Politica
Endorsement da destra •
Alemanno elegge sindaco Gualtieri
Fratelli d'Italia non ha un suo candidato a Roma, ma l’ex sindaco ha già eletto il suo

Fratelli d’Italia si ridesta, forse, dal torpore. Comincia la sua campagna elettorale a Roma. Nel mentre, l’ex sindaco della Capitale increspa lo stagno.
“Vannacci? Mi ha detto che sta cercando un candidato...”, ha affermato Gianni Alemanno a Start su Sky Tg24. E poi: “Dentro Fratelli d’Italia c’è una spaccatura interna. Una spaccatura che ha impedito di esprimere il candidato naturale che può esserci oggi a Roma...”. L’unico candidato possibile, che è…? “Fabio Rampelli”. Ovviamente.
E così, mentre si scaldano i motori – dopo cinque anni di opposizione romana che gli insider usano definire, gentilmente, “consociativa” – l’ex sindaco getta un sasso. Lo fa qui, nel centro del centro della città. E da qui, da Roma, smuove il mondo della destra italiana. Di quella che era, che fu, che sarà. Da Fratelli d’Italia a Futuro nazione.
Roberto Vannacci, infatti, di cui Alemanno è consigliere, ha incaricato Mario Pomarici di sondare la città. Si cerca un candidato Fn con la consapevolezza che Alemanno, già sindaco, sarà pure un vannacciano... Ma assai poco organico. In special modo quando dice che, in caso di ballottaggio, voterebbe il gabbiano. O meglio, “Rampelli tutta la vita”.
Intanto, comunque, Fratelli d’Italia accende i motori (almeno su Instagram). Dà il via alla campagna elettorale con eco nazionale giacché tutti i pezzi grossi del partito si ritrovano, per tre giorni, al Giardino degli Aranci.
“Riscatto capitale” – così si chiama l’evento – comincia questa mattina. Parte con i dirigenti cittadini e regionali, tra cui il presidente della Regione Francesco Rocca, e prosegue con in serata col name dropping del sindaco dei sogni. Per intenderci: introduce la sessione postprandiale Marco Perissa, deputato e presidente di FdI Roma, che lascia poi la parola ad Arianna Meloni, Giovanni Donzelli, Paolo Trancassini e infine – eccolo – Fabio Rampelli. Il vicepresidente della Camera, già mentore della premier, che dai fratelli più giovani è distaccato (la famosa spaccatura).
Il “riscatto”, comunque, dura tre giorni. Al Giardino degli Aranci c’è il social media manager Tommaso Longobardi – il guru social di Giorgia. C’è l’erede di Giovanbattista Fazzolari, Francesco Filini. C’è il ministro dell’agricoltura, Francesco Lollobrigida. E ci sono poi Isabella Rauti, ex moglie di Alemanno, Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura alla Camera, nonché il neoministro del Turismo Gianmarco Mazzi. In quota fratelli-editori: il direttore del Secolo d’Italia Antonio Rapisarda e quello del Tempo Daniele Capezzone (persino di Capezzone si vociferava, mesi fa, una candidatura in Campidoglio).
Ci sono tutti – o quasi – forse per smentire lo stesso Alemanno che in televisione, all’indomani della sua ritrovata libertà, ha detto di come Meloni tenda a “evitare i luoghi e gli enti locali difficili”, di come Giorgia veda “Roma e l’amministrazione di Roma come un peso”. Di come la sua città sia per lei “una cosa molto difficile”. Se non altro, politicamente.
Chi in questi anni abbia vissuto il comune – lato maggioranza – ha spesso usato gli stessi termini: Roma non le conviene. D’altra parte, il Campo qui è larghissimo e la sconfitta è data per certa. Eccetto per chi ha vissuto il Campidoglio, forse, e dà un colpo alla capa e uno al generale. “Rampelli? E’ l’unico che può andare nelle periferie”. E’ il richiamo alla casa del padre? Forse. Più forte della capa, più forte del generale, dev’essere la sua destra. La “destra sociale”.