Di Maio prepara il ritorno. Intanto accumula incarichi: a dicembre all’Onu

L'ex ministro degli Esteri ha nostalgia di casa e, dopo il risultato ai ballottaggi, spera nel pareggio anche alle prossime politiche. Se così dovesse andare, il capolinea del grillino che si fece potere potrebbe essere un ruolo nel futuro governo, quello immaginario dell’asse Pd-Marina Berlusconi

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Foto Ansa

Il lungo, lento, calcolato ritorno di Luigi Di Maio sulle sponde italiane lunedì ha festeggiato una buona giornata. Nei ballottaggi dei sei capoluoghi di provincia è finita 3 a 3 tra destra e sinistra. Se andasse così, più o meno, anche nelle elezioni del 2027, il capolinea del grillino che si fece potere potrebbe essere un ruolo nel futuro governo, quello immaginario dell’asse Pd-Marina Berlusconi, dei poteri forti, dei tecnici. In fondo è l’unica possibilità di tornare. “Come si spiegano le apparizioni di Luigi? E’ l’aria di pareggio”, commentano sornioni i suoi amici rimasti in Italia. Non sono pochi, lo aspettano a braccia aperte, convinti che il tè nel deserto stia per finire. Luigi Di Maio può sognare l’addio all’esilio. Adesso l’ex capo dei 5 stelle è più presente sui media, al netto del suo incarico di rappresentante dell’Unione europea nei Paesi del Golfo che pure dovrebbe tenerlo parecchio impegnato. C’è, partecipa, a differenza dei primi tre anni di lavoro tra Bruxelles e Doha. Qualche convegno, incontri con vecchi colleghi, qualche notizia fatta filtrare al momento giusto, persino un salto nella barberia di Montecitorio dove non si passa inosservati, ieri una lunga intervista a Orizzonti politici, che si definisce laboratorio della Generazione Z, sull’Europa e la guerra.
Luigi Di Maio (Giggino per i nemici, quando qualcuno lo apostrofò in questo modo lui rispose meno ingessato del solito: “A soreta”) è sparito dopo le elezioni del 2022. Dalle stelle alle stalle. Vicepremier, doppio ministro alle Imprese e al Lavoro, capo della Farnesina con la fidanzata di allora, Virginia Saba, che organizzava un fantasioso “coro delle mogli degli ambasciatori”. E poi, il pugno di voti nelle urne, un partitino fantasma, la campagna elettorale rimasta negli annali per il punto più alto e più basso della sua carriera insieme: il volo d’angelo con i camerieri della Trattoria Da Nennella a Napoli sulla musica di “Dirty Dancing”. E’ stato capo del partito del 33 per cento ed è finito fuori dal giro in poche settimane.  Principe delle cose ridicole e tragiche (il partito di Bibbiano), re delle disillusioni (“abbiamo abolito la povertà”), Di Maio è rimasto a galla grazie a una profonda fede in se stesso più che alle qualità dimostrate. Eppure i suoi progressi nel sistema, le sue capacità di muoversi con un certo appeal sono evidenti. Dicono con la protezione di Mario Draghi ma non può essere solo quello. Quello di inviato speciale dell’Unione europea per il Golfo Persico è infatti un incarico che lascerà alla fine dell’anno per assumere quello più prestigioso di Coordinatore dell’Onu per la pace in medio oriente (notizia che lui conferma). Un upgrade senza discussioni.
Eppure tornare è un’altra cosa. Rivelatrice è stata la frase rivolta a Roberto Fico il 28 maggio quando si sono visti a Napoli. “Roberto, dimmi una cosa: ti fermano per strada?”. Ex leader di un movimento di popolo, Di Maio non può non preferire il bagno di folla alle strette di mano con gli sceicchi. Nato il 6 luglio, Di Maio è cancro, segno che vive nel passato, respira nostalgia. Dunque, casa. Mettiamo in fila le mollichine lasciate da Di Maio negli ultimi tempi. A febbraio partecipa a Roma all’Eastwest Coffee, ad aprile risponde al libro di Giuseppe Conte che lo accusa di essere amico di Draghi con una nota fuori dai suoi canoni paludati, un mese fa si presenta al barbiere della Camera, gira per i corridoi, si fa vedere, alla fine di maggio partecipa a Napoli all’evento “Far crescere il Sud” e lì incontra Fico per una breve carrambata. Nel frattempo tra aprile e maggio incassa (e fa sapere urbi et orbi) due incarichi da curriculum “draghiano”: entra a far parte del board dell’European Council on Foreign Relations, uno dei principali think tank europei, e diventa professore onorario di studi sulla Difesa del King’s College di Londra. Fieno in cascina e da mettere sopra l’antica referenza di steward dello Stadio San Paolo.
L’aria di pareggio è un mood da cavalcare in giacca e cravatta, da coltivare soprattutto nelle segrete stanze, di cui discutere con Draghi o altri nelle cene in pizzeria ma che ha bisogno ogni tanto di mostrarsi a un pubblico più ampio, di esporsi. Di Maio fa la sua parte. Anche perché Luigi il 6 luglio compie solo 40 anni. E’ passato dall’apriscatole a questa dichiarazione rilasciata ieri: “L’insegnamento, dopo tutti questi anni, è che tra noi esseri umani e il caos ci sono le istituzioni. Dobbiamo sostenerle sempre, anche proponendo cambiamenti, ma teniamocele ben care”. Può succedere di tutto.