma per evitare che sull’intera attività della commissione si proietti un’ombra destinata a indebolirne l’autorevolezza. La pandemia ha rappresentato una delle pagine più difficili della storia recente del paese. L’inchiesta parlamentare chiamata a ricostruirne la gestione dovrebbe essere percepita come rigorosa e imparziale da tutte le forze politiche, indipendentemente dai giudizi sulle scelte compiute in quegli anni. Se viene meno la fiducia nel metodo, diventa inevitabilmente più difficile condividere anche le conclusioni.