I "pizzini" del governo Schlein: Ruffini al Mef, Fratoianni al Lavoro...e Conte? Presidente del Senato

Il campo largo si sente così certo di trionfare da avere già immaginato come dovrà essere il suo governo. Cosa vuol dire “alternativa”? Viaggio spericolato tra le liste dei ministri in pectore, con nomi, cognomi e anche un caso Bonelli

18 GIU 26
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Foto Ansa

Celo, manca: ma che cosa vuol dire, esattamente, essere l’alternativa? La storia che vi stiamo per raccontare non è un retroscena come gli altri, non è una raccolta di pettegolezzi, non è un insieme di supposizioni. La storia che vi stiamo per raccontare è una scena, una scena vera, che si manifesta in modo piuttosto ricorrente dalla fine di marzo, da quando cioè il cosiddetto campo largo, quella variopinta armata Brancaleone che si riconosce all’interno dell’espressione centrosinistra e che a poco a poco sta trovando persino il coraggio di scattarsi delle foto in un ristorante, con qualche assente, si è convinto, con qualche buon argomento, che la vittoria al referendum costituzionale fosse lì a mostrare un percorso inevitabile, dalle tempistiche incerte ma dall’esito scontato: il governo del paese. Dalla fine di marzo fino a qualche giorno fa, fino a quando cioè le elezioni amministrative hanno mostrato al campo largo una solidità inferiore rispetto alle attese, una delle attività che hanno tenuto maggiormente occupato il centrosinistra, nel tempo libero, è stata una discussione che non merita di restare ancora clandestina. Una discussione inconfessabile ma reale, che nessun dirigente del Pd, del M5s, di Avs e di Italia viva ammetterà mai e che restituisce però con chiarezza quanto il campo largo sia convinto di avere già un piede nelle stanze del prossimo governo. La discussione, lo avrete capito, riguarda un tema preciso, che ricorda da lontano le chiacchiere dei ragazzi di un tempo impegnati a scambiarsi le figurine: celo, manca. Il “celo, manca”, in questo caso, riguarda le caselle previste, immaginate, discusse all’interno delle liste dei ministri di un non impossibile governo del futuro. E in un mix di millanteria e di realtà non c’è dirigente appartenente ai principali partiti del centrosinistra che negli ultimi mesi non abbia fatto i conti con una lista. Nelle ultime settimane, abbiamo interrogato alcuni importanti esponenti del campo largo, garantendo loro l’anonimato, e abbiamo messo insieme i nomi che popolano allegramente queste liste. Le caselle politiche ricorrenti indicano circa diciotto posti da assegnare (più altri tre o quattro che compaiono in altre liste).
E sulla base dei sondaggi di oggi, la suddivisione studiata, immaginando lo scenario ritenuto più probabile in caso di vittoria, ovvero Elly Schlein a Palazzo Chigi, è grosso modo questa: nove caselle al Pd, quattro al M5s più una presidenza del Senato, tre ad Avs, una a Italia Viva e poi qualche tecnico. Le liste, in molti casi, in tantissimi casi, non coincidono. Ma in molte liste l’elemento interessante è che Angelo Bonelli compare in quasi tutti i posti, ma raramente in quello che dovrebbe essere il suo: l’Ambiente. Ed evidentemente i compilatori di liste si rendono conto che ci sono ministri inevitabili che ambiscono minacciosamente a ruoli forse più grandi di loro. Quello che segue è un resoconto freddo, il più possibile, di quella che dovrebbe essere, potrebbe essere, l’alternativa.
Presidente del Consiglio: Elly Schlein (Pd). Ministro dell’Economia: Ernesto Maria Ruffini (in alcune liste compare anche Alessandro Rivera, in pochissime Antonio Misiani). Ministro degli Esteri: in qualche lista, poco credibile, compare Matteo Renzi (Italia viva), in molte liste compare Paolo Gentiloni (Pd), in pochissime Giuseppe Provenzano (Pd). Giuseppe Conte, nelle liste dei ministri, non compare quasi mai, ma un motivo c’è. Ministro della Difesa, all’unanimità o quasi: Lorenzo Guerini (Pd). Ministro della Salute: Mariolina Castellone (M5s). Ministro del Lavoro: Nicola Fratoianni (Avs). Ministro dell’Ambiente: compare spesso Chiara Braga (Pd), ma ci fidiamo dell’unica lista in cui compare Angelo Bonelli (Avs), che in altre liste compare al ministero dell’Interno, al ministero dello Sviluppo, al ministero della Transizione ecologica, al ministero della Pubblica amministrazione. Ministro della Funzione pubblica: Stefano Patuanelli (M5s). Ministro dello Sviluppo: Andrea Orlando (Pd). Ministro delle Comunicazioni: Barbara Floridia (M5s). Ministro delle Infrastrutture: Stefano Bonaccini (Pd). Ministro dell’Interno: Franco Gabrielli, ex capo della Polizia. Ministro dell’Istruzione: in una lista compare Giuseppe De Cristofaro (Avs), in un’altra Anna Ascani (Pd), in un’altra Pierfrancesco Majorino (Pd). Ministro della Ricerca: Michele Fina (Pd). Ministro per il Mezzogiorno: Pasquale Tridico (M5s). Ministro della Giustizia: il tecnico più amato da Schlein, su questi temi, Andrea Pertici (in alternativa compare spesso Anna Rossomando, Pd). Rapporti con il Parlamento: Igor Taruffi (Pd). Pari opportunità: Marta Bonafoni (Pd). Affari sociali: Gilda Sportiello (M5s). Ministro della Cultura: in una lista compare Maria Elena Boschi (Italia viva) e in un’altra Marco Furfaro (Pd). Elisabetta Piccolotti (Avs) compare per un possibile ministero della Casa. Ministro per gli Affari europei: Marianna Madia (Iv). Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con pieni poteri assoluti: Francesco Boccia (Pd). Presidente del Senato: Giuseppe Conte, con vista naturalmente sul Quirinale del 2036. In nessuna lista consultata compare un nome (credibile) per il presidente della Camera (in una lista compare Laura Boldrini, del Pd, in un’altra Maria Elena Boschi, Iv, in un’altra ancora Elisabetta Piccolotti, Avs).
Di fronte a questa lista si potrà provare piacere, si potrà provare terrore, si potrà provare disagio, si potrà provare spaesamento. Ma comunque la si voglia vedere, è una lista che restituisce un tema preciso. Anzi, forse due. Il primo tema, ma non c’era bisogno di questa lista per capirlo, è che il centrosinistra è piuttosto convinto di avere la strada spianata per andare presto al governo, a prescindere da quella che sarà la legge elettorale, e parla così tanto del governo futuro da averne in mente almeno una dozzina. Il secondo tema, ma non c’era bisogno di questa lista per capirlo, è che il centrosinistra, alla luce delle liste prevalenti, dovrà fare qualche sforzo per non ripetere gli errori del centrodestra, in termini di classe dirigente su cui scommettere. Serviranno creatività, competenze, un raggio d’azione più largo e una risposta a un problema su tutti. Chi debba fare cosa non è difficile da immaginare. Capire che cosa dovranno, o potranno, fare è tutta un’altra storia. Celo, manca: buona lista a tutti.