Niente imbrogli con i conti sulla Difesa

Non si può usare il Safe in sostituzione delle spese di bilancio. Ascoltare Crosetto

17 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 17:45
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Il ministro Crosetto ricevuto dal segretario alla Difesa Hegseth a Washington il 15 giugno (Associated Press / LaPresse)

“Per adesso è in sospeso. Non sappiamo ancora se l’Italia ci aderirà o meno”. Le parole pronunciate alla Camera da Guido Crosetto sul Safe hanno un merito: riportano il dibattito sulla difesa fuori dalla propaganda e dentro la realtà. Il ministro ha spiegato che, per quanto riguarda la Difesa, “è stato predisposto tutto ciò che serve” per rispettare “i tempi e gli impegni che abbiamo preso in ambito Nato”. Ha aggiunto che l’eventuale adesione al Safe consentirebbe “di anticipare investimenti che altrimenti dovrebbero essere posticipati”. Poi ha ricordato il punto decisivo: la scelta non spetta solo alla Difesa, ma al ministero dell’Economia e al governo. Crosetto non dice no al Safe. Dice sì a un Safe che serva a fare di più. Uno strumento europeo per la difesa ha senso se aggiunge risorse, anticipa programmi, sostiene l’industria, rende più credibili gli impegni Nato. Ne ha meno se diventa una scorciatoia contabile: tolgo risorse nazionali, prendo prestiti europei, racconto che rafforzo la difesa, ma alla fine non aumento davvero la capacità del paese. Quando Crosetto dice “continuate a chiedere a me cose che dovete chiedere a Giancarlo”, ricorda dove sta il nodo. La Difesa può indicare fabbisogni, piani, investimenti, rischi di rinvio. Ma decidere se le risorse saranno aggiuntive o sostitutive è materia di bilancio. Ed è una scelta politica. L’Italia ha davanti uno strumento europeo utile, ma deve decidere se usarlo per rafforzarsi o per coprire la propria difficoltà a mettere soldi veri sulla sicurezza. E il punto è questo: il governo vuole usare questo strumento per costruire una politica seria della difesa o per continuare a promettere più sicurezza spendendo meno del necessario? Il ministro della Difesa, in Inghilterra, si è dimesso per questo. Speriamo che Crosetto riesca a fare quello che il suo collega in Inghilterra non è riuscito a fare: convincere il suo governo a uscire dalla propaganda, quando si parla di Difesa, occupandosi di come proteggere, nella realtà, i cittadini. Con i fatti, non con le parole e con i giochi di prestigio contabili.