Politica
L'intervento •
Piantedosi: “Sì a un patto sulla sicurezza”
Rimpatri e non solo. Il ministro dell’Interno apre alla proposta del Foglio e invita opposizioni, sindaci, regioni e magistratura a un tavolo urgente: “E’ tempo di uscire dalle polemiche strumentali. Partiamo subito dai Cpr. Ora convincere chi preferisce anteporre la polemica pregiudiziale alla soluzione dei problemi”

Gentile direttore, ho letto con grande attenzione il suo editoriale che introduce elementi e spunti di discussione utilissimi su temi fondamentali come la sicurezza pubblica e il contrasto all’immigrazione irregolare. Argomenti tra loro connessi e di grande attualità nel dibattito pubblico, talvolta convulso.
Lei auspica argutamente “un patto repubblicano tra maggioranza, opposizione, sindaci, regioni, magistratura” in particolare per quel che riguarda “una politica nazionale dei rimpatri”. Mi trova completamente d’accordo con lei.
Da sempre sono convinto che la sicurezza sia una precondizione per l’esercizio della libertà. E pertanto, ferma restando la responsabilità di chi ha il compito di legge di doverla garantire ai cittadini, è del tutto auspicabile in politica e tra le istituzioni ogni possibile convergenza verso soluzioni condivise che taglino fuori impostazioni ideologiche e polemiche strumentali.
Neutralizzare un terrorista, fermare un criminale, allontanare un immigrato pericoloso e che non rispetta le nostre leggi, bloccare una persona violenta è interesse di chiunque abbia a cuore la nostra comunità.
Eppure mai come sul tema sicurezza-immigrazione si rileva un dibattito caratterizzato da posizioni spesso pregiudiziali, infondate, disconnesse dalla realtà. Sicuramente superficiali.
In questa legislatura sono crollati gli sbarchi di migranti irregolari, stiamo raddoppiando i rimpatri, sono calati i reati, si è attuata la più consistente operazione di assunzioni di forze di polizia dagli anni Ottanta, si sono ottenuti risultati contro la criminalità organizzata con arresti importanti e considerevoli sequestri di patrimoni, sono stati espulsi 251 stranieri considerati pericolosi per la sicurezza nazionale, c’è stato un investimento straordinario per sistemi di videosorveglianza ed altre dotazioni tecnologiche. Eppure nel dibattito pubblico il tema della sicurezza è caratterizzato da un misto di allarmismo e strumentalizzazione, come se fossimo allo sbando. La verità è che la sicurezza in Italia è un tema fondamentale ma non rappresenta un’emergenza fuori controllo. Dieci anni fa nel nostro Paese si registrava il 15 per cento dei reati in più, gli sbarchi erano il quintuplo, gli omicidi erano superiori del 40 per cento.
Eppure, questa innegabile realtà dei fatti non frena le polemiche: in merito all’immigrazione, ad esempio, nei giorni scorsi un Sindaco di una importante città ha criticato il nostro governo lamentandosi che si farebbero pochi rimpatri, nonostante appartenga ad una parte politica che, quando governava, ne faceva molti di meno. Ma, soprattutto, quando gli è stato proposto di fare un CPR nella sua città, ha detto che “non serve”. Nonostante che dai CPR passi l’80 per cento dei rimpatriati. Dunque si sottolinea un problema disconoscendone la soluzione, con ciò evidenziando una vocazione alla polemica senza avere a cuore la concreta soluzione dei problemi.
Ma c’è di più: ci sono stati esponenti politici che hanno utilizzato i dati relativi ai risultati ottenuti in questi ultimi anni su questi temi in un primo momento per argomentare l’impegno del nostro governo; poi, una volta passati all’opposizione, hanno citato gli stessi dati per sostenere, al contrario, una scarsa attenzione allo stesso problema.
Valuti lei se è un modo costruttivo di affrontare i problemi.
Quanto alla sicurezza delle nostre città, ho personalmente curato questo tema, in questi quasi quattro anni di mandato, anche recandomi personalmente nelle principali città italiane per motivare i responsabili territoriali e portare risorse e soluzioni ai problemi. Il più delle volte è stato riconosciuto. Infatti, sul lato della prevenzione è stato messo in campo uno sforzo straordinario con le cosiddette zone rosse, le frequenti operazioni definite “ad alto impatto” e l’aumento della presenza di agenti sul territorio. In un primo momento si disse che erano iniziative da Stato autoritario; oggi vengono bollate come insufficienti.
Oggi sono a Palermo dove da più parti si lamenta l’asserita assenza dello Stato a seguito di una recrudescenza di episodi di criminalità ed estorsione sicuramente preoccupanti. Fatti gravissimi probabilmente orchestrati da soggetti già assicurati alla giustizia ed i cui autori, a loro volta, sono stati arrestati in soli pochi giorni dopo i delitti commessi. Lo Stato dunque c’è. E quando non riesce a prevenire i reati, sa individuare e punire i responsabili nella pressoché totalità dei casi.
Caro direttore, come Ministro dell’Interno e autorità nazionale di pubblica sicurezza sono pronto a rinnovare il “patto repubblicano” da lei intelligentemente proposto. E’ sicuramente interesse del nostro Governo ma sarebbe, soprattutto, un importante lascito al nostro Paese.
Occorrerà adesso convincere tante altre persone che preferiscono anteporre la polemica pregiudiziale e infondata al reale interesse alla soluzione dei problemi.
Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno