Classi divise e “frustrazione”: la scuola di Vannacci. Da Marx ai Maga

Contro il gender e l'indottrinamento politico, i futuristi citano Gramsci e i pensatori comunisti. Sasso attacca: "Valditara schiavo del centrodestra". Il generale intanto si guarda intorno, incassa l'endorsement di Stroppa e dice: "Con i Maga ho rapporti da tempo". Domani va a cena con Alemanno
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Si parte da Karl Marx e Antonio Gramsci per arrivare alle “classi divise”, a un sistema che dovrebbe “abituare gli studenti alla frustrazione”. E poi, chiaramente, “niente gender” e politicamente corretto. E’ la scuola secondo Roberto Vannacci, che intanto riceve mezzi endorsement da Andrea Stroppa – l’uomo di Elon Musk in Italia – e al Foglio spiega: “Ho da tempo contatti con il mondo Maga”.
Ieri il generale è tornato a Roma per piantare un’altra bandierina, per presentare in un convegno, con il deputato futurista Rossano Sasso, la sua idea di scuola. Perché quella di oggi “non può essere il laboratorio ideologico del Pd”, dice il leader di Fn alla sua platea, che applaude mentre si spiega che per rimettere in sesto il sistema, per assunzioni e stabilizzazioni “basterebbe uno dei 13 miliardi che abbiamo dato a Zelensky”. Di idee nuove e di grandi progetti di riforma in realtà non se ne sentono molti. Sasso propone integrazioni salariali su base geografica ma anche di controllare i libri di storia. Il leader di Fn vuole una scuola “dura e selettiva”, che alleni alla “frustrazione”, appunto. Dove si impari l’Inno d’Italia e con classi divise in base al merito: “Una tecnica usata in Francia, in Germania”, dice Vannacci scatenando le proteste delle opposizioni: c’è chi parla di “tempi bui”, chi di “apartheid pedagogico”. Ma il leitmotiv è sostanzialmente uno: combattere l’egemonia della sinistra, l’indottrinamento progressista. “Un tema a cui – dirà Sasso – il ministro Valditara è sensibile, ma schiavo di questo centrodestra”. Si scopre inoltre che i grandi pensatori comunisti sono croce e delizia dei futuristi. Vannacci si affida così a Marx per ricordare, parlando di agricoltura, che “gli immigrati costruiscono l’esercito industriale di riserva del padrone, togliendo i diritti ai lavoratori” (italiani, va da sé). Dunque remigrino, tornino a casa loro. “Sbloccheremmo questa assurda situazione” e gli italiani tornerebbero subito a lavorare nei campi. Sasso, che da studente aveva fatto una tesina sulla scissione di Livorno, va ancora oltre: “Ho amato e studiato Marx. E per questo sono a favore della proprietà privata”. Quindi cita Gramsci per dire che “le università sono in mano ai baroni rossi, che formano il capitale umano, gli insegnanti”. E’ l’esercito del politicamente corretto, del gender, che va neutralizzato, come grossomodo sostengono gli altri relatori: Emanuela Serri, dirigente sindacale Confil scuola, e la docente Alba Sannino. Ma prenderà la parola anche uno studente di Cesena, per raccontare un caso di “indottrinamento politico” di cui si era occupato anche Matteo Salvini. Ma che ora è Vannacci a intercettare, mentre Fn vota no, un’altra volta, alla fiducia al governo Meloni. I meloniani invitano il generale a “decidere da che parte stare” e nel frattempo scrutano i sondaggi e le proiezioni. Si aprono nuovi scenari.
Lo scontro Meloni-Trump, una frattura difficilmente sanabile, potrebbe offrire nuovo spazio ai vannacciani. Se le premier non è più una sponda oltreoceano per il mondo Maga, il generale al contrario può diventarlo, sempre che non lo sia già. Vannacci del resto ha criticato Trump per gli attacchi a Meloni ma ha spiegato anche che ne condivide l’analisi sul fallimento dell’Europa. Più o meno nelle stesse ore Stroppa scriveva su X che nel 2027 una parte del voto di destra, dei delusi, “finirà a Vannacci”. Il leader di Fn ringrazia, incassa: “Non lo conosco, ma mi fa piacere se ha fatto un endorsement. Io mi propongo come ponte per gli interessi dell’Italia, con chiunque”. Forse un segnale, o qualcosa in più per il generale che rivela: “Ho da tempo rapporti con i Maga, conosco diverse persone. Quel mondo è sempre stato vicino, sin dai tempi dei Patrioti. Ho partecipato a conferenze in Ungheria con i loro esponenti”. Al puzzle di Vannacci, che conferma l’intenzione di presentare il suo candidato a Milano e Roma (ma Antonio Rinaldi assicura: “Non sarò io”) domani si aggiungerà un altro tassello. Gianni Alemanno esce dal carcere, il generale tornerà da Bruxelles per accoglierlo: in programma una cena futurista, con i deputati e l’ex leader di Alleanza nazionale.