Maraio, il (finora) più sconosciuto tra i leader del campo largo

Studi da avvocato, poi giovanissimo esponente del Psi, poi candidato al Parlamento italiano ed europeo. L'enfant prodige del socialismo-socialismo si trova oggi al crocevia di tutti i centri del centrosinistra possibili

23 GIU 26
Immagine di Maraio, il (finora) più sconosciuto tra i leader del campo largo

Foto Ansa

Lo si sentiva nominare: Enzo Maraio, Enzo Maraio, Enzo Maraio. Lo si sentiva rinominare: Enzo Maraio. E però adesso il suo nome – Enzo Maraio, leader del Psi – spunta ogni giorno puntuale dalle cronache, anche se non più dai confini remoti del cosiddetto centro del centrosinistra, bensì dalla prima fila del medesimo, e cioè dalla lista di coloro che si preparano a riunirsi sotto il cappello unico della futuribile quarta gamba (con Matteo Renzi al momento escluso e su gamba propria). E dunque ogni volta è un piccolo sussulto e un segreto impulso ad affidarsi alla nota citazione manzoniana: Maraio, chi era costui? Ed è ovviamente colpevole ignoranza di chi ode il nome e non sa dare subito una storia all’uomo che c’è dietro, fatto sta che ogni volta che nell’elenco suddetto dei nomi compare Maraio accanto a quello di Alessandro Onorato, leader del neonato Progetto Civico Italia, di Riccardo Magi, leader di Più Europa, e di Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate e animatore dei comitati Più Uno, l’istinto è quello di correre su internet e mettere mano al telefono per colmare il deficit di conoscenza: chi è colui che, già con Ruffini, narrano in Campania, ha organizzato comuni eventi prima delle Regionali dell’autunno scorso, e che il 12 giugno è comparso tra le personalità che (ricambiate) applaudivano Onorato durante la convention per il lancio di Progetto Civico?
Ed ecco che – risalendo lungo la biografia politica del quarantaseienne segretario del Psi, nato nella Salerno di Vincenzo De Luca e del suo predecessore, il sindaco socialista Enzo Giordano, dimessosi sull’onda di Tangentopoli nell’anno del Terrore 1993 e poi scagionato — si scopre che Maraio non è certo un nuovo venuto. Anzi. E’ una sorta di enfant prodige del socialismo-socialismo, ma nella terra dove da trent’anni governa, in diversi ruoli, il post-comunista De Luca, di cui Maraio è stato assessore al Turismo nel 2006, nella sua città, per poi tornare a esserlo ma nell’attuale regione Campania guidata dal post Cinque Stelle Roberto Fico, la cui elezione è stata preparata dall’opera di tessitura del pioniere del campo largo e sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, altra presenza assidua alle convention civiche di Onorato. Ed è lungo questo crinale che Maraio, studi da avvocato, poi giovanissimo esponente del Psi, poi candidato al Parlamento italiano ed europeo (per quest’ultimo, nel 2024, nella lista degli Stati Uniti d’Europa, cioè sotto le stesse insegne di Matteo Renzi ed Emma Bonino), si trova oggi al crocevia di tutti i centri del centrosinistra possibili, ché il suo Psi, con l’Italia Viva di Renzi, nel 2019, ha formato addirittura un unico gruppo al Senato.
E oggi Maraio, nelle vesti del (finora) più sconosciuto tra i leader del campo largo, si prepara a farsi conoscere. Per ora senza Renzi, ma con l’idea, ha detto un giorno, di provare a costruire “una coalizione più ampia possibile che coinvolga tutte le forze riformiste, progressiste, ambientaliste, liberali, democratiche e laiche”, per fermare l’avanzata “delle destre sovraniste e dei movimenti populisti”.