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Meloni “allibita” allo scontro con Trump: fine di una illusione. La solidarietà di Mattarella
"Mi ha fatto pena": il presidente americano la attacca per la foto a Evian. La premier, sorpresa, reagisce: "“Io e l’Italia non imploriamo mai”. Le incognite sul rapporto con gli Stati Uniti e l’alternativa europea

Giorgia Meloni è “francamente allibita”. Nessuno a Palazzo Chigi se lo aspettava, non in questi termini almeno. Donald Trump torna ad attaccare la premier, lo fa con toni duri, da bullo: “Mi ha implorato di fare una foto con lei. Mi ha fatto pena”. Parla del G7 di Evian. Per Meloni sono “dichiarazioni totalmente inventate”. Il disgelo era solo un’illusione, durata un paio di giorni. Il ponte era crollato da tempo, ma adesso la frattura con l’ex amico della Casa Bianca è totale. Forse impossibile da sanare. Dalle parti della premier qualcuno dice anche che forse è meglio così. Il capo dello stato Sergio Mattarella telefona a Meloni per esprimerle solidarietà. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani annulla il viaggio a Miami in programma lunedì. Il rapporto con Washington resta imprescindibile ma da oggi le incognite sono molte di più.
Meloni è a Bruxelles, al Consiglio europeo. Si parla di Bilancio Ue, di Coesione. Poi di immigrazione: la premier vorrebbe rilanciare, rivendicando i risultati, “le soluzioni innovative” a cui vari paesi, anche a guida socialista sono interessati. Ma non ha fatto i conti con l’imprevedibilità, con la follia, di Trump che concede un’intervista a La7. E’ un attacco duro e scomposto: “Voleva così tanto una foto con me. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena!”. Meloni poco dopo reagisce. Non usa canali istituzionali, non è un caso. Lo fa con video sui social, da cui traspare la sorpresa e l’irritazione: “Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati. Non è la prima volta che accade”. La premier va al contrattacco: “Dispiace non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’occidente”. E ancora: “Io e l’Italia non imploriamo mai”.
E’ una botta inattesa quella che arriva dal leader Maga: Palazzo Chigi aveva lavorato al riavvicinamento, all’incontro di Evian, tanto che nei giorni precedenti al G7 fonti di governo lasciavano filtrare che “quelle di Trump erano dichiarazioni alle quali non si poteva non rispondere, ma ha capito le ragioni di Meloni”, sulla difesa del Papa e sui soldati italiani in Afghanistan. Anche le dichiarazioni dopo il vertice internazionale sembravano andare in questa direzione. E invece tutto si è rotto, un’altra volta.
E’ il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, il primo a prendere le difese di Meloni, scavalcando anche la Farnesina. Parla dei “deliri” e degli “insulti” di Trump, che sta rovinando i rapporti tra Europa e Stati Uniti. Parte la batteria della destra a difesa di Meloni. Poco dopo è Tajani (“Trump ha offeso l’Italia") ad annullare il suo viaggio a Miami, insieme all’incontro con Marco Rubio. Anche il Business forum Italia-Usa con gli imprenditori sarà annullato. Nel frattempo Sergio Mattarella telefona alla presidente del Consiglio (più tardi accoglierà al Quirinale il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi). Arrivano le reazioni dei ministri, da Carlo Nordio a Paolo Zangrillo. Matteo Salvini dice che “chi attacca Meloni, attacca tutti noi”, ma il leader della Lega si dimentica di citare il presidente americano. Guido Crosetto, che lunedì scorso era a Washington per vedere Pete Hegseth, definisce quella di Trump “una caduta di stile,, che non fa bene a nessuno”. Mentre Tommaso Foti è convinto che in questo modo “si mettono a rischio i rapporti tra Stati Uniti ed Europa”. L’unità dell’occidente resta in ogni caso al centro dell’agenda meloniana. Dalla Farnesina intanto predicano cautela perché i rapporti con gli Stati Uniti erano e rimangono imprescindibili, dal punto di vista economico ma anche per la sicurezza. Non se ne può fare a meno, ma adesso certamente bisognerà rimettersi a lavoro in cerca di un nuovo, ennesimo, equilibrio. Fragile forse, ma necessario.
Dall’opposizione c’è chi solidarizza con la premier. Ma non tutti la pensasano allo stesso modo. Il leader del M5s affonda il colpo: “Meloni prende schiaffi da Trump dopo aver concesso di tutto e di più”. Mentre da Avs Angelo Bonelli invita la premier ad andare a casa. “Gli attacchi a Meloni sono inaccettabili, ma la destra apra gli occhi. Continueremo a difendere le istituzioni italiane”, è la versione della segretaria Pd Elly Schlein, che aspetta il tardo pomeriggio per dire la sua. Scavalcata anche dal premier spagnolo Pedro Sánchez, che invece già nel primo pomeriggio aveva dato la solidarietà alla presidente del Consiglio. Lo stesso ha fatto Emmanuel Macron, che Meloni vedrà ad Antibes il 25 giugno, per il primo vertice interministeriale tra Italia e Francia. Anche da qui, da un più stretto rapporto con i partner europei, potrebbero passare le prossime mosse del governo italiano – già sul dossier Libano, sul dopo Unifil, ci sono state sponde tra Palazzo Chigi e l’Eliseo. Chi segue i dossier di politica estera per Fratelli d’Italia ribadisce che “tentare un riavvicinamento a Trump era necessario, perché l’America è fondamentale. Dopo questa batosta è più complicato. Ma se adesso ci sarà da rafforzare la cooperazione con le altre capitali europee lo faremo. Lo stiamo facendo già da tempo”. E forse con un Trump così, dopo il crollo definitivo del ponte a lungo cercato da Meloni, sarà impossibile non seguire questa strada: perché in serata il presidente americano decide di rincarare la dose, parlando a Nbc: “Meloni? Era una mia grande fan, ma non la voglio come fan perché non era presente insieme al gruppo della Nato quando si è discusso dello Stretto di Hormuz”.
