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Salvini sui treni fa infuriare Confindustria e inguaia Stefani (e Zaia)
I ritardi nella realizzazione dell'alta velocità in Veneto inquietano gli industriali. E il vicepremier rilancia le Zes al nord per "parare" i malumori di Stefani, Fedriga e Fontana
10 LUG 26

Questa volta non c’entrano i ritardi dei convogli in senso stretto, ma il rallentamento nella realizzazione di una linea strategica dell’alta velocità. Non sono i 200 minuti sotto al solleone nel bel mezzo della Pianura padana, quanto gli almeno dieci anni che ci vorranno a completare l’alta velocità tra Milano e Venezia a inquietare pezzi di mondo industriale del nord. Soprattutto del Veneto. Un allungamento dei tempi era stato anticipato nei giorni scorsi dall’assessore regionale veneto alle Infrastrutture Elisa De Berti. Tanto che il vicepresidente di Confindustria Veneto est, Francesco Nalini, intervenendo a un convegno sui Trasporti, non l’ha presa granché bene: completare il tratto veneto dell’alta velocità, in particolare il tratto che dovrebbe arrivare a Padova, è uno scenario “inaccettabile e inconciliabile” con la rapidità con cui cambiano i mercati e si impongono sempre nuove esigenze di competitività. Anche a un recente convegno a Roma, Salvini ospite, gli industriali erano tornati a insistere molto sul tema degli investimenti in trasporti e logistica, con un intervento del delegato nazionale (ed ex presidente d Confindustria Veneto est, Leopoldo Destro). Le mire insomma, sono tutte dirette verso il Mit guidato da Salvini e da Ferrovie dello stato, il cui amministratore delegato ad interim, Aldo Isi, ha cercato di minimizzare parlando di “contesto particolarmente difficile da rivolvere, ma ci sono le condizioni per andare avanti”.
E dire che uno dei vanti del Salvini ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture è sempre stato l’avanzamento dei cantieri, perché “tre giorni di disagi possono valere trent’anni di efficienza”. Solo che adesso queste contestazioni molto precise rischiano di abbattersi su territori che sono una delle constituency leghiste. Soprattutto perché governati da presidenti come Alberto Stefani, in cima agli indici di gradimento tra tutti gli amministratori regionali. Che proprio su questo ieri ha detto: “Credo anche che mediaticamente il partito trasversale e maggioritario del sì debba farsi sentire di più rispetto a un partito minoritario del no”. E’ un arretramento anche rispetto ai progetti lanciati quando alla guida del Veneto c’era Luca Zaia, con cui vennero messe le basi per la Tav che avrebbe dovuto attraversare il Veneto e furono attivati i primi finanziamenti al Cipess. E’ anche un po’ per queste apprensioni, che sempre fanno da sfondo al rapporto con i governatori leghisti del nord quali Stefani, Fedriga e Fontana che ieri Salvini ha tenuto una conferenza stampa alla Camera sulle Zes, parlando dell’ipotesi che così com’è applicata al Mezzogiorno “possa essere estesa alle area di confine del nord”. Mentre sempre sul dossier Ferrovie dello stato Salvini ha dato qualche elemento in più sui prossimi passaggi dell’azienda partecipata. “L’assemblea di Fs è convocata per lunedì mattina alle 10,30 e penso che lunedì mattina ci sarà non solo il nuovo amministratore delegato ma l’intera squadra”, ha annunciato. Anche su quel fronte gli industriali del nord non si aspettano altri passi falsi.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
