Meloni rilancia sui migranti. E FdI marca Vannacci (anche sul gender)

La premier punge ancora il generale: "Funzionale alla sinistra. Un'alleanza? Non mi pongo il problema. Sono loro che hanno detto no, votando contro il governo". Poi rivendica i risultati su immigrazione e rimpatri. E i suoi tornano a parlare di gender, contro i diktat dell'Europa

Immagine di Meloni rilancia sui migranti. E FdI marca Vannacci (anche sul gender)
Da Evian, a margine del G7, Giorgia Meloni lo ribadisce: “Vannacci è funzionale alla sinistra”, non vota la fiducia al primo governo guidato da una persona di destra e “non è normale per chi si dice di destra”. La premier chiude al generale in coalizione? “E’ Futuro nazionale che ha detto no a un’alleanza col centrodestra. Io non mi sto ponendo il problema adesso”. Quindi, dopo aver chiarito che con Trump “il rapporto è immutato”, aggiunge: “La politica non è aritmetica. Il modo migliore per vincere le elezioni è governare. Il resto sono alchimie”. Meloni rivendica inoltre, “orgogliosa”, la legge sul femminicidio. Mentre spiega di non badare troppo ai sondaggi, a quelle proiezioni secondo cui senza i futuristi tornare a Palazzo Chigi potrebbe essere complicato. Ma Via della Scrofa le preoccupazioni per la crescita di Vanaccci non mancano, tanto più mentre il generale posta video mentre vota all’Europarlamento, provando a intestarsi il nuovo regolamento europeo sui rimpatri – “La remigrazione inizia anche da Bruxelles” – e con una Lega in piena crisi, incapace di coprire la coalizione a destra.
Un dirigente meloniano ci scherza su, ma nemmeno tanto: “I militari italiani a Hormuz? Avrei in mente un generale....”. Non sembra un caso, insomma, se Meloni ieri sia intervenuta sui suoi canali social con un video per rivendicare la svolta europea sui rimpatri. “Un provvedimento storico, frutto soprattutto del governo italiano”. E ancora: “Un grande successo”. Sono parole che si ritrovano anche nel dossier prodotto dall’Ufficio studi di FdI, per spiegare ai parlamentari melonani il nuovo regolamento Ue, e che più tardi finiranno nel flusso delle agenzie, nelle dichiarazioni dei Fratelli. Si parla di “pugno duro contro l’immigrazione clandestina”, si fa riferimento al Protocollo Albania, alla “difesa dei confini” e così via, tra sbarchi “in calo” e rimpatri. Del resto già di prima mattina, sempre dai suoi canali social, Meloni aveva dato il senso della giornata rilanciando il successo del decreto rimpatri bis – necessario per sanare il cortocircuito con il Quirinale dopo il pasticcio su avvocati e rimpatri assistiti sul precedente decreto – approvato martedì alla Camera (e votato anche dalla “sporca dozzina” di Fn).
Il meccanismo è chiaro: rispondere alle accuse della sinistra e poi, ancor di più, presidiare il campo: limitare e marcare stretto Vannacci, che va in tv a parlare di remigrazione paragonandosi a un novello Annibale e lunedì tornerà a Roma, in Senato, per aprire un altro fronte (sarà un’iniziativa sulla scuola). In serata il generale – che rilancia ancora sulle preferenze – risponde alle parole di Meloni: “Ma a chi sta parlando? Se vuole mi contatti”. Il capo dei futuristi ieri ha incassato anche il riconoscimento di Viktor Orbán: Vannacci? “Ha idee giuste” sebbene per l’ex leader ungherese “il mio eroe resta Salvini”. Da Fn aspettano di capire come andrà a finire nel Carroccio, tra statuto, cabine di regia e rilanci al nord, per accogliere nuovi deputati. Alla finestra ci sarebbe anche qualche meloniano.
Per i FdI comunque non c’è solo il tema immigrazione, il corpo a corpo con i vannacciani ieri si è allargato al gender, con il deputato Massimo Milani che ha promosso alla Camera una conferenza stampa dall’iconico titolo: “Diktat dell’eurogender: radici cristiane, libertà religiosa & educativa a rischio in Ue”. Con lui, a parlare di un “pericoloso” ritorno del ddl Zan su scala continentale, Luigi Trisolino, presidente dell’associazione “I RadicaTi”. E soprattutto il cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto emerito del dicastero per la Dottrina della fede (era stato nominato da Benedetto XVI). Di stampo fortemente conservatore, in passato è stato al centro di polemiche per aver detto che “l’omofobia è un’invenzione, uno strumento del dominio totalitario sulla mente degli altri”. Per i meloniani è stato un appuntamento utile a dare un segnale, a rinvigorire i rapporti con quel mondo cattolico più attento a certi temi. Ma anche funzionale a non lasciare troppo spazio, a rispondere, ai continui affondi del futurista Rossano Sasso, in prima fila nella battaglia antigender.