L’Ucraina è il banco di prova della libertà europea. Per l’Italia è ora di contare di più in Europa. Il discorso di Casini

"L'Europa deve trarre dal disimpegno americano nuove opportunità e prendere in mano il proprio destino. Oggi non ci sono vie di fuga e la politica deve recuperare il proprio ruolo pedagogico", dice il senatore

11 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 17:52
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Cari colleghi, Signora Presidente,
dopo 43 anni di vita parlamentare sento come non mai attuali le parole di Winston Churchill: “La storia non sarà gentile con coloro che non hanno lottato per la libertà”.
La nostra libertà, il banco di prova a cui siamo chiamati è oggi l'Ucraina e la necessità di garantire, con la sua difesa, il diritto internazionale violato da Putin e di assicurare una prospettiva di pace.
Per me e per noi, l'Ucraina non si vende, si difende.
Con buona pace per lo screanzato Ambasciatore russo che si permette di insolentire il Presidente Mattarella.
A questi principi sono fiero che si siano ispirati, dal 2022 a oggi, i governi della Repubblica Italiana. Recentemente vedo da più parti affiorare pericolosi cedimenti, sentimenti mai sopiti di acquiescenza verso gli aggressori, sovranismi filorussi: confido che essi rimangano minoritari.
La realtà è che nessuno avrebbe immaginato, dopo quattro anni, che si solidificasse la capacità di resistenza di un popolo che lotta per la propria libertà. Purtroppo l'unica guerra che la Russia sta vincendo è quella della propaganda e della mistificazione: ma anche questa retorica si sta affievolendo davanti all’evidenza dei fatti.
Nemmeno l’80 per cento del solo Donbass è nelle mani dell’invasore che si sta accanendo in bombardamenti contro i civili inermi.
Migliaia e migliaia di ragazzi, truppe mercenarie straniere mandate allo sbaraglio da Putin hanno lasciato la vita sui campi di battaglia in una guerra che non è mai stata loro, prime vittime di un totalitarismo senza confini.
Proprio ciò che capita in quella parte d'Europa, dimostra che, per quanto disorientante sia la crisi dell'Occidente, i valori fondanti delle democrazie liberali sono capaci di resistenze imprevedibili. La politica dell’Amministrazione Trump mira a basare sulla forza le nuove regole nel rapporto fra gli Stati, ma io ritengo che la prepotenza non potrà mai sostituire la concertazione e quel multilateralismo che, da Westfalia a oggi, ha guidato la vita dei popoli dovrà prima o poi riemergere con maggiore autorevolezza.
L'Europa deve trarre dal disimpegno americano nuove opportunità e prendere in mano il proprio destino. Per troppi anni abbiamo confidato nella protezione dell'Alleanza Atlantica senza assumerci responsabilità. Su questo, sia Obama che Biden, ci avevano più volte richiamato, ma noi abbiamo solo risposto con impegni di facciata.
Oggi non ci sono vie di fuga e la politica deve recuperare il proprio ruolo pedagogico. Dobbiamo spiegare agli italiani che la difesa europea è una necessità non per offendere qualcuno (nessun governante democratico è disposto ad affrontare avventure di questo tipo), ma per garantire ai nostri figli di non dover essere sudditi di alcun potere esterno.
Le minacce militari, economiche e politiche possono essere affrontate solo con una rinnovata fede europea e un impegno a ribadire le regole della nostra convivenza comune. Vorrei per questo vedere il governo sempre più convinto nell’idea di implementare le cooperazioni rafforzate e di superare il diritto di veto: chiedere di più e di meglio all’Europa è possibile solo se essa può disporre di strumenti decisionali adeguati.
Un'Europa che si apre ai Balcani - assolutamente giusto - deve avere meccanismi di funzionamento adeguati alle sfide. Il voto all'unanimità non è tra questi.
Sull'Ucraina in Europa: l’Italia deve essere chiara, questo approdo va assicurato! Anteporre a queste garanzie diritti di precedenza o questioni come quelle agricole (sacrosante ma che dovranno essere affrontate nel prossimo ventennio) significa crearsi alibi di comodo per non affrontare o rinviare la questione, cioè per chiudere una porta che va tenuta aperta.
A proposito dei formati che vanno e vengono, nei giorni scorsi il presidente polacco Tusk ha affermato che la nostra Presidente del Consiglio non avrebbe gradito il formato della riunione a Londra dei giorni scorsi con Germania, Francia e Ucraina. Non so se risponde al vero, ma nemmeno noi abbiamo gradito che l'Italia non fosse parte di questo gruppo di testa che sempre più si impegna a supplire l'assenza americana nell'aiuto all'Ucraina e a impostare le necessarie riflessioni per arrivare a una pace giusta.
Onorevole Presidente, è lì il nostro posto, nel gruppo di testa di un’Europa che sceglie di non essere subalterna e consolida il proprio ruolo nel mondo. Non per escludere gli altri, ma per spingere in avanti il cammino europeo. Poi, certo, dovrà essere una voce sola a rappresentarci nelle trattative.
Infine sulla questione mediorientale. L’iniziativa israelo-americana verso l'Iran, priva della necessaria strategia, ci consegna oggi un riesplodere degli scontri militari e un attore internazionale come l'Iran che ha aumentato il suo grado di pericolosità.
Il regime è sempre più forte e sempre più monopolizzato dagli estremisti. Lo stretto di Hormuz è diventato la chiave strategica dei pasdaran per ricattare l'intero mondo.
Il Libano è drammaticamente coinvolto negli eventi e la Palestina è diventata un luogo di moltiplicazione delle sofferenze. In questo contesto, risulta sempre più evidente la necessità di essere chiari rispetto alla politica del governo dello Stato di Israele.
La Presidente del Consiglio ha detto alla Camera che l’isolamento di Israele è controproducente e rischioso per tutti. Concordo, nel nostro codice genetico non può che esserci una forte amicizia con lo Stato di Israele, ma questo non può coincidere con la complicità nei confronti di un governo che sta ampiamente compromettendo la causa dell'intero mondo ebraico.
A tal riguardo bisogna essere chiari sulle sanzioni: già 10 Stati di primo piano hanno assunto provvedimenti in proposito. In questo caso non è necessario aspettare l’Europa per dare un segnale chiaro.
Lei ha richiamato questa mattina la tradizionale posizione dell’Italia in ordine a “2 popoli 2 Stati”. Ineccepibile. Essa è nella storia della nostra politica estera, ma davanti all’escalation di questi mesi non basta più.
Vede, negli ultimi tempi sempre più spesso si parla di “coloni violenti” e, anche in questo Parlamento, si sono evocate giuste sanzioni. Ma non vorrei che smarrissimo la consapevolezza che il tema non sono solo i coloni che ammazzano i palestinesi, ma sono di per sé i coloni che si insediano massicciamente in Cisgiordania e in genere nei territori del potenziale Stato palestinese.
Il governo di Netanyahu continua ad autorizzare nuovi insediamenti che per la comunità internazionale sono illegali. E’ il minimo che possiamo fare mettere al bando, ad esempio, i prodotti agricoli che vengono da quei territori…
Il Ministro Ben-Gvir ci ha insultato: ma prima di noi ha insultato il Capo dello Stato di Israele, a dimostrazione che la politica di quello Stato è in mano a estremisti da cui dobbiamo dissociarci con forza se vogliamo bene allo Stato di Israele.
Auspico che su questo terreno si possa avere una certa consonanza fra maggioranza e opposizione perché i governi possono passare - il suo come quello di altri - ma l’Italia rimane e deve avere una posizione rispettata e coerente nel mondo.