Sanguineti, il veggente

Considerazioni sparse da Edoardo Sanguineti negli anni Ottanta su Alfabeta che sono evidenti casi di preveggenza
22 GEN 21
Ultimo aggiornamento: 14:35
Immagine di Sanguineti, il veggente
Non spaventatevi, vorrei ripescare alcune considerazioni sparse da Edoardo Sanguineti negli anni Ottanta su Alfabeta – le ritrovate nella nuova edizione commentata di “Laborintus” curata da Erminio Risso per Manni – che sono evidenti casi di preveggenza. Ad esempio, Sanguineti individuava “il paradigma ultimo dell’universo informatico” nella “assoluta tendenza verso la univocità”: “Io sogno”, scriveva, “traduttori computerizzati che superino tutte le incertezze e le ambiguità di una scrittura”. Non è così oggi, a giudicare dalla progressiva indistinguibilità fra l’asettica babele del Google traduttore e il progressivo appiattimento dei libri sull’italiano neostandard, che rende a lungo andare indistinguibili le opere originali da quelle tradotte più o meno malamente?
E ancora denunciava i due linguaggi dominanti nel mercato editoriale, “il poetese” e “il narratese”, come responsabili dell’offerta al lettore di un’unica chiave di lettura (il lettore è sfaticato, talora analfabeta) per fargli godere maggior relax con un libro in mano, riducendo il mistero multiforme della letteratura a indovinello semplificato. Non è così oggi, a giudicare dal primo libro che potete andare ad aprire a caso in libreria?
Ancora, Sanguineti puntava il dito contro il peccato originale che la letteratura non può espiare, ossia l’essere “nata come una competenza in opposizione a una incompetenza, per stabilire una distanza antropologica, quella dei letterati contro gli illetterati”. Non è così oggi, a giudicare dalla smania con cui gli illetterati – che siano mattoidi autori di rudimentali manoscritti o vip che d’emblée si decidono di scrivere il libro – assediano le mura dell’editoria al solo scopo di farsi accreditare come aristocrazia culturale e scavare così un fossato fra sé e gli altri, dinanzi agli occhi di un’opinione pubblica che ha la cultura talmente a cuore da non volerla sciupare leggendo?