Orlando dice sì a Renzi: “Serve un protagonismo di altre forze politiche”. Schlein vede Vdl

Schlein non mette veti, ma nel M5s ci sono perplessità sull'ex premier. L'ex ministro del Lavoro chiede un'alleanza larga. E il dem Alfieri aggiunge: "Indubbiamente serve un pezzo in più. Calenda? Molti dei suoi non vogliono portare acqua a Meloni e Vannacci". 
Immagine di Orlando dice sì a Renzi: “Serve un protagonismo di altre forze politiche”. Schlein vede Vdl
Una foto può forse essere l’inizio, ma di certo non basta. “Serve il protagonismo di altre forze politiche”, dice Andrea Orlando. Aggiunge Alessandro Alfieri: “Siamo tutti consapevoli e convintissimi: abbiamo bisogno di allargarci. Indubbiamente serve un pezzo in più”. Parlano di Matteo Renzi, e non solo, esortano la segretaria del Pd Elly Schlein – che ieri era a Bruxelles dove ha incontrato Ursula von der Leyen. E mandano un segnale al Movimento 5 stelle: in via di Campo Marzio la presenza di Renzi in coalizione continua a essere indigesta a molti, da Alessandra Maiorino a Chiara Appendino, che non si fida affatto del leader di Iv, facendosi portavoce di un malcontento diffuso. Così nei capannelli M5s alla Camera si chiedono: “Ma quanto ci porta Renzi? Ha il due per cento, considerando pure il margine d’errore nei sondaggi... E gli dovremmo dare almeno 5-6 seggi?”.
Va così, in attesa che il centro del campo largo prenda forma. Ci sarebbe anche Riccardo Magi, Più Europa. Schlein continua a essere testardamente unitaria, ricordando che con Renzi l’alleanza è già realtà in tanti territori. Ma la strada è ancora lunga e alla fine, considerando le forze in campo, anche un apporto minimo potrebbe essere decisivo, come sa bene proprio Orlando che in Liguria, senza l’esclusione di Italia viva (dopo il niet pentastellato), avrebbe potuto forse vincere le regionali. E al Foglio spiega: “La foto dell’altro giorno sposta la discussione: si è passati dalla ricerca del leader a un lavoro sui contenuti e sulla proposta politica”. Per l’ex ministro del Lavoro “si tratta di un percorso che deve avere contenuti riconoscibili, sostenibili, che parlino ai lavoratori e a chi produce, a chi è stato abbandonato dal governo delle destre, agli amministratori traditi sulle politiche per la sicurezza sociale e urbana, alle vittime delle diseguaglianze sociali, a chi non riesce ad accedere al sistema sanitario”. La questione leader potrebbe però presentarsi presto, soprattutto se la maggioranza dovesse portare a casa la nuova legge elettorale (ieri in commissione c’è stato uno scontro tra maggioranza e opposizione sul contingentamento dei tempi). Tanto che sottotraccia si ragiona comunque sulle primarie – che Conte vorrebbe fossero quanto più aperte possibile, il Pd pone altri paletti –, sul doppio turno e sul voto online. Ma prima di arrivare ai gazebo ci sono gli appuntamenti dell’8 e del 15 luglio (al nord e al sud), annunciati da Avs, M5s e Pd. L’invito di Orlando, che guarda al centro e ancora oltre, è che si tratti di “un percorso in cui, come insisto da tempo, trovi spazio il protagonismo di altre forze politiche, sociali, dell’associazionismo e del terzo settore, che si riconoscono nei valori costituzionali”. Insomma un’alleanza che tenga insieme le spinte dal basso, gli sforzi comuni in Parlamento e le nuove formazioni moderate che si collocano a sinistra. Da Ruffini a Onorato, che guida il nuovo partito dei sindaci a cui in realtà anche chi è vicino alla segretaria guarda con un certo scetticismo, considerandola un’invenzione di Bettini, elettoralmente poco competitiva.
Ieri Schlein ha spiegato ancora che “Renzi era stato avvisato del pranzo” e soprattutto “che non ci sono veti”. Dunque “l’alleanza progressista è già più larga” e “il programma lo faremo insieme a partire da settembre”. Questioni che saranno dibattute martedì nella Direzione Pd al Nazareno, la prima dopo gli addii di Marianna Madia e Pina Picierno. La segretaria era a Bruxelles in vista del Consiglio europeo, ha incontrato i socialisti, Pedro Sánchez e Antonio Costa. E poi anche la presidente della Commissione von der Leyen. “I nostri voti non sono scontati”, ha detto subito dopo parlando a Tagadà. Il riferimento era al “vergognoso” regolamento Ue sui rimpatri, appena approvato, ma il senso del messaggio è più ampio. I dem chiedono che il debito comune non riguardi solo l’Ucraina ma anche – dice Schlein – “industria europea, politiche sociali ed energia”. Oggi la leader dem sarà invece a Bologna (dove Orlando e Bonaccini incontreranno il mondo dell’agroindustria), ospite di una iniziativa Fiom alla quale sono invitati anche Conte e Fratoianni. Questa volta sarà più facile spiegare l’assenza di Renzi. “Ma quella di martedì era la fotografia del lavoro comune tra legge di Bilancio, medio oriente e salario minimo”, allontana le polemiche il senatore Alfieri. I dubbi del M5s? “Ognuno parla al suo elettorato. Ma indubbiamente – prosegue – serve allargare, anche oltre Renzi”. Chissà che Calenda non ci ripensi. “Non sono nella sua testa. Ma molti dei suoi – conclude – non vogliono portare acqua a Meloni e Vannacci. E il leader di Azione dovrà renderne conto a chi l’ha votato”.