Il bunker di Salvini: quel piano stracciato di Durigon, un parlamentino di 15 per salvarsi. Rixi: "Meloni ci ha massacrato"

Cerca di trovare una tregua con un parlamentino di 15 leghisti, dopo aver bocciato l'accordo che aveva siglato il suo vice Durigon con Zaia-Fedriga-Giorgetti. Il malessere contro FdI, Meloni, la battaglia sulla pista dell'aeroporto di Fiumicino che non piacerebbe a Fazzolari 

19 GIU 26
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Foto LaPresse

Salvini poteva salvare Salvini. Sta scegliendo di guadagnare ancora tempo, convocare un parlamentino di 15 leghisti per lunedì. La storia vera è questa: prima accetta il piano Durigon, la Cdu/Csu, la nomina di Zaia e Fedriga vice, ma poi si pente e straccia il nuovo statuto di Calderoli. Due giorni prima del Federale del 10 giugno viene siglato l’accordo Zaia-Fedriga-Giorgetti-Durigon, ma Salvini lo cestina. Perché? Chi lo ha spinto a farlo? Il partito ce l’ha con i suoi affetti. Salvini sta dicendo che la Lega è “al dieci per cento”. E’ l’aria da bunker, da cancelleria tedesca.
Salvini inoltra ai parlamentari le sue interviste, promette “ci riprenderemo”, ma in Lega si ragiona solo del suo cambio. Dice Edoardo Rixi, il suo vice al Mit, uno che davvero gli vuol bene: “La Lega ha avuto Bossi, Maroni e Salvini. Qualcosa accadrà, ma ciò che conta è che Salvini venga rispettato. E’ la storia del partito. Qualsiasi svolta va gestita. La Lega risolverà i suoi problemi ma sarà un problema per il governo. La Lega è stata massacrata da Meloni, le è stato impedito di fare la Lega. Io non ho paura di tornare al due per cento, quello che non sopporto è vedere amici di una vita, e compagni di militanza, passare con Vannacci, votare contro di noi. Ho visto Gianangelo Bof, oggi con Vannacci, chiedere a Grimaldi di Avs di firmare il suo emendamento contro il governo. Sapete cosa ha risposto Grimaldi? Che non avrebbe firmato perché Bof non ha il patentino antifascista”. Nelle caselle delle redazioni arrivano email che annunciano manifestazioni contro Salvini, fotografie di striscioni, e si invita a tenere sotto controllo le feste della Lega, di territorio, di questo fine settimana. Si evoca sempre e solo un’immagine: le scope. Per accelerare e invertire il racconto Salvini sta srtotolando questa lista di 15 leghisti, questo parlamentino Lega che dovrebbe nelle sue intenzioni condividere le decisioni. E’ il remake della segreteria politica che Salvini aveva lanciato qualche mese fa, solo che allora non c’era Vannacci. Irene Pivetti, l’ex presidente della Camera, della Lega, che passa a Montecitorio pensa che “Vannacci non è stato gestito” e che “la Lega è come Atlante, “legata alla terra, me se le togli le radici dalla terra, la Lega si spegne. Noi eravamo gli estremisti di centro. Noi non c’entravamo nulla con la destra”. La questione non è più chi fa cosa ma la linea del partito, e non si sana con l’areopago a 15. Le tre leghiste Sardone, Cisint e Ceccardi stanno già dicendo che non vogliono avere nulla a che fare con la Lega di Zaia. Viene inoltrato il video di Zaia e la sua intervista a Buttafuoco. Si rimprovera a Zaia di non aver parlato di lotta contro l’islam alle ultime comunali di Venezia, anzi, di “essere a favore dell’islam”. E’ una Lega che lo vuole fuori; guerra di bande. In Lombardia, durante l’ultima riunione, Luca Toccalini, il segretario della Lega giovani, ha urlato a Romeo, capogruppo al Senato: “Se non aveste rotto i coglioni, Vannacci sarebbe ancora in Lega”. Qual è la linea? Il destino di Salvini passa da Durigon. E’ stato il suo vice, il suo più fedele soldato, a gestire la trattativa con Zaia e Fedriga e sempre Durigon a spiegare a Salvini che serviva Zaia: “Serve al nord la sua popolarità”. Salvini lo lascia andare avanti, salvo ripudiare l’accordo. Si è sempre scritto dell’asse dei governatori ma si è omesso che anche Durigon è per la svolta, per “la valorizzazione” di Zaia. Perché quel patto viene stracciato? Cosa convince Salvini alla marcia indietro? Per il partito è la compagna, Francesca Verdini, ad avvisare dei rischi, la compagna che a Pontida, durante il funerale di Bossi, rispose con decisione a un militante che insolentiva contro Salvini. La tenuta della Lega è un problema di governo. Dice Rixi: “Vannacci è mosso dall’odio e dal rancore contro Meloni e Crosetto. Ed è un problema costituzionale. Sento parlare di battaglioni di parà, da mandare per strada. Non mi sembra sia in linea con la Costituzione”. Le notti di Salvini riguardano Meloni. Se Salvini avrà ancora la guida della Lega, il partito punterà a togliere a Meloni temi di cui si è appropriata. Si arriva anche a Fazzolari. Salvini sta dichiarando che “l’aeroporto di Fiumicino deve passare da 230 a 300 milioni di passeggeri, va ampliata la pista”. E’ tutto pronto, ma su quella pista, la quarta, e sono le voci di dentro del Mit, ci sarebbero perplessità di Fazzolari che risiede a Maccarese. Lo hanno dimenticato in tanti ma il marchio Lega è di Salvini. E’ Salvini che gestisce il simbolo, è Salvini che fa le liste. Questo parlamentino che pensa possa allungare la sua notte, Salvini lo chiama “cabina di regia”, ma anche il nome porta male. Fa tornare in mente le mascherine, il Covid, Draghi. Anche allora per risolvere la pandemia non servì la cabina ma Figliuolo. Un altro generale...