l'intervista
Rampelli (FdI): ”Vogliono rovinare Galleria Borghese per vanagloria”
Il vicepresidente della Camera contro la gara di idee per ampliare la struttura: "Mettono mano al centro storico per passare alla storia. Io prossimo sindaco? Attendo la coalizione"
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21 MAY 26

Foto ANSA
“Macchè mecenatismo, su Galleria Borghese c’è solo vanagloria”. E’ severo il giudizio che consegna al Foglio Fabio Rampelli, esponente di primo piano di FdI e vicepresidente della Camera, sull’unica vicenda che sembra mettere d’accordo il centrodestra con lo storico dell’arte Tomaso Montanari. Casus belli: una società privata, la Proger, mette sul piatto circa un milione di euro per un concorso internazionale di architettura. L’obiettivo è trovare il progetto migliore per allargare la Galleria Borghese, uno dei musei più belli del mondo, e poi regalarlo al museo e lasciare allo stato la decisione su cosa farne. L’idea è stata accolta dal comune di Roma e dal museo. Da Rampelli no: “Non sono un reazionario, adoro le trasformazioni, ma questo è un progetto scellerato. Purtroppo chiunque abbia un ruolo di qualche tipo è indotto a mettere le mani sul centro storico per passare alla storia. Se tu rifai via dei Fori imperiali o riesci a costruire un edificio a Villa Borghese, avrai una rilevanza mediatica enorme e conseguenti proventi pubblicitari. Se invece operi in periferia al massimo ci sarà un trafiletto – dice il meloniano –. Per vanagloria c’è una tendenza a entrare a gamba tesa in situazioni che già sono in perfetto equilibrio. Non tutto è trasformabile, e la Galleria va preservata”. Del resto, con i vincoli storico-paesaggistici ci si scontrò lui stesso ai tempi della laurea in Architettura. “Feci un esame di composizione proprio su Villa Borghese. Realizzai un ponte pedonale che la ricuciva con Piazza di Siena”. E poi? “Ce l’ho incorniciato in casa mia. Me lo guardo, è bellissimo. Ma non lo avrei mai realizzato, era solamente un’idea”.
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Niente Ponte Rampelli, dunque. Ma per il deputato – forte degli anni passati a fare l’architetto, tra una vasca di stile libero e l’altra – il piano tecnico è fondamentale. “In architettura non conta solo il volume che hai di fronte, ma anche il vuoto che ha intorno. Ecco perché una Galleria Borghese con a fianco un edificio sarebbe decisamente meno preziosa e bella rispetto all’attuale”, prosegue Rampelli, che riconosce comunque le ragioni di un ampliamento della galleria. C’è l’ingresso contingentato, c’è la piaga del bagarinaggio, ci sono le duecento opere che nessuno può ammirare perché chiuse nei depositi. “La direttrice della Galleria Francesca Cappelletti manifesta l’esigenza di poter esporre tutte quelle opere. Non si può tacere di fronte a questo grido di dolore”. Che fare? Rampelli propone due idee che non sfigurerebbero idealmente nella gara di Proger che lui stesso è contrario a fare. “Le opere eccedenti potrebbero essere esposte a Palazzo Rivaldi, sulla passeggiata Antonio Cederna, che guarda caso occupa la stessa superfice del palazzo che vorrebbero costruire nel mezzo della Villa e la cui ristrutturazione è già finanziata dal Mic”. Oppure? “Siccome tutti parlano delle periferie in stato di abbandono ma solo in campagna elettorale, bisogna creare una rete di musei di livello nelle parti della città che sono sguarnite di bellezza – dice Rampelli –. Ma, ripeto, purtroppo con operazioni del genere non passi alla storia”. Per Montanari – non proprio un intellettuale amico del centrodestra – una costruzione adiacente la Galleria sarebbe simile a un’isola artificiale con spiaggia nel Bacino di San Marco. “Sono d’accordo, ma queste cose già le ho dette io – risponde Rampelli –. Con questo progetto si creerebbe un precedente, e con la scusa di fare un presunto miglioramento si rischia di violare e manipolare scenari intoccabili, opere d’arte millenarie”.
Di fronte a un rischio così colossale, il ministro della Cultura Alessandro Giuli dovrebbe allora immediatamente prendere parola. Ma al momento da via del Collegio Romano tutto tace. “Il ministro farà le scelte che ritiene. Ma noi abbiamo già un mondo dal punto di vista culturale attrezzato e diffuso che vuole dire la propria: associazioni, artisti, architetti, restauratori, museologi. Immagino e spero che il Campidoglio al momento opportuno ci si confronterà”, dice Rampelli, che è convinto che l’idea di una gara avanzerà solo di qualche metro. “Gualtieri è una persona intelligente, e non so quanto sia a favore del concorso. Lo stanno tirando dentro in maniera forzata”. A proposito. “Prevedo già la domanda. Non c’è ancora nessun nome dal centrodestra per le prossime comunali. Io mi sento realizzato nel ruolo che svolgo, ma come hanno detto anche altri miei colleghi aspetteremo che la coalizione decida. E ci atterremo”. In mezzo a un concorso in bilico e una prospettiva ancora fumosa per le elezioni di Roma, c’è un'unica certezza. “Se un sindaco di destra avesse appoggiato l’idea di un edificio da costruire vicino alla Galleria Borghese, da sinistra ci avrebbero dato dei barbari, gente che mangia gli spaghetti con le mani”.