“No al Safe e al riarmo degli stati Ue”. Parla Angelo Bonelli

Il campo largo si riunisce a Napoli e il tema delle spese militari rischia di tenere banco in fase di stesura del programma. I paletti di Avs: "Siamo per una politica estera di difesa comune, ma non va disgiunto da quello della ricostruzione di un quadro di rispetto del diritto internazionale”

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Roma. E’ il grande giorno del campo largo a Napoli, in versione ristretta (si vedranno sotto al Vesuvio la segretaria dem Elly Schlein, il leader m5s Giuseppe Conte e i vertici di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni). Intanto però, mentre il vertice Nato di Ankara è in corso, nel centrosinistra si discute di difesa europea. E non ci si trova tutti d’accordo (anzi). Se, infatti, il deputato ed ex ministro dem Piero Fassino, parlando con questo giornale, dice un “sì” convinto al Safe, lo strumento finanziario della Ue che fornisce fino a 150 miliardi di euro in prestiti agevolati per gli investimenti nel settore della difesa, Angelo Bonelli, co-fondatore di Avs dal lato Europa verde, pronuncia un convintissimo “no”: “Quello che vediamo è una sorta di riarmo degli stati membri”, dice premettendo che Avs “è assolutamente favorevole a un processo che porti a una politica estera e di difesa comune Ue, questione irrisolta e urgente. Ma il riarmo paese per paese porta a un evidente squilibrio. Per questo diciamo no al Safe. E anche se la destra è sempre solerte nel dire che Avs, Pd ed M5s sono divisi sulla politica estera e di difesa, su questo punto qualificante siamo unitissimi”. Anzi, dice Bonelli, “è la destra – che governa e ha una responsabilità diversa dalla nostra in materia – a essere divisa su questi temi, basti vedere le posizioni di Lega e FdI”. Il niet di Avs al Safe riguarda in generale le spese per armamenti. “Tanto siamo di fronte a un vero e proprio riarmo degli stati membri che la Germania – cosa inquietante – ha approvato una riforma costituzionale storica, con conseguente piano da 500 miliardi di euro per i prossimi anni. Dovremmo allora analizzare i piani di investimento attuali oltre al Safe: l’Italia sta sui 34 miliardi di euro all’anno di spese militari, ma è impegnata con oltre 13 miliardi di investimenti in armamenti e programmi già approvati per più di 130 miliardi per i prossimi 15 anni. E questo a prescindere dal famoso 5 per cento del Pil in spesa militare. Il nostro paese si sta già riarmando, e questa non è certo la strada verso la difesa comune Ue”. Da dove partire, allora? “Dal chiedersi: che cosa serve oggi all’Europa per sentirsi sicura, visto che spende quasi 400 miliardi di euro all’anno in armamenti, molto più di quello che spende la Russia?”. Programma futuribile del campo largo: Avs mette dei paletti? “Se dovessimo vincere le elezioni, non si dovrebbe assumere acriticamente quello che ha deciso Giorgia Meloni sul 5 per cento del Pil, peraltro senza passare per il Parlamento, e dirottare quelle risorse verso altre destinazioni. E poi: noi siamo per una politica estera di difesa comune, ma non possiamo pensare che il tema della difesa comune sia disgiunto – e questo punto sarà nel programma sicuramente – da quello della ricostruzione di un quadro di rispetto del diritto internazionale”. Bonelli mette in evidenza “l’aumento abnorme di spese militari nel mondo: fino a 2887 miliardi di dollari annui tra il 2025 e il 2026. Questo smentisce il detto ‘se vuoi la pace, prepara la guerra’: è vero il contrario, visto il contestuale aumento dei conflitti e dell’instabilità geopolitica ed economica”.