Politica
I timori della maggioranza •
Meloni prova a disinnescare Vannacci: “Non siete la vera destra”. E Conte cade sulle “ginocchiere”
Alla Camera per la prima volta la premier attacca i futuristi, che annunciano "battaglia totale". Il deputato M5s Silvestri la accusa di essersi messa in ginocchio di fronte a Trump e Netanyahu e offre un assist per oscurare il dibattito (e le critiche): "Questi lavorano sempre per me", se la ride Meloni
12 GIU 26

Le “ginocchiere” di Francesco Silvestri diventano un boomerang per l’opposizione. Le polemiche per l’uscita improvvida del deputato M5s oscurano mezzo dibattito, tanto che Meloni uscendo dall’Aula di Montecitorio concede una battuta ai cronisti: “Questi lavorano per me”. Ma la novità politica è che la premier non se la prende solo con le opposizioni e attacca Roberto Vannacci, “funzionale alla sinistra”. Lo aveva citato nella conferenza stampa di inizio anno, esprimendo perplessità per le posizioni del generale su Kyiv. Era ancora vicesegretario nella Lega. Ma adesso c’è la destra alla destra di Meloni e in Via della Scrofa è un problema.
La giornata delle comunicazioni in vista del Consiglio europeo parte piano. Meloni si presenta alla Camera vestita d’azzurro, accanto a lei i ministri, non ci sono però Guido Crosetto e Matteo Piantedosi. La premier si appella “alla buona fede”, che entrambi gli schieramenti dovrebbero riconoscersi. Buoni propositi che si infrangono poco dopo tra attacchi reciprochi. Per Meloni quello delle opposizioni, di Giuseppe Conte ed Elly Schlein, è un “armamentario ridicolo” perché il suo governo – dice – non è illiberale. Se la prende con i burocrati di Bruxelles ma rivendica gli sforzi in Europa, sull’energia e sui migranti. E pure sulle spese militari: “Pronti ad assumerci le nostre responsabilità e lo ribadiremo al vertice Nato, dove l’Italia si presenterà con il 2,8 per cento investito in difesa e sicurezza”. Poi segnala, e probabilmente non a caso, che “l’aumento dello 0,71 per cento”, è legato alla sicurezza sul territorio. C’è poi il tema Ue e gli attacchi duri al formato E3 – Macron, Merz, Starmer – “che produce debolezza, confusione” e non rappresenta l’Europa. Sull’Ucraina “nessuna delega all’America”, serve una voce unica e un inviato europeo per mediare con Putin. Mario Draghi? “Non si potrebbe dire di no”, rispondono i meloniani. Più tardi anche il capo dello stato Sergio Mattarella dirà, dopo la consueta colazione con Meloni prima dei vertici europei: è “molto opportuno che l’Ue si presenti con una voce sola”. Il sostegno a Kyiv comunque non è in discussione, avanti con la pressione economica su Mosca, e non c’è “nessuna ambiguità”, assicura poi Meloni ribattendo a chi, come Piero Fassino (e non solo) dall’opposizione l’accusa di essere stata fin troppo tiepida nel suo discorso. L’ex ministro della Difesa, il dem Lorenzo Guerini, al Foglio, la mette così: “Almeno ha detto qualcosina in più della risoluzione di maggioranza, in cui non c’è proprio niente. Comunque molto poco”. Così come poco, o niente, è lo spazio riservato a Donald Trump, mentre Israele “non va isolato, è pericolo”, dice ancora la premier. Si va avanti così fino alle repliche. E’ all’ultimo che Meloni si accende, per rispondere a Silvestri. Per il deputato M5s anziché “raddrizzare la schiena” di fronte a Trump e Netanyahu, la presidente del Consiglio “ha indossato le ginocchiere”. Meloni coglie la balla al balzo, rivendica la sua storia e va all’assalto su uno degli aspetti più sensibili a sinistra. “Mi chiedo se il punto del rispetto delle donne sia ascoltare un collega che mi dice che ho indossato delle ginocchiere. Vi dà fastidio che la prima donna presidente del Consiglio sia arrivata dalla destra, perché voi non siete stati capaci a proporla”. Il deputato dovrà poi scusarsi, chiarirà anche Conte. Dal M5s dicono di essere stati strumentalizzati, ma quelle espressioni sono state quantomeno un grande autogol. Arriva alla premier anche la solidarietà di alcune parlamentari Pd, come Lia Quartapelle, in molte non hanno gradito l’intemerata M5s. Il senso politico della giornata, si diceva, è però un altro e resta al di là della bagarre sul sessismo, vero o presunto. Si registra poco prima quando Meloni replica all’ex FdI, oggi futurista, Pozzolo. Gli ricorda che Fn “per sei volte ha votato contro la fiducia al governo. Non mi si parli di vera destra perché la vera destra non è mai funzionale alla sinistra”. E’ un fatto nuovo e non da poco. La Lega, Matteo Salvini, non contiene l’avanzata di Vannacci. Meloni deve prendere posizione per la prima volta. I Futuristi si sfregano le mani, è un riconoscimento. Rossano Sasso, dopo il duro intervento della collega Ravetto (“avete tradito gli italiani) esce dall’Aula con passo spedito: “Ora è guerra totale”. Edoardo Ziello aggiunge: “Abbiamo tirato una bella bordata, siamo come la legione straniera”. In Via della Scrofa si preoccupano davvero. Come dice un colonnello meloniano: “Con altre due-tre ospitate da Gruber questi arrivano al 20 per cento”.
