Caos ieri, caos oggi.
Disordine ieri, disordine oggi. Populismo ieri, populismo oggi. A prima vista, se volessimo inforcare le lenti distorte della banalità, potremmo dire che dieci anni dopo la Brexit in Europa è cambiato poco o nulla. Dieci anni fa, l’Europa è stata ferita per via referendaria, oggi l’Europa è aggredita per via politica, da Trump, e per via militare, da Putin, e se volessimo essere superficiali potremmo dire che il colpo inferto all’Unione europea, dieci anni fa, è stato come il classico tocchettino alle tessere di un domino. In verità, se si sceglie di inforcare le lenti meno distorte della realtà, ci si accorgerà facilmente che l’unico punto di contatto tra l’Europa di ieri, quella che si risvegliò senza il Regno Unito, e quella di oggi, quella che si sveglia ogni giorno come la famosa gazzella che sa che ogni mattina dovrà correre più veloce del leone per non essere uccisa, è la capacità senza eguali da parte dell’Unione europea di trasformare ogni crisi, ogni aggressione, in un’opportunità di crescita.
Dieci anni fa, i sostenitori della Brexit promisero ai cittadini inglesi una stagione di stabilità, di opportunità, di crescita, di pace, di immigrazione ridotta. Dieci anni dopo, i cittadini inglesi sono costretti a vivere in uno scenario senza stabilità, con meno opportunità di dieci anni fa, una crescita inferiore rispetto a quella della media europea e un’immigrazione che non si è fermata, per quanto riguarda i flussi irregolari, e che è diventata invece insufficiente, per quanto riguarda le esigenze della manodopera. Dieci anni dopo, l’Europa ha compiuto passi in avanti interessanti, anche se non sufficienti, sul tema dell’integrazione, della solidarietà, della condivisione del debito, della difesa delle libertà e anche delle democrazie aggredite e la grande differenza rispetto alla stagione della Brexit in fondo è questa.