Sul libro della Boccassini, c'è da dire che l'amore è l'amore

Non c'è dubbio che il racconto del magistrato sia frutto di fantasia e di quella particolare patologia che impedisce ad alcuni di poter rinunciare al protagonismo cui vennero abituati nei decenni. Ma se mai ci fosse qualcosa di vero, bisognerebbe fare due considerazioni
8 OTT 21
Ultimo aggiornamento: 04:00
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Ilda Boccassini (LaPresse) 

Non esiste alcun dubbio che il racconto sia frutto di fantasia e di quella particolare patologia che impedisce a talune, e a taluni, di poter rinunciare al protagonismo cui vennero abituati nei decenni. Detto questo, e se mai fosse vero ciò che la signora Ilda Boccassini ha tenuto a raccontare in un libro a proposito di viaggi intercontinentali superlusso (quantunque per lavoro) con un collega che amava; oltre che della notte passata abbracciata con lui, delle canzoni di Gianna Nannini che esasperavano le passioni e dei servizi esclusivi (quantunque sempre per lavoro) di cui godevano a bordo (figuriamoci quindi una volta a terra); e se rispondesse allora al vero che quella vita da nababbi per quell’amore fino a ieri indicibile veniva resa possibile dal denaro pubblico (com’era giusto, trattandosi di lavoro e soprattutto di sicurezza), una cosa ci sentiremmo di dire, massimo due. La prima, ragionando con la nostra testa, è che l’amore è l’amore, che chi se ne sbatte se quei due se la godevano un po’, bastava che lavorassero con qualche scrupolo per la comunità, e che sarebbe carino evitare quindi di menar loro eccessivamente il torrone. Anche oggi. La seconda, ragionando invece secondo il metodo con cui la dottoressa Boccassini, quand’era magistrato, guardava il mondo, è che, di fianco alle notissime “olgettine”, sembravano operare con piacere le molto più legali “ergastoline”.