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I guai di Salvini al Mit. Tentenna sul Viminale ma a Porta Pia s’accumulano le grane: treni, Piano Casa e grandi opere in stand-by
Il vicepremier teme la sostituzione e (per ora) si oppone al passaggio al ministero dell'Interno (cavalcato dai suoi). Ma molti dossier del suo ministero si complicano (e i ritardi estivi dei treni rischiano di diventare un tormentone). E lui intanto promette nuovi bonus con Confindustria
19 GIU 26

Vorrebbe restare a Porta Pia per non assecondare desideri di sostituzione all’interno della Lega. Ma in realtà nelle ultime ore il ministero dei Trasporti sta un po’ sfuggendo di mano a Matteo Salvini. Ieri è stata un’altra giornata nera per i ritardi sui treni (si sono accumulati oltre 90 minuti di ritardi sull’alta velocità Napoli-Roma). Le opposizioni lo vogliono in Parlamento. Le regioni (anche di destra) vogliono smantellare pezzi del decreto Commissari. E anche il Piano casa perde fondi (chiedere a Giorgetti). Il Ponte sullo Stretto? E’ l’ultimo dei suoi problemi.
Quando Meloni decise di piazzarlo in un ministero non “di primissimo piano” (non che le Infrastrutture siano bazzecole, sia chiaro), s’augurava, il vicepremier e segretario della Lega, di poter rivendicare un qualche roboante cantiere visto nascere, crescere e prosperare. Sulle Olimpiadi di Milano-Cortina ci ha messo la faccia (ma anche lì gli è stata preferita la prossimità di Luca Zaia). Adesso che invece una buona parte del Carroccio vorrebbe che finisse nel posto a lui più congeniale, ovvero il ministero dell’Interno, cerca di resistere. Ché “se vado al Viminale lo decido io, non altri”. Si aspettava, insomma, una navigazione più serena al Mit. Ma nelle ultime settimane e soprattutto negli ultimi giorni, il ministero da lui guidato è finito al centro di un vortice che potrebbe portare all’inconcludenza di molti dossier. Partiamo dai treni. Salvini si è molto irritato con i vertici di Trenitalia per i ritardi fino a cinque ore accumulati sull’alta velocità nella giornata di mercoledì. Ma anche ieri, neanche a farlo apposta, si sono registrati oltre 90 minuti di sforamento sulla linea Roma-Napoli. Nelle stesse ore Salvini ha partecipato agli Stati generali dei Trasporti e della logistica di Confindustria, dove il responsabile Trasporti Leopoldo Destro gli ha ricordato che “nel mondo entro il 2040 serviranno 106 trilioni di dollari di investimenti” per ammodernare il settore. Lui ha provato a fornire rassicurazioni, specificando che “il Mit ha messo a terra 264 miliardi di euro”. Battendo i pugni sul tavolo per il rifinanziamento di “Mare e Ferro bonus” in manovra. Ma sui ritardi (che rischiano di diventare un tormentone estivo) non ha saputo cosa dire (solo Rfi ha fatto una nota per evidenziare che “all’estero va peggio”). Le opposizioni hanno già chiesto che il vicepremier riferisca in Parlamento. Il confronto con i vertici di Trenitalia e Rfi, a ogni modo, ci sarà perché il ministro ha richiesto un’informativa dettagliata sul caos di questi giorni. Non ci sono però solo i treni a far venire più di qualche apprensione al leghista. Il Mit ha festeggiato le “oltre 63 mila richieste di ristrutturazione per residenza pubblica” previste nel Piano casa varato a fine aprile dal governo. E’ un capitolato su cui Salvini s’è speso anima e corpo (anche se per diverso tempo è stato alla stregua di un Machiavelli della serie “Boris”). Ma proprio ieri il progetto ha perso un pezzo: in commissione Ambiente e Lavori pubblici della Camera, infatti, è stato ritirato l’emendamento proposto dai relatori (tra cui la leghista Montemagni) per poter direzionare 1,2 miliardi del Pnrr a Cassa depositi e prestiti, proprio al fine di “riqualificare il patrimonio abitativo”. Su questo è arrivato il niet di Giorgetti (e della Ragioneria dello stato). Oggi il testo del dl arriva in Aula con richiesta di fiducia, ma è improbabile che produca un qualche risultato concreto entro la legislatura. E pensare che persino Forza Italia ha iniziato a fare campagna su un “vero Piano casa” (dando in pratica a quello di Salvini del “pezzotto”). Poi ci sono i problemi che il vicepremier ha dovuto affrontare sul dl Commissari, su cui c’è stata una discussione molto articolata in maggioranza, tanto da dover porre la fiducia. E che ha visto una regione come la Calabria (con il presidente Occhiuto) adire la via della Corte costituzionale per quel che riguarda la disciplina del settore balneare.
Sul Ponte sullo Stretto, poi, l’ultima inchiesta per presunta corruzione ha raffreddato gli entusiasmi degli esponenti locali di FI, che d’un tratto si sono fatti più silenti. Ieri Salvini da Confindustria ha detto di aspettarsi notizie positive “da agosto”. Ha annunciato la volontà di costruire una quarta pista a Fiumicino. Ma sempre sul fronte infrastrutture una grana non da poco sarà stilare un progetto “meno impattante” per la Gronda di Genova, un’opera che in Liguria aspettano da anni e che però adesso sta risentendo di grandi rallentamenti. Lui, insomma, continua a dirsi non interessato al Viminale e a “fare le scarpe” a Piantedosi. Ma forse è per eterogenesi dei fini che potrebbe arrivarvi. Sempre che la Lega non decida di cavalcare i gazebo del weekend a Milano, quelle primarie per costringerlo davvero, forse, a pensare di candidarsi a sindaco della sua città.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
