Politica
il racconto •
Conte a Napoli, elogio dell’amicizia per la scelta del leader
Il leader M5s presenta il suo libro al circolo dei Canottieri accanto all'amico Bettini (che invita ad allargare rispetto alla foto all'osteria). Nessuno, però, cita Schlein. E Maraio tira frecciatine a Renzi

Nessun tour nelle librerie. Per la tappa napoletana di presentazione del libro di Giuseppe Conte, il leader 5 Stelle sceglie il circolo dei Canottieri. 112 anni di storia. Cravatte e giacche blu – tante – a sfidare il caldo. Donne con svariati ventagli. Modera Concita Sannino. E’ la presentazione di un saggio politico, ma sembra una seduta psicologica all’insegna dei buoni sentimenti. La parola più citata non è campo progressista ma ‘amicizia’.
Parte Goffredo Bettini, seduto accanto a Conte. Sull’amicizia aveva anche scritto un libro (“Attraversamenti. Storie e incontri di un comunista e democratico italiano). I due non hanno mai spesso di telefonarsi nemmeno nei momenti di maggior tensione tra 5 Stelle e Pd, epoca Draghi. Sono amici acclarati. Loda in toto l’operato dell’ex premier. A tratti è un sermone, con l’indice alzato: “Attenzione all’ossessione della leadership. Sceglieremo il leader in un secondo momento. Come ha detto Conte una volta, lo faremo in amicizia”.
A differenza dei tre politici in carica, non ha la cravatta ma un maglioncino blu. Di amicizia, con diverse tonalità, ce n’è eccome al tavolo. Gaetano Manfredi, che di Conte è stato ministro, ricorda: “Io e Giuseppe ci conoscevamo da prima dell’esperienza di governo”. Il suo secondo nome è ormai “federatore”. Ricorda che comunque è il presidente della Repubblica che affida l’incarico di formare il governo; invita a non inseguire la destra “nella corsa al leaderismo”.
Roberto Fico, che ha visto nascere il Movimento 5 Stelle ben prima dell’arrivo dell’ex premier, pensa al modello Napoli/Campania – extralarge - anche a livello nazionale. E a proposito di amicizia aggiunge: “Il dialogo istituzionale non è questione di antipatia o simpatia…certo, poi ancora meglio se si va d’accordo”.
Roberto Fico, che ha visto nascere il Movimento 5 Stelle ben prima dell’arrivo dell’ex premier, pensa al modello Napoli/Campania – extralarge - anche a livello nazionale. E a proposito di amicizia aggiunge: “Il dialogo istituzionale non è questione di antipatia o simpatia…certo, poi ancora meglio se si va d’accordo”.
Qui nessuno cita Elly Schlein. Ci vorrebbe un amico, direbbe Venditti. A quanti metri quadrati è arrivata oggi l’ampiezza del campo largo? Bettini invita ad allargare: “La foto a quattro è un inizio ma non basta”. Ma al tavolo dell’hostaria Costanza, inviterebbe Ruffini (“un uomo di spessore”) e Onorato. Manfredi aggiungerebbe anche Enzo Maraio, seduto in prima fila nel doppio ruolo di assessore regionale e leader del Psi. Ma non risparmia frecciate ai renziani: “La mia sinistra non è quella di Blair o di Renzi, che comunque ha guidato un partito di sinistra”. E il richiamo: “Non va bene, se si vuole fare tutto da soli come ho sentito oggi dalle dichiarazioni di Casa Riformista”.
Giuseppe Conte parla per ultimo, alle 19.54, mentre a Roma sta per iniziare il ricevimento a Villa Taverna (senza i leader dei partiti più grandi del centrosinistra). Parla con alle spalle una bacheca piena zeppa di trofei sportivi. Fuori ci sono le barche ormeggiate e i disoccupati che hanno appena finito di protestare. Sit-in itinerante: erano già stati davanti alla sede napoletana di Forza Italia e del Pd. Fico e Manfredi hanno incontrato una loro delegazione.
L’ex premier ha appena incassato la fiducia di tutti i relatori sulla gestione del Covid. Ha un quadernino di appunti. Finisce di parlare e scatta la corsa degli “amici” al suo tavolo: i parlamentari del movimento 5 Stelle (tra cui Cafiero De Raho, Gilda Sportiello e Sergio Costa) e i suoi lettori. C’è anche un attore di ‘Un posto al sole’.