“Il modello societario Rai non può essere stravolto”. I paletti di Giorgetti

Il ministro difende il ruolo del Mef nella tv pubblica: "Non può essere compresso". Un segnale anche per la maggioranza alle prese con la riforma Rai. Le opposizioni all'attacco: "Tele Meloni"

11 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 06:48
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 Giancarlo Giorgetti fissa i paletti, le opposizioni vanno all’attacco al grido di “Telemeloni” e “procedura d’infrazione”. Ma, sulla riforma Rai, il ministro avverte: “Il modello societario non può essere stravolto”. Lo dice in audizione, molto attesa, nell’ottava commissione al Senato. La prima convocazione, prevista per il 26 maggio, era slittata e anche allora ci furono proteste. Lo stallo va avanti da mesi – ci sarebbero perplessità anche nella maggioranza e dubbi a Palazzo Chigi – mentre la commissione di Vigilanza risulta azzoppata da mesi e mesi. Il testo in discussione dovrebbe recepire le indicazioni europee contenute nell’European media freedom act. Ieri Giorgetti ha aggiunto un altro tassello al dibattito: “La Rai è una società per azioni e, come tale, non può che seguire la disciplina societaria e di diritto comune dettata dal codice civile”. Il titolare del Mef non ha escluso modifiche, purché siano “compatibili con la disciplina”. Ovvero non siano tali da “annullare i tratti essenziali della disciplina generale che regola le società per azioni”. In questo solco, Giorgetti ha dunque rivendicato il ruolo del suo ministero nella tv pubblica, che non può essere marginalizzato. “Ricordo che, a normativa vigente, sono solo due su sette i componenti designati dal Consiglio dei ministri su proposta del Mef”. Prerogative che per Giorgetti non sono “ulteriormente comprimibili”.
La proposta di cui si discute in Commissione prevede che sei membri del Cda siano eletti dal Parlamento (tre per la Camera e tre per il Senato) mentre il settimo sia scelto dai dipendenti. Anche rispetto alla nomina dell’amministratore delegato, il ministro ha specificato, allo stesso modo, che “comprimere le prerogative dell’azionista, che sono già di mera proposta, risulterebbe incoerente, anche funzionalmente”. Si tratta comunque di un aspetto su cui, in ogni caso, “da parte dei servizi tecnici della Commissione Ue non sono stati sollevati rilievi strutturali”. Il riferimento è alle indicazioni, alla lettera che da Bruxelles è arrivata in Via XX settembre. Quanto ad eventuali riduzioni del canone, infine, sarebbe necessario “prevedere la riduzione, in misura corrispondente, degli obblighi di servizio pubblico e dei costi operativi”, ha ricordato Giorgetti. Ma il suo intervento non ha affatto convinto le opposizioni, tornate subito sulle barricate.
Per il Pd la maggioranza vuole solo “occupare la Rai, come stanno facendo con TeleMeloni”. Anche Avs va nella stessa direzione, mentre il M5s con Barbara Floridia si scaglia contro il ministro: “Ma lo ha letto il Media Freedom Act?”. La senatrice chiede quindi una nuova audizione in commissione di Vigilanza (da lei presieduta). Per la maggioranza è Maurizio Gasparri a parlare, “con un approccio laico”, assicurando: “Se Giorgetti dice che le norme Rai non contrastano con l’Ue ne terremo conto”. Quindi aggiunge: “Siamo aperti al confronto e vogliamo rispettare le nuove regole europee”. I pareri di Giorgetti (e quelli della settimana scorsa in commissione Bilancio) erano necessari per superare l’impasse. Almeno a livello tecnico. Il dibattito politico ora va avanti. E le polemiche pure. (