Susanna Tamaro: “Votare Vannacci? Perché no. E’ l’uomo del buonsenso"

La scrittrice e firma del Corriere: "Il generale difende gli ultimi e le famiglie dall'ideologia"

18 GIU 26
Immagine di Susanna Tamaro: “Votare Vannacci? Perché no. E’ l’uomo del buonsenso"
Quando le telefoniamo, nel pomeriggio, Susanna Tamaro chiede di richiamare: è in un monastero. La verità, forse, è che non è mai dove ti aspetti. “Hanno ucciso il buonsenso – dice – e poi si lamentano di Roberto Vannacci. Ma il punto sa qual è?”. Quale? “E’ che le persone lo votano perché hanno innato il buonsenso”. Futuro nazionale è il futuro dei saggi? “Credo che    Vannacci esprima posizioni che riguardano la realtà del paese, sì”. Chi lo vota? “Lo votano le famiglie, le persone semplici, gli ultimi che sfuggono alle affabulazioni”. E lei, Susanna, lo voterebbe? “Ammetto di non averci mai pensato. Ma certo non lo considero una feccia. Non ne faccio una caricatura. Penso, anzi, che avrà sempre più seguito. Quanto al mio voto, sa… sono quarant’anni che mi turo il naso”. La scrittrice campione d’incassi, firma del Corriere, autrice di Va’ dove ti porta il cuore e Anima mundi, dice spesso di “non avere opinioni ma soltanto idee”. Che vuol dire? “Vuol dire che non ho mai guardato un talk show in vita mia. Non credo che il buonsenso, appunto, lo dettino i programmi di Lilli Gruber”. Perciò la sua idea del fenomeno Vannacci non deriva dalla seguitissima puntata di Otto e mezzo. “No. Io credo che una persona come lui interpreti bene il sentimento di paura e fragilità dei nostri tempi. Vannacci, oggi, cerca di offrire le risposte che il governo in carica non riesce a dare perché istituzionalizzato. E poi vede, le persone normali non ne possono più dell’affabulazione sul gender”.
Confida nell’argine del generale? “Manipolare i bambini sull’argomento è un crimine”. Tamaro ripete: “Un crimine”. Poi aggiunge: “E nessuno ha il coraggio di dirlo”. Il capo di Fn lo dice. “Sì”. Cosa pensa, lei che fu fraintesa e accostata al fascismo, del fatto che gli diano del fascista? “Penso che viviamo in uno stato ipnotico. Dinanzi a noi è un pendolo che oscilla: fascismo-antifascismo. Ma l’ipnosi produce il pantanismo. Ovvero la condizione nella quale il paese stagna. Il paese è paralizzato dalla contrapposizione di opinioni. E, in casi come questo, arriva poi chi parla in modo rozzo ma chiaro”. Sì. Per quanto Vannacci, a onor del vero, non rinneghi la sua radice. “Io credo che, davanti a lui, le persone riconoscano la realtà. Nelle sue parole si ritrova chi si sveglia alle cinque del mattino, in periferia. Si ritrova la ragazza che torna a casa, la sera. Dire ‘fascista’ significa, per l’ennesima volta, in tanti anni, non voler cogliere né risolvere il problema. Dargli della feccia è un modo comodo per esautorarlo e non discutere. Invece bisognerebbe discutere del perché in tanti si sentono capiti da lui”. Cosa pensa della sua proposta politica? “Se la domanda è sull’immigrazione, posso dirle che ho aiutato in prima persona, con una fondazione, molte universitarie straniere. Ho vissuto realmente con loro. E so che l’incontro tra culture è complicatissimo. Che richiede capacità di enorme ascolto”. La domanda era sull’immigrazione e sulla remigrazione. “Penso che i processi migratori siano sempre esistiti e non si possano frenare. Tuttavia, sono convinta debbano essere regolamentati. Altrimenti l’effetto è il boomerang che danneggia, in primis, l’immigrato integrato. Chi sostiene il contrario stagna nel moralismo e nel buonismo facile. E poi: non siamo tutti uguali, siamo tutti diversi. E negli incontri tra culture la fatica viene da entrambe le parti”.
Accennava al gender. La sua paura è che logori la famiglia naturale? “Sono stata una settimana in campeggio, di recente. E ho visto le famiglie. Il nostro è un paese di famiglie. E sa cosa le dico?”. Mi dica. “Che la sinistra si occupa di cose inessenziali. Anzi, sono convinta che la sinistra sia la parte più conservatrice del paese”. Più dei futuristi? “Sì. Le famiglie sono povere. Portano sulle spalle i propri figli sino ai trent’anni. Il sistema è sbagliato se una donna, per diventare maestra d’asilo, ha bisogno della laurea quinquennale e prima dei trent’anni non entra nel mondo del lavoro. Se c’è una forza politica che della famiglia si fa carico, ben venga”. Però anche lei, donna di lettere, dice che l’uomo è di modi rozzi. “Adesso parla così. In un ruolo istituzionale, credo cambierà”.