Salvini e lo scambio con Meloni: pronto a dire sì alle preferenze

La nuova posizione del leader leghista: "Votiamo l’emendamento, tanto poi ci sarà qualcuno che chiederà il voto segreto e lo impallina”. Ma se passa, di fatto, finisce la legislatura

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Si beve anche le preferenze, la cicuta, per non restare all’asciutto con Meloni. Salvini ha intenzione di dire sì all’emendamento sulle preferenze che di fatto penalizza la Lega. Per dirla come la dicono i leghisti: “Ci massacra”. Lo fa perché, al solito, è convinto, come con Vannacci, di poter bluffare. Lo fa perché pensa ancora di essere più furbo di Meloni. E’ una novità. Meloni continua a insistere con gli alleati per votare l’emendamento, dare un segnale affinché gli elettori possano scegliere. A dire no, con forza, sono stati da sempre Salvini e Tajani ma adesso Salvini ha cambiato idea. Dice: “Votiamo l’emendamento, tanto poi ci sarà qualcuno che chiederà il voto segreto e lo impallina”. La Lega è terrorizzata. Nel partito si parla già di ulteriori fughe a settembre di parlamentari del sud, sempre in direzione Vannacci. La Lega è angosciata perché sa già che la delegazione si ridurrà a un manipolo di fedelissimi. Perché questo cambio di Salvini? Per due motivi: uno, vuole accontentare Meloni, che è disposta ad aiutarlo, al punto da non escludere il suo trasferimento al Viminale. Secondo, Salvini pensa che con le preferenze si possa salvare ancora come leader della Lega. Sta usando l’abaco. Zaia, Fedriga, Durigon, Molinari, Romeo, Attilio Fontana sono dirigenti che possono trascinare la Lega con le preferenze. E’ lo stesso schema che ha utilizzato con Vannacci. Da qui, il cambio. L’altra scommessa di Salvini è che al Senato ci sarà chi chiederà il voto segreto. Perché inimicarsi Meloni adesso? Il piano di Salvini è semplice: diciamo sì e poi nel segreto votiamo no. Tanto chi li vede? Se passa l’emendamento l’effetto è un altro. Si chiude di fatto la legislatura. I parlamentari, anche solo per paura, correranno a fare campagna elettorale nei territori, a tagliare nastri, e i numeri alla Camera inizieranno a ballare. La festa di Pontida è confermata per il 20 settembre. O ci arriva fischiando da ministro dell’Interno o si teme il mezze fiasco.