“Sediamoci tutti attorno a un tavolo”, dice Spadafora a Onorato e a Ruffini, guardando a Salis e a Renzi

"La sinistra esca dai circoletti romani", dice l'ex sottosegretario, fondatore dell'associazione Primavera. "La sindaca di Genova rappresenta una delle poche figure nuove capaci di parlare oltre i confini tradizionali del centrosinistra”. E su Renzi serve "il coraggio della verità: è tornato a fare opposizione vera"

13 GIU 26
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Foto Ansa

“Se ci mettessimo tutti attorno a un tavolo, tra persone che vogliono costruire la quarta gamba del centrosinistra, faremmo una cosa buona per il paese”. A proporlo è Vincenzo Spadafora, ex sottosegretario nel governo Conte I e fondatore dell’associazione Primavera. E lo propone nel giorno in cui il Progetto Civico dell’assessore romano Alessandro Onorato diventa “forza politica stabile”. “Ma è assolutamente necessario mettersi tutti insieme”, dice Spadafora, alludendo a Onorato, ma anche a Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate da tempo impegnato al centro del centrosinistra, e, tra gli altri, a Matteo Renzi e Silvia Salis. Proprio oggi, Spadafora? “Nelle interviste spesso ripetiamo tutti le stesse cose, ci parliamo singolarmente, ma non c’è stato un momento di sintesi in cui vengano meno le velleità personali e si faccia un discorso di gruppo”. Quindi bisogna unire le sigle? “Non solo: bisogna mettersi al lavoro per un progetto comune che possa scaldare i cuori, invece in questo momento mi sembrano tutte operazioni tra addetti ai lavori”.
Chissà che cosa diranno gli altri. Intanto però Spadafora invita la sinistra “a uscire “dai circoletti romani”. E a ripensare al referendum: “Un’onda positiva, ma invece di riunirci ciascuno si è messo a fare un percorso autonomo”. Con chi ce l’ha? Con Onorato? Con Ruffini? “Ho dialogato in questi mesi con Onorato e Ruffini. E sono convinto che l’impegno di ciascuno di noi sia utile. Personalmente non ho mai creduto, però, che Primavera da sola potesse rappresentare l’alternativa che gli italiani cercano. E spero non lo pensino gli altri. L’operazione di Onorato è tutta interna al Pd e risponde alla necessità di tenere insieme civici di area che altrimenti potrebbero posizionarsi altrove. Va bene, ma è un’operazione a saldo zero per il centrosinistra: non intercetta nuovi elettori. A Bettini, ispiratore del progetto, riconosco storia e intelligenza, ma c’è un tempo per accompagnare e un tempo per lasciare spazio. Con Ruffini c’è rispetto, stima e condivisione di molti obiettivi. Ma il punto non è sommare nomi, ambizioni o sensibilità. Il punto è capire chi può davvero parlare al paese e chi può unire il centrosinistra e portarlo a vincere nel 2027”. Per questo serve “generosità”, dice Spadafora. Verso chi? “Oggi le uniche due personalità in grado di trasformare il loro consenso personale in voti per un progetto politico sono Silvia Salis e Roberto Vannacci. Sul secondo penso tutto il peggio possibile, ma faremmo male a sottovalutarlo. Silvia oggi rappresenta una delle poche figure nuove, forti, credibili, capaci di parlare oltre i confini tradizionali del centrosinistra”.
E Schlein? E Conte? “Schlein ha tenuto insieme il Pd e ha dato una prima forma al campo largo. Solo che oggi non basta più. Ed è chiaro che c’è una competizione tra Schlein e Conte, ma non possono dire di volere il bene del paese e poi perdere tempo prezioso nel costruire una alternativa vera”. Spadafora invoca anche “il coraggio della verità”, alludendo a Matteo Renzi: “Si può essere stati avversari, si possono avere avuto distanze profonde, ma oggi va riconosciuto che Renzi è tornato a fare opposizione politica vera. È più sobrio, più netto, fondamentale per la costruzione di un’alternativa”.