Il problema politico dietro la bocciatura della riforma sui medici di famiglia

Se i medici di base restano dentro il vecchio schema, autonomi, frammentati, poco integrati con il sistema pubblico il rischia è di lasciare irrisolto il punto decisivo della sanità italiana: cosa accade al cittadino prima di arrivare in ospedale

14 GIU 26
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Foto LaPresse

La storia l'avrete vista. La bocciatura della riforma dei medici di famiglia, avvenuta mercoledì scorso, è un errore del governo, più importante di quanto sembri. Non perché l’idea di trasformare automaticamente tutti i medici di base in dipendenti pubblici fosse necessariamente la soluzione perfetta, ma perché la rinuncia a una riforma vera della medicina territoriale rischia di lasciare irrisolto il punto decisivo della sanità italiana: cosa accade al cittadino prima di arrivare in ospedale. Il governo aveva promesso una svolta su liste d’attesa, Case della comunità, assistenza di prossimità. Ma se i medici di famiglia restano dentro il vecchio schema, autonomi, frammentati, poco integrati con il sistema pubblico, un rischio esiste: che le strutture finanziate dal Pnrr restino scatole nuove con dentro un’organizzazione vecchia. Il problema politico è evidente. La destra denuncia da anni inefficienze, burocrazia, liste d’attesa, distanza tra cittadini e servizi. Ma quando arriva il momento di modificare uno dei nodi strutturali del sistema, arretra davanti alle resistenze di corporazioni. Senza un piano alternativo, la frenata del governo, come ricordano diversi presidenti di regione di destra, non sarà ricordata come prudenza, ma come resa. E per un governo che ha costruito parte della propria identità sulla capacità di decidere, rinunciare alla riforma della sanità territoriale significa offrire all’opposizione un argomento semplice: avete promesso di cambiare la sanità, ma vi siete fermati davanti al primo muro. Reagire si può. Forse si deve.
     
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