Dentro FI s’avanza l’asse Bergamini-Occhiuto (per dare voce a Marina B.)

Non è propriamente una corrente, quanto un modo per far contare di più le istanze riconducibili alla famiglia Berlusconi. Il ruolo del presidente della Calabria e della deputata, vicesegretari che fanno da contraltare a Tajani

11 LUG 26
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Non è propriamente una corrente, ché dall’universo forzista ci tengono a chiarire: “Non siamo come il Pd”. Quanto più che altro il rafforzamento di un asse. Quello, già di per se piuttosto solido, tra i due vicesegretari di Forza Italia Roberto Occhiuto e Deborah Bergamini. Due delle personalità di spicco degli azzurri che nelle ultime settimane hanno preso a trovarsi sempre più d’accordo su una serie di dossier che interessano la politica italiana. E che, paradossalmente, hanno portato quest’asse a essere speculare a quello degli altri vicesegretari, Stefano Benigni, vicinissimo a Tajani che lo sta utilizzando per lo più nella partita legge elettorale. E Alberto Cirio, presidente del Piemonte che funge da punto di mediazione tra i tajanei e la real casa berlusconiana (ma che da fonti interne al partito viene descritto come sempre più conciliante nei confronti del segretario).
Con le loro argomentazioni e “sensibilità”, insomma, Bergamini e Occhiuto stanno portando avanti tutte quelle rivendicazioni che non dispiacciono affatto dalle parti di Cologno monzese. Qualche esempio? La sempiterna fissa di Occhiuto per le liberalizzazioni, per l’innovazione e modernizzazione del mercato, di cui si è avuto qualche assaggio negli incontri che il presidente della Calabria ha avuto con i vertici di Uber, è argomento di discussione toccato spesse volte con Marina Berlusconi nei pranzi milanesi. Così come i confronti avuti da Occhiuto a fine giugno nel capoluogo meneghino con associazioni come Ibl e Assolombarda per parlare di “crescita” e “produttività”. Due dei termini che più spesso ricorrono nel lessico famigliare berlusconiano. Si capisce allora che nella Real casa considerino con favore questo attivismo che sembra parlare (almeno in parte) la loro stessa lingua. Per quel che riguarda Bergamini, invece, lei che è sempre stata molto apprezzata dallo stesso Silvio Berlusconi negli ultimi tempi ha preso a battere molto su alcuni tasti su cui la famiglia s’è fatta un’opinione ben precisa. A differenza della contrarierà d’ufficio verso le preferenze espressa da Tajani, – che in realtà, si sussurra nel partito, dalla possibilità per gli elettori di poter scegliere sulla scheda potrebbe trarre dei vantaggi a livello di promozione dei “suoi” – è stata Bergamini a ingaggiare una battaglia contro l’uso delle preferenze. Non a caso, insieme alla collega di partito Isabella De Monte, questa settimana ha scelto di firmare la lettera della dem Chiara Gribaudo contro lo strumento preferenze che sfavorirebbe “l’alternanza di genere”. Ma plurime sono state le sue prese di posizione contro un viatico che “non è affatto la panacea” per risolvere i problemi di rappresentanza. Anche sul fine vita, poi, Bergamini è considerata una delle più aperturiste, in linea proprio col pensiero di Marina B. E infatti a maggio disse che “il ritorno del tema del fine vita nell’agenda parlamentare è il segnale di una politica che si assume finalmente la responsabilità di affrontare questioni troppo a lungo rimaste sospese. Forza Italia ha avuto un ruolo decisivo nel riaprire il confronto tra legislatori su una materia che riguarda la dignità della persona, la sofferenza, la libertà e il rapporto tra diritti e tutela della vita”. Auspicando che si potesse arrivare a discuterne entro questa legislatura.
Non c’è quindi un tentativo carbonaro di sovvertire l’ordine interno al partito, anche perché Occhiuto e Bergamini sono molto diversi l’uno dall’altra: la seconda più riflessiva, pacata, il primo incline a sortite dettate dall’istinto e dal coraggio. Piuttosto, è la presa di coscienza che su alcune tematiche bisogna far contare di più una linea politica non sempre rappresentata dall’inner circle tajaneo, sempre più nervoso, vociferano dal mondo azzurro. A partire dal congelamento delle posizioni apicali in un momento in cui non si riesce a incidere. Per esempio nella grande partita delle nomine, dove l’immagine che viene fuori è quella di un partito in estrema confusione.