Ceramica versus Coronavirus
La persistenza del Covid ha infranto la nostra domesticità, così che abbiamo paura anche dell’ambiente familiare che ci circonda e chiediamo salvezza agli oggetti

Ceramica versus Coronavirus. Stavo sfogliando i quotidiani del mattino quando mi è cascato l’occhio su una pagina che pubblicizzava la ceramica di una determinata marca, rivendicando con orgoglio che “combatte il Coronavirus”. C’era poi ovviamente un asterisco che rimandava a una spiegazione in piccolo, presumo a uso di chi fosse tentato di iniettarsi del gres o della maiolica come Donald Trump l’idroclorochina; i fatti però sono questi.
Punto primo: chiediamo salvezza agli oggetti. Un anno di pandemia e ancora siamo disorientati come gli indios di fronte ai cavalli, cerchiamo di attribuire agli oggetti caratteristiche apotropaiche se non sovrannaturali che facciano loro assumere valore totemico, onde scaricare su di essi la responsabilità della nostra protezione.
Punto secondo: il terrore è entrato in casa. È passata una ventina d’anni da quando Peter Sloterdijk aveva caratterizzato il periodo che va da Ypres alle Torri Gemelle col concetto di “terrore nell’aria”, la sensazione che qualcosa di orribile potesse assalirci dalla realtà che ci circondava, fosse gas mostarda o aereo dirottato, senza che nemmeno ce ne accorgessimo. La persistenza del Coronavirus ha infranto la nostra domesticità, così che abbiamo paura anche dell’ambiente familiare che ci circonda, e cerchiamo rassicurazioni contro ciò che dovrebbe rassicurarci.
Punto terzo: il Coronavirus vende. Come qualche mese fa influencer in disarmo e mezzi vip strombazzavano la notizia di avere il Covid allo scopo sottinteso di associare il proprio nome a un marchio globale e più famoso, così adesso inizia a farsi strada l’idea che infilare il Coronavirus in una pubblicità aumenti visibilità e quindi smerciabilità di un prodotto.
Punto quarto: siamo un po’ scemi. Lo stesso quotidiano riportava, qualche pagina più in là, i dubbi su AstraZeneca di insegnanti, poliziotti e ferrotranvieri, tutti virologi della domenica (anzi, del lunedì). Alla fine si scoprirà che, contro il Coronavirus, il vaccino ci desta qualche sospetto ma ci fidiamo ciecamente delle piastrelle.