Celo, manca: ma che cosa vuol dire, esattamente, essere l’alternativa? La storia che vi stiamo per raccontare non è un retroscena come gli altri, non è una raccolta di pettegolezzi, non è un insieme di supposizioni. La storia che vi stiamo per raccontare è una scena, una scena vera, che si manifesta in modo piuttosto ricorrente dalla fine di marzo, da quando cioè il cosiddetto
campo largo, quella variopinta armata Brancaleone che si riconosce all’interno dell’espressione centrosinistra e che a poco a poco sta trovando persino il coraggio di scattarsi delle foto in un ristorante, con qualche assente, si è convinto, con qualche buon argomento, che la vittoria al referendum costituzionale fosse lì a mostrare un percorso inevitabile, dalle tempistiche incerte ma dall’esito scontato: il governo del paese.
Dalla fine di marzo fino a qualche giorno fa, fino a quando cioè le elezioni amministrative hanno mostrato al campo largo una solidità inferiore rispetto alle attese, una delle attività che hanno tenuto maggiormente occupato il centrosinistra, nel tempo libero, è stata una discussione che non merita di restare ancora clandestina. Una discussione inconfessabile ma reale, che nessun dirigente del Pd, del M5s, di Avs e di Italia viva ammetterà mai e che restituisce però con chiarezza quanto il campo largo sia convinto di avere già un piede nelle stanze del prossimo governo. La discussione, lo avrete capito, riguarda un tema preciso, che ricorda da lontano le chiacchiere dei ragazzi di un tempo impegnati a scambiarsi le figurine: celo, manca. Il “celo, manca”, in questo caso, riguarda le caselle previste, immaginate, discusse all’interno delle liste dei ministri di un non impossibile governo del futuro.
E in un mix di millanteria e di realtà non c’è dirigente appartenente ai principali partiti del centrosinistra che negli ultimi mesi non abbia fatto i conti con una lista. Nelle ultime settimane, abbiamo interrogato alcuni importanti esponenti del campo largo, garantendo loro l’anonimato, e abbiamo messo insieme i nomi che popolano allegramente queste liste. Le caselle politiche ricorrenti indicano circa diciotto posti da assegnare (più altri tre o quattro che compaiono in altre liste).