L'editoria italiana vuole scandalizzare (ma non troppo)

La proliferazione di volumi che ostentano la paroletta "ca**o" rivela un certo andazzo del mercato editoriale nostrano. In cui dominano l'emulazione e la voglia di leggere volgarità (però solo con gli asterischi)
16 MAG 23
Ultimo aggiornamento: 13:47
Immagine di L'editoria italiana vuole scandalizzare (ma non troppo)

Wikimedia Commons

Non mi aspettavo di trovare in ben due titoli, sulla classifica dei libri più venduti, quella paroletta breve che inizia per c- e finisce per -azzo. È la conseguenza inevitabile della proliferazione di volumi che ostentano la paroletta, così che ora risulti “c***o” ora risulti “ca**o” (mai una che rechi “c**zo”, chissà perché), rivelando una tendenza dell’editoria italiana, anzi un andazzo.
Primo: gli italiani comprano libri solo per le copertine, quindi sono richiamati maggiormente da quelle che si comportano come un tizio che sbrocchi all’improvviso in uno spiazzo. Secondo: i libri germinano per analogia, quindi, se uno mette la paroletta in bella vista e vende dieci copie in più, altri ne approfitteranno per emularlo sperando di essere comprati come rimpiazzo. Terzo: agli italiani piace fingere di essere liberi, quindi amano la finta libertà dell’anticonformismo caciarone, in cui la volgarità non è un mot juste scelto perché appropriato a contesto e stile, ma solo un effetto speciale per fare un po’ di schiamazzo.
Quarto: da popolo di lettori scarsi, gli italiani annegano nell’approssimazione lessicale, quindi gradiscono libri i cui titoli usano la paroletta come termine generico, jolly da giocare quando non si hanno carte buone nel mazzo. Infine, i lettori italiani sono codini, amano censure e pecette, vogliono essere scossi ma non troppo, farsi scandalizzare ma con misura, leggere volgarità ma con gli asterischi. Quindi la paroletta in copertina, alla fin fine, è una provocazione un po’ del cazzo.