A Brescia la sindaca Castelletti vuole il campo stretto. Il Pd insorge

La prima cittadina socialista e civica non vuole i 5 stelle in giunta, rivendica tredici anni di centrosinistra senza grillini e cita la politica di Conte su Ucraina, Russia e opposizione al tram. Ma per il Partito democratico nazionale la coalizione per il 2028 si deciderà anche guardando a Roma

16 GIU 26
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Laura Castelletti (foto Ansa)

Già solo per aver dato i natali a Giuseppe Zanardelli, Mino Martinazzoli e Nanni Bazoli, Brescia non può essere considerata una piazza politica di serie B. Non diremo mai, come fanno costantemente i sondaggisti, che la Leonessa è un laboratorio che anticipa tutti i fenomeni politici dell’Italia ma sommando le tradizioni politico-culturali e l’importanza della sua economia collegata alla “Regione della A4”, Brescia un suo valore d’impatto ce l’ha. Specie poi se ciò che avviene tra musei e siderurgia ha una sua attualità come nel caso odierno dei rapporti tra centrosinistra classico e Movimento 5 stelle. Ebbene in una Brescia un po’ ridimensionata nel morale dalle sconfitte degli ultimi giorni sia nel calcio sia nel basket la sindaca in carica da tre anni Laura Castelletti ha scelto l’inizio di giugno per informare con un certo anticipo i bresciani che si ricandiderà alle prossime amministrative del 2028. E soprattutto che non ha alcuna intenzione di imbarcare nella sua giunta il partito di Giuseppe Conte. Al punto che il Corriere di Brescia che le ha dedicato ben due pagine fitte fitte ha titolato: “La sindaca: 5 stelle, no grazie”. Castelletti non è iscritta al Pd anche se il suo operato è descritto in grande continuità con quello del predecessore, Emilio Del Bono, uomo chiave del Pd lombardo e probabile candidato governatore al prossimo giro. Il partito di Schlein sostiene la giunta assieme a Italia viva, Sinistra italiana e due liste civiche.
I motivi della presa di posizione di Castelletti? Il primo è coerente. In questi 13 anni – 10 di Del Bono e 3 suoi – gli ex grillini si sono sempre opposti alle scelte amministrative. Dentro e fuori il Consiglio comunale. Perché cambiare strada? Il motivo, come si sa, è politico: si spera che con la formula del campo largo il Pd riesca a vincere a Roma come nei territori (non ultima la regione Lombardia) ma Castelletti risponde che Brescia non è disposta a far da cavia a esperimenti partoriti a livello centrale. Il centrosinistra in città già governa e bene, secondo la sindaca. Nei suoi tre anni si è rafforzato il rapporto tra i partiti del centrosinistra e le liste civiche e quindi non c’è alcun bisogno dei 5 stelle. Terzo, le posizioni in politica estera del partito di Conte, l’Ucraina e i rapporti con la Russia, non vanno giù a Castelletti e costituiscono un ulteriore motivo per tener chiusa la porta. E puntare sul campo stretto. Del resto Castelletti viene da una militanza socialista (“che non rinnego”) ed è finita nel movimento Brescia per Passione perché non c’era nessun altro partito che l’affascinasse. “Non ho mai pensato di iscrivermi ad Azione, Italia viva né tantomeno al Pd”. Classe 1962, sposata con due figlie, Castelletti è stata eletta la prima volta in Consiglio comunale nel ’91 e con Del Bono è stata vicesindaco per 10 anni. Nei programmi di una sua eventuale seconda sindacatura ci sono l’estensione della zona Ztl, il varo di una holding per le società partecipate e la costruzione di 600 alloggi sperando nell’aiuto di finanziatori privati e soprattutto della Cassa depositi e prestiti (il presidente è il bresciano Giovanni Gorno Tempini).
Il guaio però è che la porta chiusa a Giuseppe Conte non trova d’accordo il Pd. Che una volta rivendicava sempre l’autonomia locale delle scelte amministrative per le città e oggi invece rispolvera un qualcosa che assomiglia al centralismo democratico. Tesi: è la coalizione che propone una sindaca e non una sindaca che si costruisce una coalizione. Messaggio chiaro insaporito da qualche considerazione sull’eccessivo potere di un “cerchio magico” di Castelletti composto dai più stretti collaboratori e qualche assessore forte e da un deputato bresciano di Azione (Fabrizio Benzoni). Secondo la piddina Diletta Scaglia, consigliera comunale e presidente della direzione provinciale del Pd, se la sindaca non vuole i 5 stelle è un problema suo. “Brescia non può essere isolata dalle dinamiche nazionali, nel 2028 dovremo vedere quale sarà il quadro generale”. Ovvero come saranno andate nel frattempo le politiche del 2027 e che esito avrà avuto il campo largo. Intanto il Pd contesta anche l’affermazione che tra i 5s ci sono solo dei trinariciuti oppositori. “Laura Gamba e Guido Ghidini – dice Fabio Capra, consigliere comunale e storico esponente del Pd bresciano – sono persone serie, capaci e distinte”. Insomma nonostante che il partito di Conte a Brescia sia stato sempre contrario al tram, la principale opera pubblica sostenuta dal centrosinistra, poco male. Bisognerà trovare una quadra, dice il Pd. Anche perché a Roma il tram che conta, quello che porta a Palazzo Chigi, passa solo una volta.